L’esponente  in esilio del Movimento per l’autonomia della Cabilia (MAK) è giunto domenica 20 maggio a Gerusalemme. Una visita organizzata nel più grande segreto

 

I dirigenti cabili si stanno avvicinando a Israele ? Secondo una fonte vicina a “Jeune Afrique”, due di loro sono arrivati a Gerusalemme per un soggiorno di cinque giorni. Si tratta di Ferhat Mehenni, 61 anni, e di un suo collaboratore, la cui identità è rimasta ignota.

Per evitare di incorrere nei fulmini di Algeri, la loro visita è stata organizzata di nascosto da Jacques Kupfer, che cura le relazioni esterne del Likud – il partito di Benjamin Netanyahou – e che è prossimo alle posizioni dell’estrema destra israeliana. La ragione è che Mehenni è a capo del Movimento per l’autonomia della Cabilia (MAK), movimento schierato per un nazionalismo duro e puro che mira all’instaurazione di uno Stato sovrano.

 

Nuovi sostegni politici

 

A seguito di un mandato di arresto emanato dalle autorità algerine, Ferhat Mehenni si trova attualmente in esilio, non cessando di denunciare l’oppressione del potere algerino nei confronti della minoranza cabila, così come aveva fatto il 26 maggio 2009 all’ONU parlando al Forum permanente dei popoli indigeni.

A Parigi, l’anno seguente, proclamò un “governo provvisorio cabilo”, l’Anavad, da lui presieduto in forza del sostegno delle giovani élites della diaspora cabila in Europa e nell’America del nord.

Secondo chi gli è vicino, la visita di Mehenni in Israele ha lo scopo di recuperare nuovi appoggi politici. Ma il leader cabilo avrebbe motivi più profondi nel suo recarsi in Terra Santa, poiché appartiene alla tribu degli At Ugshalal, una delle quattro che rivendicano legami con il giudaismo.

Vicino alle posizioni dello Stato ebraico, egli si è nondimeno pronunciato l’anno scorso in favore della creazione di uno Stato palestinese.

 

Attivismo

 

L’attivismo di Ferhat Mehenni non data da ieri. Nell’aprile 1980 è uno degli artefici della “primavera berbera” di Tizi Ouzou, e in ragione di ciò viene arrestato una prima volta. Cinque anni dopo è nuovamente imprigionato per la sua appartenenza alla lega algerina dei diritti dell’uomo, venendo poi rilasciato, nel 1987, a causa della grazia concessa dal Presidente Chadli Bendjedid. Promuovendo il Movimento culturale berbero (MCB) negli anni Novanta egli riuscirà a far riconoscere la lingua tamazight.

 

 

FONTE: Al-manar

Articolo precedente

Le elezioni serbe

Articolo successivo

Cina-USA: diritti umani, Pechino controbatte con suo dossier