Il 30 Novembre 2011 il Ministro delle Finanze cileno, Felipe Larrain, mostrava come, nonostante lo scenario economico internazionale fosse estremamente complesso, l’economia cilena continuava a creare occupazione di qualità.

I dati esposti da Larrain venivano successivamente confermati dal rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE) che mostrava come il tasso di disoccupazione nel trimestre agosto-ottobre 2011 fosse al 7,2%.

Nel corso del 2011 in Cile sono stati creati 255˙000 nuovi posti di lavoro e più di 570˙000 dall’inizio dell’anno precedente (anno dell’elezione di Sebastian Pinera).

Tra i settori che senza dubbio hanno goduto di un particolare dinamismo troviamo il settore industriale, delle costruzioni e del commercio. Secondo le stime il numero dei disoccupati in Cile si aggira intorno 580.000 persone.

Subito dopo la sua nomina, il governo Pinera si poneva come obbiettivo primario, in materia di occupazione, la creazione di 200˙000 posti di lavoro all’anno per il periodo 2010-2014 per un totale di 1˙000˙000 di nuovi posti di lavoro, nonché la creazione di nuovi strumenti che aumentassero la produttività e migliorassero i meccanismi di inclusione nel mondo del lavoro.

 

I primi mesi del 2012 confermano la crescita

Nell’Aprile 2012 il governo aveva creato 633˙858 nuovi posti di lavoro. Di questi 372 erano occupati da donne (56%) e 291˙805 da uomini (44%).

Tra gli strumenti che hanno reso possibile il raggiungimento di questi risultati troviamo:

– Le fiere del lavoro: durante tutto il 2011 si sono tenute 50 fiere del lavoro in 43 città lungo tutto il Paese. A queste hanno partecipato oltre 96˙205 persone con la possibilità di fare domanda per uno dei 74˙863 posti di lavoro offerti dalle 1.223 aziende partecipanti.

– Bolsa Nacional de Empleo: La Borsa Nazionale di impiego è un’iniziativa governativa che mira all’integrazione tra l’offerta e domanda di lavoro. Questa costituisce l’ufficio di collocamento più grande del Cile ed è connessa ad una serie di sportelli locali per l’ impiego amministrati dalle Municipalità.In 13 mesi di attività ha emesso 248˙052 posti di lavoro ed il numero degli iscritti è arrivato a quota 440˙100.

Dal rapporto dell’INE sul trimestre febbraio-aprile 2012 risulta che il tasso di disoccupazione è calato di uno 0,1% in relazione al trimestre precedente e di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2011, passando dal 7% al 6,5%.

Andando a consultare il dettaglio della variazione del tasso di disoccupazione nelle singole regioni, sempre nel trimestre Febraio-Aprile 2012, quattro di queste registrano valori medi pari o al di sopra della media nazionale: Arica e Parinacota presenta un calo di uno 0,1%, ma rimane comunque al 7,6%; a Valparaiso si presenta una diminuzione del 1% (terza diminuzione più considerevole del paese) portandosi a 7,5%; Metropolitan con un calo dello 0,4% raggiunge il 6,7% e a La Araucaina il tasso di disoccupazione rimane invariato a quota 7,4%.

Possiamo riscontrare una diminuzione della disoccupazione in Coquibo con un calo netto del 2,2%, a Los Lagos in cui si riscontra un 1,8 % in meno e nella già citata Valparaiso. In aumento invece il tasso di disoccupazione ad O’Higgins (+0,7%), Maule (+0,2%) ed Aysen (+8%).

Tornando ad un analisi a livello nazionale, la relazione dell’INE contava in Cile una forza lavoro pari a 8153˙090 individui dei quali 7621˙070 risultavano occupati con un aumento nazionale della forza lavoro pari all’1% ,sempre in relazione allo stesso trimestre del 2011.

Il numero dei disoccupati è sceso da 558˙250 del 2011 a 532˙002 del 2012, un calo del 4,5% che si va ad aggiungere ad un aumento degli individui che per la prima volta iniziano a cercare lavoro.

I settori in cui si è determinato un aumento dell’occupazione sono quelli che riguardano la pubblica amministrazione, i servizi sanitari e sociali, fabbricazione ed industrie estrattive. Nello stesso periodo, andando ad analizzare nel dettaglio i numeri degli occupati per settore si nota come il commercio all’ingrosso ed al dettaglio assieme al settore riguardante agricoltura, caccia e silvicoltura siano senza ombra di dubbio quelli che hanno registrato i maggiori cali: il primo occupa 1˙493˙83 persone con un calo negli ultimi dodici mesi del 2,8% (42.350 persone); il secondo, esclusa la pesca, conta 735˙57 persone ed ha registrato un calo nello stesso periodo del 5,4% (42˙030 unità).

In questo contesto la Banca Centrale del Cile, nella relazione sulla politica monetaria rilasciata a marzo 2012 commentava ”Gli ultimi dati mostrano che i tassi di disoccupazione hanno raggiunto i minimi degli ultimi quindi anni e l’incremento annuo delle retribuzioni è vicino all’8%.”

Successivamente aggiungeva che la creazione di posti di lavoro e l’incremento dei salari hanno danneggiato le professioni in proprio con un impatto positivo sull’implemento dei consumi e la maggiore stabilità di reddito ha aumentato considerevolmente la possibilità di indebitamento.

Il primo dato da rilevare nel tentativo di descrivere il funzionamento del mercato del lavoro in Cile il numero molto elevato, pari a più di un terzo, delle famiglie cilene percepisce entrate mensili inferiori a 250˙000 pesos, secondo il rapporto OIL. Riportando la frase di una relazione proprio dell’OIL nonostante le entrate siano aumentate gradualmente negli ultimi decenni, ”l’avanzamento del mercato del lavoro cileno, in materia di uguaglianza, è nullo”[N]. Questo influisce sulla condizione lavorativa dei cileni, facendo si che la maggior parte degli individui occupati guadagni meno della media nazionale rendendo evidente come il sistema-lavoro cileno abbia inasprito le disuguaglianze e lo abbia fatto proprio in un periodo in cui la crescita economica del Paese goda di indubbia vitalità.

 

Il dibattito sull’ INE

Mentre il governo cileno celebra i risultati sopracitati dichiarando di aver già creato più del 70% dei posti di lavoro promessi durante la campagna elettorale e che il Cile oramai si avvicina ad una situazione di piena occupazione tanto che in alcuni settori è stata richiesta forza lavoro dai Paesi vicini, il dibattito pubblico nel paese si sposta sull’effettiva veridicità e attendibilità della nuova inchiesta sull’occupazione (Nueva Encuesta e Empleo o NENE): in primo luogo il cambiamento del questionario per determinare chi è occupato e chi no e l’impossibilità di paragonare i nuova dati con quelli vecchi perché derivanti da due metodi d’indagine diversi.

La nuova inchiesta venne adottata la prima volta nel trimestre gennaio-marzo 2010; già dal 2009 era stata usata in maniera non ufficiale ma parallela. Il cambiamento derivò da una precisa indicazione dell’ OCSE e dell’OIL e la decisione fu presa dal governo precedente guidato dalla presidentessa Bachelet. Questo nuovo strumento doveva permettere l’acquisizione di dati, non solo più esaustiva sul mondo del lavoro in Cile, ma anche porre una particolare enfasi sulla qualità dell’occupazione creata. Con il nuovo metodo d’inchiesta ( questionario)  se un individuo settimanalmente studia 40 ore e ne lavora 5, risulta occupato.

Adottando questo criterio di fatto sparisce la possibilità di differenziare l’occupazione dalla parziale occupazione e l’identificazione di qualsiasi tipo di sottoccupazione.

 

La questione Giovanile

In Cile, ci sono circa 3 milioni di giovani, di questi 1milione e 350 mila vivono nelle aree più povere del Paese. Nonostante gli sviluppi positivi espressi degli indicatori economici e sociali, il tasso di disoccupazione giovanile sfiora un valore tre volte più grande del tasso generale con una differenza del salario medio per il gruppo dei giovani tra i 15 ei 29 anni di quasi 100 mila pesos, secondo l’Organzaciòn Internacional del Trabajo. La precarietà del lavoro è la caratteristica che più colpisce nel rapporto dei giovani con il mercato del lavoro. Tra le motivazioni che contribuiscono alla costruzione di questa situazione troviamo, in primo luogo, il basso livello di istruzione che aumenta le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro; in secondo luogo si può notare la riluttanza delle aziende a concedere il reddito minimo ai giovani che si affacciano nel mercato del lavoro ostruendo considerevolmente i meccanismi di accesso al mercato stesso.

Nella fascia di età composta da persone tra i 30 ed i 34 anni, il 48% ha meno di 12 anni di istruzione, dato che ritroviamo leggermente più basso se si analizza il gruppo con età tra i 25 ei 29 anni (43%). Ancora secondo gli ultimi rapporti dell’ OIL il 19 % dei giovani non lavora né studia ed un 12% neanche cerca lavoro. Atra caratteristica peculiare della situazione (dis)occuazionale giovanile cilena è un mercato del lavoro estremamente precario. Sempre secondo un rapporto dell’INE il 56,5% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni percepisce il salario minimo mentre il 26,7 % riceve un salario inferiore.

A questo punto è necessario aggiungere un altro fenomeno che si sta verificando nel Paese: la sottoccupazione giovanile, ovvero quei giovani che lavorano solo parzialmente – in alcuni casi meno di 5 ore settimanali. Questo scenario ci mostra come la situazione giovanile cilena sia estremamente complessa.

Lungo tutto il 2011 ed in questi primi mesi del 2012 il Cile è stato attraversato da un grande movimento studentesco. I temi di tali mobilitazioni riguardano la situazione dell’impiego giovanile e le sue prospettive. Il mondo dell’istruzione, in Cile come in qualunque altro Paese, è legato a doppio filo con il mondo del lavoro ed i suoi meccanismi di inclusione. Molti giovani, dopo aver terminato tutto il percorso scolastico ed alcuni anche quello universitario, non trovano sbocchi ed il mercato del lavoro sembra non essere adeguato per assorbirli.

Questo porta al fatto che moltissimi giovani abbandonano gli studi con largo anticipo ed anche coloro che riescono a portarli a termine vanno ad alimentare quella già molto elevata percentuale di giovani che viene costretta ad inserirsi nell’economia informale.

Il problema dell’inserimento nell’economia informale riguarda soprattutto i giovani tra i 15 ed i 19 anni per la stragrande maggioranza poveri, disoccupati e con un curriculum scolastico estremamente breve costretti ad accontentarsi di lavorare senza contratto, con salari molto bassi e nessuna tutela.

 

L’occupazione femminile in Cile

Le differenze di genere nel mondo del lavoro in Cile è osservabile all’interno dei settori in cui le donne sono maggiormente occupate: servizi, commercio, insegnamento ( anche se in misura minore) e si concretizza nella differenza del  salario percepito per il medesimo impiego, che se svolto da una donna risulta estremamente inferiore ( anche fino al 70%).

Le donne, in Cile, sono entrate all’interno del mondo del lavoro senza abbandonare i tradizionali ruoli assegnatigli. Insieme al lavoro restano principali responsabili del mantenimento e la cura della casa e dei bambini. Tale condizione ha portato ad una maggiore accettazione di lavori precari o situazioni di parziale occupazione.

Un altro motivo di preoccupazione rispetto alla situazione occupazionale femminile è la mancanza, quasi totale, di copertura pensionistica dovuta al fatto che solo il 41% delle donne occupate ha un contratto regolare –  secondo l’ INE.

 

Conclusioni

Dall’inizio del 2012, tanto il governo quanto la stampa hanno avviato i proclami per celebrare i numeri relativi alla disoccupazione e alla sua diminuzione.

I dati vengono reperiti da due indagini, la prima portata avanti dall’Università del Cile, la seconda dall’INE. Queste indagini hanno mostrato significative diminuzioni nei tassi di disoccupazioni assieme ad una crescita sostenuta da un tasso di partecipazione delle donne in costante aumento.

La nuova indagine nazionale per l’occupazione dell’INE (NENE), della quale abbiamo già parlato, ha subito cambiamenti significativi, sia nella base di campionamento come nel questionario, al fine di armonizzare le statistiche del lavoro cileno a quelle dei Paesi appartenenti all’OCSE.

In particolare è stata cambiata la domanda del questionario relativa all’individuazione di occupazione o non occupazione. Agli individui viene chiesto se hanno lavorato almeno un ora nella settimana precedente e se questo si è verificato anche per una sola ora – con una risposta affermativa vengono classificati come occupati.

Un dato sicuramente positivo da notare riguarda il 2011 in cui ad una diminuzione del tasso di disoccupazione si accompagnava anche un calo degli individui che iniziavano a cercare lavoro. Nel primo semestre mobile 2012 i dati di diminuzione della disoccupazione sono affiancati da una continua crescita della partecipazione.

L’indagine della situazione occupazionale svolta dall’Università di Santiago del Cile giunge a conclusioni simili a quella dell’ INE.

Tuttavia questa seconda indagine permette, come di fronte ad uno specchio, di analizzare la creazione di nuova occupazione ed come suo riflesso, il livello di impiego. In questo modo è possibile valutare, almeno in termini netti, alcune caratteristiche dei posti di lavoro creati. Tra gli uomini la maggior parte dei posti di lavoro creati (al netto) è a tempo pieno mentre per le donne negli ultimi 12 mesi, circa il 50% dei posti di lavoro creati consistono in meno di 30 ore settimanali. Inoltre la porzione di donne che afferma di avere un lavoro part-time, ma desiderosa di uno a tempo pieno è rimasta pressoché invariata – intorno al 50% negli ultimi 24 mesi. E’ chiaro come il mercato del lavoro cileno, al di là delle dichiarazioni del Governo, abbia creato un’ occupazione di bassa qualità. Per verificare se effettivamente ci si trova davanti ad una situazione di piena occupazione, bisogna considerare le variazioni nei vari settori, la creazione di posti di lavoro che richiedono un alta professionalizzazione ed il livello di offerta del lavoro nel periodo corrente. Tuttavia è necessario ricordare che una situazione di piena occupazione se non supportata da un sistema di salari capace di consentire una vita dignitosa è un risultato estremamente parziale. A dimostrazione di questo, anche in uno scenario che presenta una diminuzione generale del tasso di disoccupazione ed un implemento dei salari, il presidente del CUT (Confederazione dei Lavoratori del Cile), Arturo Martine, ha più volte richiesto al governo uno sforzo per aumentare il salario minimo – che attualmente ammonta in totale a182˙000 pesos – e permettere a 6 milioni di lavoratori di guadagnare 250˙0000 pesos al mese – il 25% in più nelle zone maggiormente a rischio.

Sempre secondo i dati riportati dall’inchiesta svolta dall’Università del Cile rispetto ai diversi settori, possiamo riscontrare come le regioni dove l’edilizia ed i servizi immobiliari sono più sviluppati, abbiano tassi di occupazione più alti della media nazionale. Nel primo trimestre mobile del 2012 le regioni con tassi di disoccupazione più bassa sono state quelle in cui i relativi settori economici hanno mostrato una elevata dinamicità nella creazione di nuovi posti di lavoro (servizi, pesca, industria mineraria, governo, istituzione finanziarie) e l’agricoltura, i cui tassi di disoccupazione nei  periodi di punta stagionali, sono rimasti estremamente bassi nelle ultime rilevazioni.

Solo con questi dati, si potrebbe dire che ci sono evidenti aree in cui la piena occupazione ( almeno nei suoi periodi stagionali forti) è raggiunta nel settore agricolo, in altre dal settore minerario, della pesca e dei servizi dove il margine si sta riducendo molto velocemente. Questa tendenza alla piena occupazione sembra essere estremamente stimolante se si considera il livello dei tassi di partecipazione degli uomini (73%) e delle donne (48%).

Aggiungendo questi dati il numero delle persone che affermano di non lavorare per problemi di salute e per sopraggiunta pensione di anzianità, il tasso di partecipazione aumenta rispettivamente all’84% e al 62,5%.

E’ vero anche che circa il 30% degli individui che si dichiarano inattivi affermano di studiare o di essere incinta, il che comunque non significa che nel momento in cui questa situazione venisse meno avrebbero potuto lavorare in condizioni adeguate di salario e orario.

Esiste quindi un evidente margine di manovra per migliorare la situazione occupazionale cilena: integrazione nel mercato del lavoro degli inattivi, conversione dei contratti part-time per i richiedenti, individuazione e soppressione di tutte le situazioni di lavoro infantile e di economia informale, cosi come la creazione di migliori condizioni di lavoro in alcuni settori economici nonché ingenti investimenti (non esclusivamente attraverso fondi pubblici) nel mondo della formazione.

 

 

*Tiziano Ceccarelli laureando in Cooperazione e Sviluppo presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

 

Articolo precedente

COME FUNZIONA IL SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE

Articolo successivo

L’UNITÀ LATINOAMERICANA, NONOSTANTE LE DIFFERENZE