I recenti accadimenti in Corea Del Nord hanno riportato all’attenzione degli analisti internazionali la situazione degli armamenti nucleari nel mondo.

Il giovane Kim Jong-un, di recente succeduto al padre Kim Jong-il, ha voluto dare una prova di forza, soprattutto verbale, minacciando di usare gli arsenali nucleari a disposizione del suo esercito contro gli avversari, una strategia che mira ad innalzare la tensione nell’area e poter così consolidare il suo ruolo di capo. La sua strategia è quella di compattare la popolazione nordcoreana contro dei nemici esterni, USA e Corea del Sud in primis, per costringerli a sedersi ad un tavolo dei negoziati ed attingere, così, a preziosi aiuti economici e alimentari per il suo Paese. (1)

Tuttavia, le affermazioni di Kim Jong-un di voler attaccare bersagli sudcoreani e nordamericani con armi dotate di testate nucleari sono sembrate poco credibili agli analisti e agli addetti ai lavori. Nonostante le minacce nordcoreane siano considerate un bluff, la questione degli armamenti nucleari è tornata attuale nelle agende politiche internazionali, qual è dunque la situazione a livello mondiale? A livello mondiale, oggi l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica è la maggiore organizzazione nel campo della tecnologia nucleare e si prefigge di impedire il suo uso per fini militari. L’AIEA fu creata nel 1957 e, a oggi, conta 158 stati membri, la sua sede è a Vienna. Per le sue attività di ricerca e di controllo l’agenzia risponde direttamente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (2). Il Trattato di Non Proliferazione fu ratificato nel 1968 da USA, Gran Bretagna e URSS, entrò in vigore nel 1970 e nel 1992 aderirono anche Cina e Francia.

Oggi il TNP conta più di 190 Paesi firmatari ed è lo strumento più efficace nel contenere il numero di Stati nucleari nel mondo. Nel trattato vengono definiti Stati militari nucleari, cioè quegli Stati che avevano condotto con successo test nucleari prima del 1967, Stati Uniti, Unione Sovietica ,Gran Bretagna, Francia e Cina.  Il TNP si sviluppa attorno a tre pilastri fondamentali. Il primo è il Pilastro della Non Proliferazione Orizzontale: secondo tale principio gli Stati militarmente nucleari hanno il divieto di sviluppare o cercare di ottenere tecnologie nucleari a scopo militare. Il secondo principio, Pilastro della Non Proliferazione Verticale, prevede invece che gli Stati militarmente nucleari s’impegnino a un graduale disarmo dei loro arsenali. Infine, il pilastro della Cooperazione nel settore nucleare civile, assume che gli Stati firmatari non rinuncino invece alla ricerca, produzione e utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici. L’AIEA svolge, quindi, un ruolo chiave nell’attuazione di quest’ultimo principio, nel coordinare cioè lo sviluppo e la diffusione della tecnologia nucleare a livello mondiale e verificarne l’uso negli Stati firmatari (3).

Nel 1995, questi ultimi si accordarono sul rinnovamento del trattato a tempo indeterminato e fissarono la convocazione di conferenze di riesame con cadenza quinquennale. Queste conferenze sono precedute da commissioni preparatorie che hanno il compito specifico di fissare i punti salienti da discutere, esse si occupano anche di creare attorno ad ogni punto saliente il consenso politico necessario alla sua attuazione.

Nonostante queste vaste strutture alle sue spalle, il TNP soffre di alcune debolezze che ne limitano l’efficacia. Innanzitutto, la mancanza di un’adesione universale al trattato.  Finora tre potenze nucleari, Israele, India e Pakistan non hanno firmato il TNP, nonostante le pressioni della comunità internazionale. Ciò fa sì che queste potenze non siano vincolate giuridicamente dal divieto di commerciare e diffondere tecnologie militari nucleari. Se nel caso dell’India, e in misura limitata anche di Israele, sono stati firmati accordi in tale senso, ciò non si può affermare anche per il Pakistan, le cui gerarchie militari, come dimostra la vicenda giudiziaria del dr. A. Q. Khan del 2004, sono state già coinvolte in casi di contrabbando e commercio di tecnologie nucleari militari (4).

Le altre difficoltà per la piena attuazione del regime giuridico previsto dal TNP riguardano, invece, l’AIEA e i suoi limiti nella capacità di controllo e di sanzione nei confronti degli Stati membri. Nel corso degli anni, l’organizzazione internazionale si è dotata di determinati protocolli che le permettono ispezioni a sorpresa nei territori degli Stati membri, e non solo nei siti dove è dichiarata la presenza di materiale fissile. Tuttavia, queste ispezioni rimangono difficili da attuare senza la collaborazione delle autorità locali, come ha dimostrato il caso dell’Iran. Per quanto riguarda le sanzioni, l’organizzazione internazionale si limita a rimettere al Consiglio di Sicurezza i casi di non conformità, lasciando all’organo internazionale la decisione finale. In questo caso è lampante la questione della Corea del Nord che, dopo aver aderito al trattato e aver avuto così accesso a tecnologie nucleari civili, si è ritirata dal TNP dal 2003 ed ha svolto test nucleari nel 2006, 2009 e nel 2013. La condanna della Comunità Internazionale si è manifestata attraverso una serie di sanzioni, ma l’efficacia di misure più risolutive è stata limitata dall’azione della Cina in seno al Consiglio di Sicurezza.

Sul piano del disarmo nucleare, le due potenze con gli arsenali maggiori, USA e Russia, da decenni negoziano sistematicamente il numero di vettori e di armi nucleari in loro possesso. In particolare con il recente trattato New Start (5), siglato ad aprile 2013, le due potenze si impegnano nel mantenere non più di 800 tra missili balistici intercontinentali (con sistema di lancio terrestre o da sottomarino) ICBM e SLBM e bombardieri strategici nucleari in totale tra quelli schierati e non, di cui solo 700 potranno essere schierati contemporaneamente. È fissato invece a 1550 il numero di testate nucleari che potranno essere attive nei sistemi d’arma schierati (6).

Il caso di Stati Uniti e Russia costituisce un’eccezione rispetto agli arsenali in dotazione alle altre potenze nucleari. Subito dopo di loro, infatti, è presente la Francia, con poco meno di 300 testati nucleari. Seguono Cina, con 240 testate, e Gran Bretagna che ha 160 testate nucleari schierate (7).

Per quanto riguarda, invece, gli Stati dotati di armamenti nucleari che non hanno firmato il TNP le cifre sono più incerte. Tra essi vi è Israele, storico alleato di Washington, che si è dotato dell’arma atomica a metà degli anni Cinquanta, per avere un deterrente credibile contro i numerosi Stati arabi avversari. La questione degli armamenti nucleari è tornata attuale in tutto il Medio Oriente, dopo che l’Iran è stato accusato di voler sviluppare armamenti nucleari nonostante la sua adesione al TNP. Mantenere il monopolio dell’opzione nucleare è una prerogativa della strategia israeliana per il mantenimento del controllo sull’area mediorientale. Per questi motivi strategici, oltre che storici e culturali, lo stato ebraico ha preso in considerazione tutte le opzioni, economiche e militari, per impedire alla Repubblica Iraniana di portare a compimento il suo programma nucleare. La comunità internazionale da anni cerca di mitigare le tensioni nell’area: la conferenza di revisione del TNP del 1995 si era conclusa con la proposta di creazione di “un’area mediorientale libera da armi di distruzione di massa”, da cui l’acronimo inglese WMDFZ. Dal 1995 al 2010 sono stati fatti pochi progressi pratici sulla questione, nonostante gli sforzi dell’ONU e di altri Organismi internazionali. Il raggiungimento di un accordo che soddisfi le visioni strategiche e gli interessi nazionali di stati come Israele o le altre entità statali di confessione musulmana è improbabile, come dimostra la conferenza che avrebbe dovuto essere tenuta in Finlandia nel Dicembre 2012. Il Sottosegretario di Stato finlandese, Jaako Laajava, era stato scelto come facilitatore della conferenza a cui avrebbero dovuto partecipare 97 Stati  per discutere delle basi da cui partire per stabilire una zona libera da armi di distruzioni di massa. Inizialmente la conferenza fu posticipata al 2013, e poi ancora rimandata per la mancata adesione di Israele; dall’altro lato l’Iran aveva dato la conferma alla sua partecipazione, ma indiscrezioni affermano che l’avrebbe fatto solo perché i suoi diplomatici erano sicuri che il meeting sarebbe saltato (8).

Infine, gli altri due Stati dotati di armamenti nucleari ma non firmatari del TNP sono L’india ed il Pakistan. Gli stati Uniti hanno cercato di superare le debolezze intrinseche al TNP, firmando accordi bilaterali con i due Stati asiatici, questi accordi sono volti alla messa in sicurezza dei loro arsenali nucleari in cambio dell’accesso alle tecnologie USA, un chiaro esempio di questa politica di non proliferazione sostenuta dal governo statunitense è il Nuclear Deal con l’India, firmato nel 2008.

Secondo questo trattato, gli Stati Uniti si impegnano a fornire all’India materiali e tecnologie per la costruzione di nuovi impianti nucleari, che sarà affidata a imprese statunitensi, in cambio del permesso da parte dell’India di mettere sotto il controllo dell’AIEA quattordici dei suoi ventidue impianti nucleari. All’India sarà permesso costruire impianti in base alle proprie esigenze energetiche e comunque il governo di New Delhi garantirà un maggior controllo sui propri impianti e arsenali, impegnandosi al tempo stesso a non offrire o diffondere tecnologie sensibili a stati terzi. Questi accordi dimostrano che gli Stati Uniti riconoscono l’India come una potenza nucleare affidabile e un solido alleato di Washington nella regione. Questi accordi, infatti, si inseriscono nella più ampia collaborazione che i due governi hanno messo in atto in vari settori strategici, economico, militare, produttivo, anche come mezzo per controbilanciare la crescente influenza cinese nel continente asiatico (9).

I detrattori di questo trattato, provenienti anche dalle file del governo USA, sostengono che una simile prova di fiducia data all’India dimostri implicitamente la sfiducia di Washington verso il Pakistan, storico rivale dello Stato indiano e dotato anch’esso di un arsenale nucleare, con il quale non è stato firmato nessun accordo simile.

Il primo test nucleare è stato effettuato dal Pakistan nel 1974, in risposta al primo test simile effettuato dall’India nello stesso anno; da allora il programma di armamento nucleare si è sviluppato, e oggi l’arsenale pakistano può contare su un centinaio di testate pronte all’uso. Uno degli scienziati che più hanno contribuito allo sviluppo di queste tecnologie è il Dr. Abdul Qadeer Khan: egli ha procurato materiale e tecnologia sensibile attraverso traffici internazionali a stati come Iran, Corea del Nord e Libia. In seguito all’intercettazione di una nave cargo libica nel 2003, il Dr. A. Q. Khan confessò le sue responsabilità nell’organizzazione di una rete internazionale per il contrabbando di tecnologie nucleari provenienti dal Pakistan. Il governo pakistano, all’epoca guidato Pervez Musharraf, ufficialmente si smarcò da ogni accusa di coinvolgimento, anche se è difficile accertarne le reali implicazioni e, a oggi, non si sono ancora avute conferme del definitivo smantellamento di tale rete di contrabbando. Dopo il processo, il Dr. Khan fu condannato agli arresti domiciliari e fino al 2009 scontò la sua pena in una lussuosa villa nella periferia di Islamabad (10).

Inoltre, episodi come l’attacco da parte di milizie talebane alla base militare di Karachi nel 2011 o l’incursione di un gruppo di Navy Seals che portò all’uccisione del leader di Al Qaeda Osama Bin Laden, eseguita nello spazio aereo pakistano in segreto, rendono scettica l’intelligence statunitense riguardo la reale capacità delle forze armate pakistane di tenere al sicuro tecnologie e segreti nucleari (11).

Compresa la strategia nordcoreana di voler mantenere alta la tensione ricorrendo all’arma nucleare, per poi negoziare in una posizione migliore ulteriori aiuti economici, resta ora l’incognita Iran. Nel 2003 l’amministrazione Bush dichiarò guerra all’Iraq dichiarando che esistevano le prove che il regime di Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa. In seguito tali prove si rivelarono inesistenti. Attualmente, i membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania, il gruppo dei sei, sta negoziando con l’Iran una soluzione che permetta una maggiore trasparenza riguardo i progressi tecnologici di Teheran e maggiori libertà da parte delle autorità dell’AIEA nell’ispezionare i siti sensibili in territorio iraniano. Per ora l’approccio negoziale è preferito ad altri più interventisti, come quello israeliano; nel medio periodo ciò potrebbe portare a risultati concreti e ad un eventuale accordo con l’Iran (12).

In un recente articolo pubblicato sul “Wall Street Journal” quattro personalità di primo piano nel governo USA, ossia Kissinger, Perry, Schultz e Nunn, rilanciano la necessità di un’agenda condivisa a livello internazionale sulla non proliferazione. Oggi in un mondo multipolare la strategia della deterrenza non garantisce più la “sicurezza” che aveva durante la guerra fredda. Ancora una volta il primo passo spetta alle classi politiche dell’area euro-atlantica, dove è presente il 90 % delle testate nucleari del mondo (13).

 

 

*Andrea Rosso è laureato in Scienze Politiche – Studi Internazionali ed Europei presso l’Università degli Studi di Padova.

 

(1)http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/sicurezza-asia/la-corea-del-nord-e-la-regione

(2)http://www.iaea.org/

(3)http://www.ilcassetto.it/download/Trattato_non_proliferazione.pdf

(4)http://www.iai.it/pdf/DocIAI/IAI0925.pdf

(5)http://www.state.gov/documents/organization/207232.pdf

(6)http://www.fas.org/sgp/crs/nuke/R41219.pdf

(7)http://www.armscontrol.org/factsheets/Nuclearweaponswhohaswhat

(8)http://www.armscontrol.org/factsheets/mewmdfz

(9) http://www.cfr.org/india/us-india-nuclear-deal/p9663

(10)http://www.armscontrol.org/factsheets/pakistanprofile

(11)http://www.aljazeera.com/news/asia/2011/05/201152494846175324.html

(12)http://www.armscontrol.org/files/TAB_Lessons_For_Handling_Iran-1.pdf

(13)http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324338604578325912939001772.html

Articolo precedente

L’URUGUAY DI “PEPE” MUJICA

Articolo successivo

LE MINORANZE ETNICHE UNGHERESI