Verso la conquista dell’Africa: l’AFRICOM del Pentagono e la Guerra in Libia.

Di Mahdi Darius Nazemroaya

Fonte: www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24171

Global Research, April 7, 2011
Life Magazine (China) – 2011-04-01

L’articolo che segue è la traduzione italiana dell’intervista rilasciata da Mahdi Darius Nazemroaya a “Life Week”, un’importante rivista cinese con base a Pechino.
Nazemroaya è stato intervistato da Xu Jingjing per il servizio speciale di “Life Week” riguardante l’AFRICOM e la Libia il 1 Aprile 2011.
L’articolo del 2008 citato da Xu Jingjing è “The Mediterranean Union: Dividing the
Middle East and North Africa” di Nazemroaya.

Xu Jingjing: Secondo la sua analisi, qual è il ruolo dell’AFRICOM nell’intervento militare in Libia? E quali le sue potenzialità?

Nazemroaya: In realtà, l’AFRICOM è ancora molto legato all’EUCOM e per molti versi dipendente da esso. Sarà per mezzo di questo intervento militare in Libia e per le future operazioni militari che necessariamente seguiranno che l’AFRICOM riuscirà ad ottenere la sua indipendenza dall’EUCOM. Ma voglio essere chiaro. Questo non significa che l’AFRICOM non abbia un ruolo nel Nord Africa, perché ne ha sul territorio e credo che fu attivamente coinvolto nel supportare i combattenti ora opposti al Colonnello Gheddafi in Libia.
Il ruolo dell’AFRICOM è al momento latente o nascosto. È difatti l’EUCOM, il comando di operazioni militari americano situato in Europa , che sta attualmente dirigendo le operazioni contro i Libici.
L’azione dell’EUCOM va in questo caso a sovrapporsi a quella della NATO e tutte e due hanno lo stesso comandante militare, l’Ammiraglio James Stavridris.
Parecchi giorni fa, ascoltai l’Ammiraglio Stavridris parlare al Comitato delle Forze Armate degli Stati Uniti, in cui rese chiaro che l’operazione “Odyssey Dawn” sta per essere condotta dall’Europa e che il comando militare americano avrà sempre sotto controllo la campagna militare contro la Libia. Ha anche contraddetto il portavoce ufficiale della NATO, affermando che esiste la possibilità che le truppe della NATO sbarchino in Libia per “operazioni di stabilizzazione”.
Tornando al ruolo proprio dell’AFRICOM, ho detto che esso è al momento latente o nascosto. Ma
col procedere dei combattimenti in Libia, diventerà più chiaro, più importante e più visibile.
L’AFRICOM ha preso parte ai lavori di intelligence riguardo alla Libia. Quando all’Ammiraglio Stavridris fu chiesto, dal Comitato delle Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, del ruolo di Al-Qaida all’interno del Consiglio nazionale ad interim di transizione di Bengasi, rispose automaticamente che avrebbe potuto rispondere a questa domanda il Comandante di AFRICOM, il Generale Carter Ham. Questo ad indicare che nel fronte di intelligence e nell’eventule addestramento dei ribelli è stato l’AFRICOM ad essere responsabile e molto più coinvolto sul suolo libico.

Xu Jingjing: L’AFRICOM non possiede né truppe né un proprio quartier generale in Africa. Qual è la sua principale missione e obiezione? Come valuta la sua decisione di accrescere l’influenza statunitense in Africa?

Nazemroaya: Come ho menzionato precedentemente, l’AFRICOM è ancora legata all’EUCOM. Le sue capacità sono, per certi versi, meramente simboliche. Sarà attraverso la campagna militare conro la Libia e gli anni di instabilità che tormenteranno l’Africa dopo questa guerra che l’AFRICOM si affermerà come un separato comando di operazioni militari. Il principale obiettivo e missione dell’AFRICOM è assicurare il continente africano agli USA e ai suoi alleati, che stanno lavorando per stabilirvi un nuovo ordine coloniale. Per certi versi è questo ciò a cui si mira con l’intervento militare in Libia. La recente Conferenza di Londra sulla Libia si può comparare alla Conferenza di Berlino del 1884. La differenza è che gli USA siedono al tavolo delle trattative e, cosa ancor più importante, sta conducendo gli altri partecipanti a ripartirsi la Libia e l’Africa.

Xu Jingjing: Quanto è importante una strategia africana per gli USA? Come valuta attualmente l’influenza degli USA in Africa? E quali i principali ostacoli che gli si frappongono per allargarla?

Nazemroaya: Certamente la Cina e i suoi alleati potrebbero rispondere meglio a questa domanda. USA e alleati infatti non solo stanno formulando una nuova strategia per mantenere ed accrescere il loro controllo sull’Africa, ma stanno anche lavorando per escludere Cina e alleati. Gli USA e molte potenze europee hanno guardato alla Cina con nervosismo durante questi anni. Difatti la Cina ha fatto molte incursioni sul continente nero ed è in questo campo la maggiore rivale economica e strategica degli USA e dell’Europa occidentale.
Sarà anche la Cina che formerà la principale barriera alla strategia americana per il controllo sull’Africa. Gli africani non possono essere dimenticati, perché reciteranno un ruolo primario nella resistenza a lungo termine agli USA e all’UE. Anche mentre noi parliamo ci sono proteste nell’Africa subsahariana, di cui la maggior parte delle persone nell’emisfero settntrionale neanche conosce. In Senegal e in altre parti dell’Africa occidentale ci sono state proteste. Così come nell’Africa centrale. E mentre alle proteste del mondo arabo si guarda con attenzione e ci si discute, si ignorano le altre citate.

Xu Jingjing: Quali sono stati i cambiamenti della politica statunitense riguardante l’Africa negli ultimi 20 anni? E quali le maggiori motivazioni per questi cambiamenti?

Nazemroaya: Ci sono molti modi per esaminare la politica estera americana in Africa nelle ultime due decadi. Possiamo notare un periodo di intensa rivalità con le vecchie potenze coloniali, come la Francia, ma ciò che io penso sia importante notare è che questa politica estera è stata incrementata allo scopo di escludere la Cina. Di nuovo, le motivazioni di questa scelta sono la crescente influenza cinese in Africa.
Non si può ignorare il modo con cui la Cina parla dell’Africa. E tutto questo ha portato ad una cooperazione tra Washington, la Francia e le vecchie potenze coloniali. Stanno lavorando assieme per assicurare il controllo dell’Africa entro la loro collettiva sfera di influenza e per estromettere la Cina. In fin dei conti, è questo il motivo per cui è stato formato l’AFRICOM.

Xu Jingjing: In uno dei suoi articoli, lei menziona i piani della Francia mirati a formare una Unione Mediterranea. Nella sua analisi, perché la Francia è sempre attiva in questa regione?

Nazemroaya: Parigi è sempre stata attiva in Africa, a causa della sua vicinanza e storia coloniale nel continente. Fu infatti la Francia che controllò il più grande impero coloniale in Africa. Questo spiega anche perché la Francia, con il supporto di Belgio e Germania, è stata sempre la maggiore rivale degli USA e della Gran Bretagna in Africa. Questo sembra però essere cambiato, dato che Parigi e i suoi più vicini alleati hanno fatto coincidere i loro interessi a quelli americani e britannici. Sono contento che lei abbia ritirato fuori l’Unione Mediterranea o la “Unione del Mediterraneo” come fu chiamata più tardi. L’articolo che menziona fu pubblicato dal “North Africa Times”, che credo sia proprietà libica, molti anni fa. Quando pubblicarono l’articolo, rimossero la parte in cui citavo Zbigniew Brzezinski, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale nell’amministrazione Carter, circa i vecchi piani sull’Unione Mediterranea e cosa essa portava.

L’Unione Mediterranea è un’entità politica, economica e di sicurezza. È complementare a livello militare alla NATO’s Mediterranean Dialogue. Gli eventi che condussero alla formale dichiarazione dell’Unione Mediterranea seguono gli stessi modelli che furono usati per espandere l’UE e la NATO nell’Europa orientale.
Lo scopo dell’Unione Mediterranea è diretto a trincerare il mondo arabo e mediterraneo nell’orbita statunitense ed europea. È anche un ponte per l’Africa. Il progetto richiede integrazione economica, massiccia privatizzazione e armonizzazione politica. È un progetto coloniale e serve a controllare e sfruttare la manodopera nel Mediterraneo meridionale per l’UE. In futuro, potrà essere usato per sconvolgere il mercato di manodopera in Asia e altre regioni. Inoltre, è attraverso l’Unione Mediterranea che le leggi sull’immigrazione e sui rifugiati usate per dirigere l’influsso di persone dal nord Africa furono create. L’UE contava su questi eventi e i suoi membri lo espressero chiaramente mediante queste leggi.

Xu Jingjing: Qual è la sua analisi sulle azioni americane riguardo alle alleanze militari nei primi dieci giorni della guerra in Libia?

Nazemroaya: Queste azioni non furono certo mai intese per proteggere i civili. Le operazioni militari sono state offensive e un mezzo per indebolire la Libia come Stato indipendente. Ho menzionato prima che ho avuto occasione di ascoltare la testimonianza dell’Ammiraglio Stavridris e vorrei riferla nuovamente. All’udienza sia Stavridris che il senatore McCain involontariamente constatarono che le sanzioni e le no-fly zones non portano a nulla. Ciò ha un significato profondo. Se queste azioni non portano a nulla, perché gli USA spingono affinchè siano imposte ai Libici? La risposta è che l’operazione non è di natura umanitaria, ma un atto di aggressione inteso ad aprire la porta per un nuovo progetto di stampo coloniale in Libia e Africa.

Mahdi Darius Nazemroaya è specializzato sul Medio Oriente e sull’Asia centrale. È un ricercatore associato al Centre for Research on Globalization (CRG).

Traduzione a cura di T.H.


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