Intervista a cura di Giacomo Gabellini.

 
1 – Sotto la guida di Hugo Chavez, il Venezuela sembra essersi liberato definitivamente dai vincoli imposti dagli Stati Uniti e aver intrapreso un considerevole processo di sviluppo economico. Quale è la sua opinione riguardo al presidente venezuelano?

La storia del Venezuela si divide in due, c’è un prima e un dopo rispetto al Caracazo, l’esplosione popolare del 27 febbraio del 1989. A partire da quel giorno tutto è cambiato. La rivolta esplose perchè il pacchetto neoliberale imposto dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) aveva gettato nella miseria un popolo che già moriva di stenti. In quel periodo la povertà arriva all’80%, mentre la povertà estrema era superiore al 50% della popolazione. Tanti erano quelli che per mangiare rubavano la “perrarina” ai cani, ossia mangiavano il cibo dei cani. Il popolo esplose perchè non aveva più niente da perdere, morire di fame (nel vero senso della parola) o morire sotto i colpi della repressione non faceva molta differenza. Infatti la repressione fu brutale: in 48 ore l’esercito, diretto dal ministro della difesa italo-venezolano Italo del Valle Alliegri, fece migliaia di morti; il numero esatto non è mai stato accertato. Il ritrovamento di numerose fosse comuni fa supporre che i morti siano stati migliaia e migliaia. La rivolta venne repressa, ma al malcontento del popolo si aggiuse quello dei militari, costretti a  sparare su gente affamata. I militari, disgustati da ciò che erano obbligati a fare da un regime pseudo-democratico, in più occasioni si ribellarono nel corso degli anni. Nel 1992 vi furono due ribellioni; la prima, datata 4 febbraio 1992, era comandata da un tenente colonnello fino ad allora sconosciuto, un tale Hugo Chavez.  La ribellione riscosse successo in quasi tutto il paese, meno che a Caracas;  a Caracas, Chavez ed il suo gruppo fallirono nel tentativo di di dare l’assalto al palazzo presidenziale.  I ribelli vennero arrestati e Chavez, per evitare un bagno di sangue, lanciò un messaggio televisivo in cui esortava i suoi uomini alla resa malgrado nel resto del paese avessero ottenuto numerosi successi, occupando caserme e punti strategici. Durante il breve discorso davanti alla telecamera affermò: «Per adesso, l’obiettivo non e’ stato raggiunto. Ma ci saranno nuovi tentativi»; quel «Per adesso» (“Por ahora” in spagnolo) entrò immediatamente nell’immaginario collettivo, trasformandosi in uno slogan di speranza per un popolo che pur vivendo circondato da enormi ricchezze (petrolio, gas, oro, coltan, alluminio, ecc.)  moriva di fame. Chavez ed il migliao di militari ribelli finirono in carcere, condannati a decine di anni di reclusione. Ma la crisi in Venezuela continuò ad aggravarsi (la crisi bancaria del 1994 condusse al fallimento oltre il 50% delle imprese finanziarie); lo stesso governo fu travolta da scandali, corruzione ed altri tentativi di ribellione militare. Alla fine il presidente Carlos Andres Perez fu destituito vennero indette nuove elezioni. Rafel Caldera, pur essendo uno dei massimi esponenti della vita politica del paese, intuì che il sistema era ormai marcio e decise di presentarsi non sotto la sigla dei soliti partiti, ma come indipendente, proponendo come primo punto del suo programma la concessione dell’indulto ai militari ribelli e alla loro guida Hugo Chavez. Caldera aveva compreso che il popolo era dalla parte dei militari ribelli e di Chavez. Il grido “Viva Chavez” divenne un pò come il grido “Viva Verdi” nel periodo  delle guerre d’indipendenza in Italia. Di fronte alla possibilità di liberare i militari ribelli, il popolo corse a votare per Caldera che, appena eletto, mantenne la promessa. Una volta uscito dal carcere, Chavez approfittò del vasto appoggio popolare su cui poteva contare per fondare il partito politico Movimento Quinta Repubblica (MVR). Alle successive elezioni del 1998, Chavez si candidò e venne eletto, assumendo la presidenza nel 1999. Per comprendere la portata del lavoro svolto da Chavez, credo sia fondamentale tener conto del passato recente venezuelano. Una volta eletto, egli dedicò i primi due anni alle grandi riforme costituzionali: la nuova costituzione e le importanti leggi hanno permesso di rompere il secolare dominio del latifondismo e di riportare il petrolio sotto il controllo reale dello Stato. Chavez era ben conscio che per sconfiggere la drammatica carestia popolare avrebbe dovuto sradicare il latifondismo che impediva la produzione agricola, lasciando milioni di ettari di terreni incolti e concentrati nelle mani di poche famiglie. Sapeva anche che, d’altro canto, sarebbe stato indispensabile disporre degli introiti del petrolio, i quali erano controllati da un’impresa statale che, a conti fatti, era gestita dalla parassitaria oligarchia venezuelana. La PDVSA (l’impresa petrolifera statale), in altre parole, era in tutto e per tutto funzionale agli interessi delle multinazionali. Ovviamente, dopo l’avvento della costituente, della successiva costituzione democratica e delle leggi sugli idrocarburi e sul latifondismo, Chavez si è dotato degli strumenti legali per attuare le riforme necessarie alla crescita del paese, ma la sua azione politica venne bloccata dalla reazione dell’oligarchia dominante che assieme alla CIA ed al Diaprtimento di Stato USA organizzò un primo colpo di stato l’11 aprile del 2002. Si è strattato del più classico dei golpe: i media, all’epoca interamente controllati dalle oligarcgie dominanti, scatenarono una feroce campagna contro Chavez ed organizzarono uno scipopero generale, o meglio una serrata impresariale ed una marcia alla quale partecipano migliaia di persone. Questa marcia era tenuta a seguire un percorso prestabilito, ma all’improvviso deviò verso il palazzo presidenziale. Attorno al palazzo presidenziale si raccolse istantanemente una folle enorme di simpatizzanti del governo schierati a difesa del presidente. Il piano prevedeva che i numerosi tiratori scelti appostati sugli edifici circostanti sarebbero entrati in azione una volta che il corteo fosse giunto in prossimità del palazzo presidenziale. La mattina del colpo di Stato, un gruppo di militari golpisti si riunirono nell’appartamento di un famoso giornalista allo scopo di registrare un messaggio da mandare in televisione nel primo pomeriggio; a registarre il messaggio venne chiamato un giornalista della CNN, che mesi dopo rivelerà i fatti e mostrarà le immagini registrate quella mattina ad una commisione d’inchiesta parlamentare. Nel messaggio registrato quel giorno appaiono i militari golpisti esortare il popolo ed il resto dei militari a disconoscere l’autorità del presidente, accusandolo di aver represso nel sangue la manifestazione organizzata dall’oposzione. Il messaggio inizia con un vice ammiraglio golpista che afferma letteralmente: «A Caracas sono le 15.55 e ci sono già sei morti e un numero non accertato di feriti; Chavez ha dato l’ordine di sparare sui manifestati». Ovviamente i fatti erano andati diversamente. A sparare sui manifestanti erano stati i tiratori scelti, pagati dai golpisti. Tutti i più importanti esponenti dell’opposizione avevano aizzato la folla a proseguire la marcia verso il palazzo presidenziale, per poi ritirarsi tutti ad uno ad uno. Intanto alcuni operatori del canale televisivo venezuelano Venevision, di proprietà dell’uomo più ricco del Venezuela  nonché principale artefice del golpe, già un mese prima si erano installati in un edificio (appositamente affittato) con l’obiettivo di filmare il presunto crimine ascritto a Chavez. Il proprietario di Venevision e gli altri golpisti sapevano che i sostenitori di Chavez sarebbero scesi in difesa del presidente e pertanto si posizonano in modo tale da poter distorcere la realtà, limitandosi a riprendere i “chavisti” aprire il fuoco ed accusandoli di aver sparato sui manifestanti raccolti dall’opposizione. In realtà i “chavisti” spararono contro i tiratori scelti, ma grazie a quelle immagini in cui si vedono soltanto i sostenitori del presidente far fuoco senza mostarre l’oggetto contro cui sparavano (le immagini non editate sarebbero apparse circa tre anni dpo i fatti)  e congiuntamente al comunicato inoltrato dai militari golpisti registrato ore prima degli evento, riuscirono a convincere il resto dei militari. Chavez venne arrestato e si insediò un governo provvisor
io guidato da una figura equivalente al nostro presidente di Confindustria. Il golpe si consumò quindi l’11 aprile del 2002. Nel corso di una famosa trasmissione televisiva mandata in onda alle ore sei della mattina successiva, i protagonisti del colpo di Stato svelarono in diretta tutti i retroscena; erano talmente convinti del successo che confessarono in diretta; non rivelarono solo il messaggio dei militari registrato nella casa del gionalista, ma anche che un altro importante militare due giorni prima si era appositamente pronunciato contro Chavez, allo scopo di indurlo a cancellare il viaggio all’estero previsto proprio per l’11 aprile. Dal momento che, secondo i piani, in quel giorno Chavez si sarebbe tassativamente dovuto trovare a Caracas per “ordinare” la strage, questo importante militare delle alte sfere gerarchiche esternò pubblicamnete aspre critiche sul conto di Chavez, il quale, di fornte alla situazione venutasi a creare, annullò effettivamente il viaggio all’estero cadendo in trappola. Non appena vennero diffusi i dettagli del golpe, i tiratori scelti vennero immediatamente catturati dal popolo inferocito e consegnati alla polizia, che tuttavia li liberò subito istantaneamente facendoli uscire dal paese, dal momento che erano quasi tutti stranieri. Il governo guidato da Pedro Carmona, presidente degli industriali, giurò sulla propria vita di far rispettare le sue leggi e con un decreto sciolse tutti i poteri (Parlamento, Regioni, Comuni, Corte Costituzionale, ecc.) e nominò un governo composto esclusivamente da membri dell’oligarchia, scontentando l’intera popolazione. Erano cosi sicuri del buon esito del golpe che avevano confessato praticamnete ogni dettaglio in diretta. Avevano tralasciato un solo elemento: il popolo, nei confronti del quale venne attuata una feroce repressione polizesca. Intanto, il procuratore generale della Repubblica Isaias Rodriguez (attualmente ambasciatore del Venezuela proprio in Italia), destituito dal decreto di Carmona, indisse una conferenza stampa dettata dallo scopo ufficiale di annunciare l’accettazione della sua destituzione, ma dinnanzi ai giornalisti, lungi dal proclamare la sua rinuncia, fa in tempo a condannare il colpo di Stato e a riferire pubblicamente che Hugo Chavez non si era piegato, nonostante fosse tenuto prigioniero. Malgrado la linea venga tagliata, Isaias Rodriguraz riuscì a far filtrare il messaggio. In ogni parte del paese, il popolo venezuelano scese compattamente in strada e circondò la caserma dove era stato portato Chavez. Per paura che venisse liberato, i miliatri golpisti lo trasferirono in un’isola allo scopo di assassinarlo, ma non ci riuscirono. La reazione del popolo fu infatti immediata; a Caracas, i manifestanti circondarono il palazzo presidenziale non concedendo al governo golpista nemmeno il tempo di sbrigare le cerimonie preliminari all’insediamento. A Maracay, i dimostranti circondarono la caserma del principale contingente militare del paese, obbligando le alte sfere militari ad intervenire in soccorso di Chavez. Nel frattempo, la televisione di Stato chiusa dai golpisti venne ripristinata e messa nelle condizioni ti ricominciare  a trasmettere dopo oltre un giorno di silenzio. Il colpo di Stato fallì per la immediata reazione del popolo e dei militari fedeli alla costituzione. Il presidente golpista e parte dei ministri del nuovo gabinetto vennero arrestati dentro il palazzo presidenziale. Chavez non venne ucciso perchè tra i militari che lo sorvegliavano nell’isola dove era stato trasferito ce n’erano alcuni che si rifiutarono di eseguire l’ordine, riuscendo ad imporsi sugli altri. Praticamente, i fatti relativi al golpe si svolsero nel corso del pomeriggio di giovedì 11 aprile; quella stessa notte Chavez venne fatto prigioniero e decise di arrendersi perchè i militari golpisti avevano minacciato di bombardare il palazzo e far strage dei suoi sostenitori lì riuniti; quela stessa notte fu nominato il nuovo presidente e la mattina del venerdì fu varato il decreto che prevedeva la dissoluzione di tutti i poteri e la nomina del nuovo governo; il sabato il nuovo governo riunitosi per giurare fu bloccato dalla reazione del popolo.

Chavez riprese il potere, ma non controllava ancora l’industria petrolifera. Il 2 dicembre scattò un novo tentativo di colpo di Stato, questa volta incentrato sulla paralisi dell’industria petrolifera; per due mesi, fino al due febbraio del 2003, rimase praticamente bloccata la produzione del petrolio ed il paese intero si fermò. Non solo non entrarono i fondi connessi alle vendite del petrolio, ma la popolazione inziò a morire di fame per l’easurimento delle scorte alimentari. Il governo fu costretto a mettere mano alle riserve internazionali per acquistare cibo e petrolio sul mercato internazionale. I golpisti pensavano che fermando il paese, avrebbero costretto il popolo a chiedere le dimissioni del presidente. Ma il popolo, in quell’anno in cui non ci fu il Natale in Venezuela, gridava: «Con fame o senza fame, continuiamoa d appoggiare il nostro presidente».  Dopo due mesi durissimi il governo, con l’aiuto del popolo e degli operai andati in pesnione, riuscì finalmente ad assumere il controllo dell’industria petrolifera. Da quel momento, avendo preso in mano l’impresa petrolifera e le ingenti entrate che essa è capace di assicurare, il governo potè implementare una efficiente strategia politica atta a ridurre la povertà e a promuovere lo sviluppo del paese. Da quel momento in poi, il Venezuela inanellò ben 21 trimestri consecutivi di forte crescita economica. Dal momento che i Ministeri e gli altri organi istituzionali erano pieni di sabotatori, Chavez decise di istituire, allo scopo di non attuare alcuna repressione né di provvedere a vaste campagne di licenziamenti, vere e proprie strutture parallele. Si tratta delle “missioni”, una sorta di Ministeri  paralleli attraverso i quali il presidente è riuscito a dotare il paese di strutture sanitarie, educative e produttive.

Chavez era stato eletto la prima volta nel 1998, ma dopo l’avvento della nuova costituzione rimise il mandato per ripresentarsi alle elezioni, in base alle nuove norme; venne rieletto nel 2000. La nuova costituzione prevede la possibilità di indire un referendum revocatorio del presidente, al compimento della metà del mandato presidenziale, nel caso fosse richiesto dal 20% degli elettori. Nel 2004, il 20% degli elettori richiesero il referendum revocatorio e per la prima volta in Venezuela e nel mondo intero si svolse un referendum per revocare il mandato ad un presidente eletto; ovviamente la stragrande maggioranza del popolo votò contro la sua destituzione, concedendo a Chavez di concludere il mandato. Chavez venne poi rieletto nel 2006. A metà di questo nuovo periodo l’opposizone, conscia di non avere i numeri sufficienti, rinunciò a chiedere un nuovo referendum. Anzi, fu il popolo a richiedere un referendum atto a modificare la norma che prevede una sola rielezione. Al termine del secondo mandato, Chavez non si sarebbe potuto ricandidare senza questa reforma. Il referendum si svolse nel 2009 ed si trasformò in un vero e proprio plebiscito a favore dell’abolizione della norma che limitava ad una sola volta la rielezione del presidente e di tutte le cariche elettive. Arriviamo in questo modo alla elezione del 7 di ottobre prossimo, in cui la vittoria di Chavez appare scontata.

Ho voluto raccontare la stoiria recente del Venezuela per far capire che Chavez sarà eletto tutte le volte che deciderà di presentersi ad una elezione. Perchè è tanto amato dal popolo? Prima di Chavez il popolo moriva letteralmente di fame, pur vivendo in una delle zone più ricche di risorse del mondo. Le ricchezze derivanti da queste risorse non arrivavano al popolo, ma finivano unicamente nelle tasche di una minoranza, che controllava il potere grazie all’aiuto degli Stati Uniti.

Grazie a Chavez il popolo riuscì a liberarsi dalla miseria e dalla fame. Per la prima volta i cittadini poterono accedere a tutta una serie di servizi essenziali, come la sanità e l’educazione, che in questa parte del mondo sono riservati solo ai ricchi.

Il popolo era costretto a rubare il cibo ai cani ed è solo grazie a questo governo che, attraverso una politica di redistribuzione del reddito, è risucito a soddisfare le proprie esigenze alimentari, educative e sanitarie. Oggi in Venezuela è in atto un grande proceso di industrializzazione, la sanità sta migliorando ogni giorno che passa, tutti hanno la possibilità di raggiungere i piu alti gradi dell’educazioene gratuitamente; tutti gli studenti delle scuole primarie ricevono gratuitamente libri e computer. E da qest’anno, con la nuova fabbrica di computer statali installata in Venezuela, il computer portatile sarà fornito gratuitamente anche a tutti gli stuidenti delle scuole superiori. Il salario è stato costantemente aumentato ed oggi è il piu alto dell’America Latina. Non solo nel salario sono stati ricompresi incentivi per il turismo (due mesi extra di stipendio ad agosto e due mesi extra a dicembre), ma oltre allo stipendio ogni lavoratore ha diritto ad un buono pasto giornaliero; prossimamente tale beneficio sarà  esteso ai pensionati. La pensione è stata estesa a tutti al raggiungimento dei 55 anni per le donne e 60 per gli uomini, con possibilità di andare in pensione anteriormente al raggiungimento di 30/35 anni di contributi. Inutile dire che il buono vacanza è servito per incentivare lo sviluppo dell’impresa turistica. Le tasse sia dirette che indirette sono state ridotte; l’IVA, ad esempio, è scesa al 12% ed è stata esclusa per servizi e prodotti esenziali. Uno dei più grandi successi della política del presidente Chavez è stata la lotta all’inflazione, che da oltre il 100% è scesa progressivamente; quest’anno sarà abbondantemente sotto il 20%, dal prossimo anno sarà ad una sola cifra e successivamente sarà praticamente azzerata. Entro la fine del prossimo mandato il Venezuela entrerà nel club dei paesi con oltre mille miliardi di PIL; già entro quest’anno o al massimo entro il prossimo, il Venezuela entrerà nella fascia dei paesi a reddito alto, nella stessa fascia in cui si trova oggi l’Italia. Uno dei settori a più forte crescita è quello delle costruzioni, in particolare delle abitazioni: nei prossimi cinque anni è prevista la costruzione di 3 milioni di appartamenti per colmare il deficit abitazionale. Per quanto riguarda le infrastrutture, già nel 2006 è stato inaugurato il secondo ponte sul fiume Orinoco, equivalente per grandeza e difficoltà di realizzazione al ponte sullo Stretto di Messina; prossimamente sarà inaugurato il terzo ponte, che con una lunghezza di circa 10 chilometri sarà uno dei più lunghi del continente. Al momento dell’arrivo di Chavez, non esisteva neppure un chilometro di linea ferroviaria, ovviamente per imposizione delle multinazionali delle auto statunitensi; oggi sono in costruzione migliaia di chilometri di strada ferrata e si prevede che entro i prossimi 30 anni si potranno toccare i 10.000 chilometri. Quanto alle metropolitane, già da alcuni anni è stato eguagliato il numero di chilometri (160) presenti in tutta Italia; oggi nella sola città di Caracas sono in costruzione linee metropolitane per una ventina di chilometri; nei giorni scorsi sono state inaugurate, per rimanere a Caracas, una linea ferroviaria che collega l’estrema periferia est e, sempre nell’est, una funicolare che raggiunge alcuni quartieri di difficile accesso; tale servizio si chiama “metrocable” ed è il terzo ad entrare in funzione. Per gli italiani che, sempre più numerosi, si dirigono in Venezuela, anche in seguito alla famosa pubblicità di un rhum che recitava “il rhum più venduto nei peggiori barrios di Caracas”, una delle principali attrattive turistiche è il barrio di San Agustin, oggetto della famosa pubblicità in questione; ebbene questo barrio oggi è facilmente accessibile tramite il “metrocable”. Ovviamente sconsiglio vivamente agli italiani di andare da soli in un barrio. Il Venzuela è in pieno rifiorire. Ovviamente anche l’arte e la cultura  si stanno beneficiando di questo rinascimento; basti pensare ai tanti teatri che cadevano a pezzi e che, poco alla volta, stanno entrando tutti in fase di ristrutturazione: il Teatro Comunale, il Teatro principale, il Teatro Nazionale, Il Teatro Catia  e numerosi altri oggi funzionano a pieno ritmo ed offrono spettacoli teatrali gratuiti.

Concludendo con la política abitazionale, essa prevede incentivi e mutui a tassi molto bassi, che arrivano ad un terzo delle quotazioni di mercato; l’acquisto dell’abitazione prevende una parte a fondo perduto, pagata dallo Stato, che varia in funzione del reddito; per le famiglie più povere può arrivare fino all’80 o addirittura al 100% del valore dell’appartamento; nella maggior parte dei casi, per persone della classe  media arriva al 20%. Si tratta di un aiuto non indifferente. Ricordo che in Venezuela c’erano mutui che arrivavano all’80% all’anno! Ovviamnete, nessuno o pochissimi potevano permetterseli ed è la ragione per cui esiste questo enorme deficit abitazionale, che sarà colmato entro i prossimi 5 anni con la costruzione (in atto) di 3 milioni di appartamenti.

Il giudizo sul governo Chavez credo lo daranno i cittadini di questo paese il prossimo 7 ottobre, quando lo rieleggeranno con circa il doppio dei voti che prenderanno insieme gli altri 5 candidati; tra questi vi è anche Henrique Capriles Radonski, ormai allo sbaraglio a causa dei numerosi casi di corruzione in cui è rimasto invischiato e del suo programa neoliberale (vedasi miei articoli: “Nuovi elementi di corruzione contro il candidato dell’estrema destra Henrique Capriles Radonski, ormai allo sbaraglio” e “Ad una settimana dalle elezioni presidenziali in Venezuela, Capriles chiude la campagna a Caracas riempiendo l’Avenida Bolivar, ma appare scontata la sua sconfitta”).

 

2 – Quanta influenza ritiene che abbiano esercitato sull’impostazione politica di Hugo Chavez personaggi come Simon Bolivar e il generale peruviano Juan Velasco Alvarado?

Tantisima. In particolare Chavez è stato influenzato proprio da Bolivar. Qui esiste il detto «Bolívar despierta cada cien año», che in italiano può essere tradotto in «Bolívar si sveglia ogni cento anni». Infatti, dopo Bolívar ci fu un altro grande presidente patriottico, Cipriano Castro, vittima di un colpo di Stato ad opera del generale Gomez e dei suoi alleati ocidentali (USA, Inghilterra, Italia, Francia, Germania) all’inizio del secolo scorso. Oggi si è svegliato nella persona di Chavez; Chavez e il Venezuela stanno lottando per la vera idipendenza del paese.

 

3 – Alcuni analisti hanno individuato nel successo capitalizzato da Chavez la spinta principale che ha portato all’ascesa di uomini politici come Evo Morales, Rafael Correa e José Mujica. Condivide questa lettura?

Indubbiamente, Chavez ha trascinato verso il risveglio tutti i popoli dell’America Latina. E’ stato un esempio ed è il principale promotore dell’integrazione latinoamericana. Nell’Assemblea Generale delle Americhe del 2001 tenutasi nel Quebec, in Canada, Chavez fu il solo ad alzare la mano contro il progetto di ALCA, una sorta di integrazione americana molto simile all’odierna Unione Europea dei banchieri. La lotta contro il neoliberismo, condotta in solitario da Chavez, ha funto da stimolo per tutti gli altri popoli, che hanno finito per eleggre presidenti e governi allineati, chi più chi meno, sulle posizoni di Chavez. Sta di fatto che il progetto di ALCA è tramontato ed in America Latina sono nate l’ALBA, l’UNASUR ed il Mercosur, forze di integrazione ancora in costruzione che si spera non seguano – ed in effetti sembra non lo stiano facendo – la stessa direzione intrapresa dall’Europa. Approfitto per specificare concetti ignorati dagli europei e dagli italiani. Che significa Europa dei banchieri?

Il Trattato di Lisbona (Vedasi gli articoli 123 e 124 del Trattato di Lisbona) ha proibito ogni forma di aiuto agli Stati da parte delle istituzioni europee, in particolare dalla Banca Centrale Europeo (BCE). Gli Stati in caso di necessità debbono ricorrere al mercato, ossia rivolgersi alle banche che acquistano i buoni di uno Stato al tasso previsto dal mercato, che nel caso dell’Italia arriva al 5/7% e nel caso della Grecia arriva a superare il 20%. Le banche private, invece possono acquisatre denaro, ossia prenderlo in prestito dalla BCE ad un tasso irrisorio, che oggi è fissato allo 0,75%. Prendono cioè il denaro in prestito dalla BCE allo 0.75% e lo prestano allo Stato, sotto forma di acquisto di buoni del Tesoro ad interessi altissimi; un affare perfetto. La BCE stabilisce i tassi di interesse con cui prestare il denaro alle banche private. Ma chi sono i proprietari della BCE? Sono le banche centrali nazionali, che detengono quote di capitale della BCE in misura enormemente diffrente da Stato a Stato; di fatto i principali sottoscrittori, ossia i principali proprietari della BCE sono la Banca Centrale Tedesca, con il 18,94% del capitale, la Banca d’Inghilterra con il 14,52%, la Banca di Francia con il 14.22% e la Banca d’Italia con il 12,50%; queste 4 banche controllano il 60,18%; se aggiungiamo la Spagna arriviamo a circa il 70%; le altre 22 banche centrali si spartiscono il restante 30% circa. Fin qui apparentemente niente di strano, salvo il fatto che alla fine in Europa comandano solo e sempre tedeschi, inglesi e francesi, con l’aggiunta di italiani e spagnoli a fare da spalla. Chi sono i proprietari delle banche centrali nazionali? Per esempio, chi è il propietario della Banca d’Italia? La maggioranza degli italiani sicuramente ignora chi sono i proprietari della Banca d’Italia e molti pensano sia un ente pubblico, un ente dello Stato e quindi del popolo italiano! La Banca d’Italia, cosi come tutte le altre banche centrali nazionali, è una impresa privata, una SPA, in cui i proprietari sono altre banche. La Banca d’Italia, per esempio, è posseduta (vedasi la partecipazione azionaria, direttamente nel sito della Banca d’Italia) per oltre il 52% da Intesa San Paolo e Unicredit; l’unica differenza rispetto ad una normale SPA, a parte qualche formale meccanismo di controllo, sta nel fatto che alla maggioranza del capitale non corrisponde la maggioranza dei voti. I due principali azionisti, pur detenendo la maggioranza assoluta del capitale, hanno infatti diritto solo al 20% circa dei voti. In ogni caso è un problema da poco, visto che in realtà i proprietari sono: 5 imprese assicuratrici, 12 Banche SPA, 42 Casse di Risparmio SPA, 3 Banche coperative e 2 Enti pubblici (l’INPS e l’INAIL, che insieme sommano il 6% circa del capitale e l’8% circa dei voti). In conclusione la Banca d’Italia è un impresa privata di proprietà delle banche e dei banchieri. Lo stesso succede con tutte le altre banche centrali dei paesi dell’Unione Europea, cosi come negli USA e nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo. Ne consegue che i proprietari della BCE sono le imprese bancarie SPA presenti nei vari paesi della UE. La domanda dovrebbe sorgere spontanea, ma a quanto pare a nessun politico e legislatore è mai venuta in mente: quando una Banca centrale nazionale o la BCE deve prendere una decisone di politica economica importante, pensa agli interessi del popolo o agli interessi dei propri azionisti? Ovviamente, come sta dimostrando la crisi in atto in Europa, pensano solo ed esclusivamente agli interessi dei banchieri. Gli Stati fino ad oggi non potevano chieder liquidi alla BCE, a cui invece può rivolgersi una banca privata, ottenendo un costo del denaro a tassi bassissimi; le stesse banche private proprietarie della BCE determinano il tasso da pagare. Gli Stati, in caso di bisogno di denaro, possono solo emettere titoli di Stato ad un tasso d’interesse regolato dal mercato. Le banche sono i principali acquirenti dei titoli di Stato, che li acquistano perchè i tassi di interesse, stabiliti dal mercato, sono notevolmente superiori ai tassi a loro riservati per prendere soldi in prerstito dalla BCE; in sostanza la BCE stabilisce i tassi con cui presta i soldi alle banche private, proprietarie della BCE. Cioè le banche stabiliscono i tassi con cui prestare a se stesse i soldi, ed ovviamente i tassi di interesse sono bassisimi (0,75%, come ricordato in precedenza); però le banche prestano soldi agli Stati, ovvero acquistano titoli di Stato con tassi di interessie che possono arrivare al 20% ed oltre, come nel caso della Grecia, o al 5/6/7% nel caso dell’Italia o della Spagna! Se a tutto questo aggiungiamo che chi contribuisce a formare il tasso d’interesse nel mercato sono i giudizi negativi emessi dalle agenzie di rating, i cui pacchetti azionari spesso sono controllati dalle stesse banche e assicurazioni. Questa è l’Europa dei banchieri. Altro che conflitto d’interesse! Hanno creato un meccanismo perfetto per favorire unicamente le banche, a danno dei popoli.

Speriamo che l’integrazione in atto in America Latina non assomigli affatto a quella in vigore nell’Europa dei banchieri.

 

4 – In Paraguay si è verificato un colpo di Stato a soli due anni da quello che ha determinato il rovesciamento del governo dell’Honduras. Intravede qualche legame tra i due fenomeni golpisti?

Indubbiamente c’è un legame. Honduras e Paraguay erano gli anelli più deboli del panorama latinoamericano e per questo sono stati presi di mira da interventi esterni volti ad estrometterli dalle politiche integrazioniste. Anche se i tentativi di colpi di Stato più ricorrenti e intensi si sono verificati in Venezuela, anche altri paesi sono stati oggetto di tentativi di golpe, per il momento non concretizzati, come Ecuador e Bolivia. L’America Latina era il “patio trasero”, il “cortile” degli USA, e le multinazionali che stanno perdendo il controllo su questo territorio cercheranno in ogni modo di conservarlo, soprattutto adesso che gli USA stanno perdendo sempre più influenza a livello mondiale, rischiando di trasformarsi in una potenza regionale capace unicamente di controllare il suo continente americano; ma per poter continuare ad esercitare il controllo su questo continente, gli statunitensi debbono scardinare il progetto integrazionista in atto.

 

5 – Quale giudizio si sente di esprimere sulla linea politica intrapresa in Argentina dal defunto presidente Nestor Kirchner e portata avanti da sua moglie Cristina?

In giro ci sono autori, opinionisti secondo i quali il merito della rinascita dell’Argentina sia da attribuire agli economisti della Modern Monetary Theory (MMT), incentrata sull’utilizzo della moneta a corso legale rilasciata dallo Stato. Niente di più falso. L’Argentina si è ripresa grazie alla politica di Kirchner che ha trovato un ottimo alleato in Hugo Chavez e nel Venezuela. In sostanza l’Argentina aveva bisogna di soldi per saldare i debiti contratti con gli strozzini del FMI, mentre il Venezuela, che aveva i soldi derivanti dalla vendita del  petrolio, aveva bisogno di carne, prodotti alimentari per sfamare un popolo che soffriva la fame ed ovviamente anche di prodotti tecnologici per sviluppare una struttura economica reale, che non si limitasse a produrre solo petrolio ricorrendo al mercato USA per tutto il resto.

Senza passare per gli USA ed il dollaro, il Venezuela ha fatto ricorso alla produzione argentina, che è stata felicissma di fornigli tutti i proditti di cui aveva bisogno, in cambio dei dollari. Questa è la storia del salvataggio dell’Argentina! Fino all’avvento di Chavez, i venezuelani non conoscevano gli altri paesi dell’America Latina, a parte Colombia e Cile, paesi da cui arrivavano imponenti ondate migratorie (dal Cile per motivi politici, in specie dopo l’avvento della dittatura di Pinochet, mentre dalla Colombia per motivi economici). Praticamente la politica di Kirchner si basava sull’interscambio, senza nessun tipo di usura e strozzinaggio, con un altro paese del continente americano; ciò ha permesso all’Argentina di comprendere l’importanza dell’integrazione anche col Venezuela. Cristina Kirchner,  quando è subentarta al defunto marito, si è limitata a proseguire questa politica. C’è da dire che il Venezuela ha avviato una integrazione più stretta con i paesi dell’ALBA (Cuba, Bolivia, Ecuadior ed alcuni paesi caraibici), poiché nel sud era in corso l’integrazione del Mercosur (Brasile, Paraguay, Uruguay e Argentina). In realtà all’Argentina ha fatto comodo l’avvicinamento al Venezuela anche per contrastare lo starpotere del gigante brasiliano. Comunque, al di la dei vari blocchi oggi esistenti nel continente, sembra che si vada verso una integrazione integrale di tutto il continente con l’unica esclusione di USA e Canada.

 

6 – In chiave geopolitica, numerosi analisti individuano nella crescita del Brasile il motore del riscatto continentale dell’America Indiolatina. Condivide questa posizione? Quale è il bilancio della presidenza guidata da Luiz Ignacio Lula?

Indubbiamente il Brasile è il motore dell’America Latina, ma il motore ha bisogno dell’energia, presente massiciamente in Venezuela. Qualsiasi paese per crescere ha bisogno dell’energia, del petrolio. Lula non poteva non avvicinarsi al Venezuela perchè per crescere ha bisogno dell’energia e degli altri prodotti di cui è ricco il Venezuela; inoltre il Venezuela aveva petrolio e incamerava pertanto enormi introiti in valuta statunitense, ma non aveva niente altro poiché importava tutto ciò di cui aveva bisogno. Quando ha cominciato a costruire e  a svilupparsi ha avvertito la necessità di avvicinarsi agli altri. A chi rivolgersi se non ai vicini di casa, Argentina e Brasile? Quindi il Brasile è indubbiamente il motore, ma integrato con gli altri paesi del continente può diventare una potenza, o meglio, l’America Latina integrata sarà una grande potenza protagonista della scena economca mondiale del futuro inmediato. Ovviamente di Lula non si può che dare un giudizio positivo, in quanto ha capito che l’integrazione è la chiave dello sviluppo ed ha cominciato a condurre, assieme a Chavez, una política integrazionista di tutta l’area.

 

7 – Come è vista l’Italia e di quale considerazione gode l’Unione Europea in Venezuela?

A mio giudizio, l’Europa è morta, l’Europa non ha futuro, perchè tutta l’impalcatura è diretta a favorire unicamente un settore della società, cioé quello della finanza, delle banche. In Venezuela pensano più o meno la stessa cosa. In Europa, nessuno ne parla, per ovvie ragioni, perchè i media, i mezzi di informazione appartengono agli stessi banchieri, alle stesse famiglie che controllano la finanza e le banche, ma le banche hanno debiti inestinguibili e ciò non riguarda soltanto gli istituti di credito spagnoli e italiani, ma anche e soprattutto quelli tedeschi e francesi. Gli europei sanno quanti debiti ha la Deutsche Bank o la BNP Paribas? Secondo i dati dell’ultimo bilancio trimestrale pubblicato il 30/06/2012, il debito della Deutsche Bank ammonta a 1.579 miliardi di euro, mentre quello accumulato dalla BNP Paribas a 1.344 miliardi di euro; praticamente il debito di cadauna delle principali banche di Germania e Francia equivale al PIL italiano! E queste sarebbero le locomotive della Unione Europea.

L’Europa è stata un grande potenza tecnologica e lo è ancora, ma non ha futuro. Da queste parti lo sanno bene. Tra l’altro gli europei si sentono superiori; in particolare ci sono alcuni paesi, che oltre ad avere regimi anacronistici e medievali (mi riferisco al Regno Unito o alla Spagna che hanno ancora il re, imposto per diritto divino e quindi gli inglesi, gli spagnoli non sono cittadini, ma sudditi, sudditi di sua maestà il re o la Regina nel 2012!) guardano al resto del mondo dall’alto in basso, agendo come paesi colonialisti. Il Regno Unito possiede numerose colonie in America, in partciolae le Malvinas e le isole Sandwich del Sud, che sono dell’Argentina; gli spagnoli da 200 anni hanno perso tutte le colonie  (in realtà Cuba è stata persa solamente alla fine dell’‘800, per essere esatti) ma si comportano  come se fossero ancora i colonizzatori. Basta gardare all’atteggiamento del borbone quando ha gridato a  Hugo Chavez «Porque no te callas!» (Statti zitto!).

L’Europa è morta perchè tutti, Stati e privati hanno debiti che non possono essere onorati, non hanno nessun tipo di risorse e l’unica che rimane, quella dei cervelli, è destinata all’estinzione perchè in tutti i paesi europei, i governi imposti dall’alto, dalle grandi istituzioni finanziarie come Goldman Sachs (Mario Monti, proprio in Italia), stanno effettuando tagli nell’unico settore che non avrebbero mai dovuto tagliare: l’università. Il popolo italiano non ha compreso la pericolosità del duo Napolitano-Monti; non ha capito il pericolo che si annida nella Bocconi (e portato dai bocconiani). Pagheranno le conseguenze con la fame!

Da queste parti, dunque, alcuni paesi non sono benvisti, come il Regno Unito e la Spagna, ma altri, come l’Italia, godono di buona considerazione. Alcuni di essi, come il Portogallo, hanno inziato una collaborazione diretta col governo venezuelano, costituendo imprese miste per esempio nel settore dell’informatica (è proprio una fabbrica venezuelana-portoghese che sta costruendo i milioni di computer che vengono dati in dotazione agli studenti di ogni ordine e grado in Venezuela), mentre gli italiani hanno preferito abbandonare questo paese. La FIAT, per esempio, aveva una rilevantissima tradizione in America Latina ed in Venezuela. Continua ad essere presente in Brasile, ma nel 2003 ha deciso di abbandonare questo paese. Il Venezuela è un paese all’affannosa ricerca di partner proprio nel settore automobilistico, ed ha stretto accordi con Cina, Russia e Iran per soddisfare la forte domanda interna di automobili; con la Bielorussia ha concluso un accordo per la costruzione di una fabbrica di trattori e grandi camion. Per esperienza diretta, posso affermare che gli italiani hanno la mentalità fuorviata. In ben due casi alcune imprese italiane si sono avvicinate al Venezuela servendosi di me come tramite, senza comprendere che anche se in questo paese tutti i costi (lavoro, energia, imposte, ecc.) sono enormente inferiori, non è possibile pretendere di trasformare questo vantaggio competitivo rispetto all’Italia in guadagni, presentando al Venezuela prodotti e servizi pratcamente allo stesso prezzo offerto in Italia. A quanto ho capito pensavano di essere furbi, ma sono rimasti con un pugno di mosche. Inoltre c’è l’ENI che ha investito 7 miliardi nella regione petrolifera dell’Orinoco. E cosa successe in Italia? Ci furono interpellanze parlamentari indette da politici “scandalizzati” dal fatto che una compagnia italiana investisse in un paese dittatoriale come il Venezuela! Il Venezuela sarebbe una dittatura? Il Venezuela è l’unico paese del mondo dove esiste, sulla base della costituzione, la possibilità di revocare il presidente e qualsiasi incarico di natura elettiva, a metà del mandato. In Italia, invece, c’è un governo imposto. I parlamentari non sanno neppure da chi sia stato imposto e pretendono di dare lezione al Venezuela! Chi ha eletto Monti? Che sta facendo Monti?

Attilio Folliero, Caracas 01/10/2012

 

 

* Attilio Folliero è professore di italiano presso la Facoltà di Lingue della Università Centrale del Venezuela. Vive a Caracas da molti anni e cura i blog http://italvenezuela.blogspot.com/ e http://attiliofolliero.wordpress.com/.

 


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