Se ancora non si parla di “primavera iraniana” o di “rivoluzione democratica” in Iran, tuttavia l’amministrazione statunitense, intravedendo verosimilmente la possibilità per gli USA di soffiare sul fuoco, si è già ingerita nelle questioni interne della Repubblica Islamica, poiché il segretario di Stato Mike Pompeo ha  annunciato il sostegno degli Stati Uniti al popolo iraniano.

Ricordiamo, a questo proposito, che il popolo iraniano sta subendo le conseguenze del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare e dell’imposizione delle inique sanzioni.

Per quanto concerne le proteste, in realtà esse non hanno un obiettivo politico e non sono rivolte contro l’ordinamento della Repubblica Islamica, ma solo contro la decisione del governo di Rouhani di aumentare il prezzo della benzina. Infatti il prezzo del carburante passa da 10.000 rial a 15.000 rial al litro; 30.000 rial qualora venga superato il quantitativo massimo di 60 litri al mese per un’automobile privata.

Nonostante i manifestanti che hanno preso parte alle proteste abbiano ribadito in vario modo il carattere puramente economico della loro protesta, alcuni provocatori incoraggiati e sostenuti dalle forze straniere ostili (Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita in primis) stanno cercando di strumentalizzare le manifestazioni creando caos e insicurezza.

Alcune personalità politiche iraniane hanno sostenuto il diritto degli Iraniani a protestare, ma l’opinione generale è che ciò non deve minare la sicurezza della società.

Questo resoconto è stato inviato attraverso uno dei canali di messaggistica “non-allineati”; quindi la rete funziona, ma è molto lenta e limitata, al fine di impedire agli elementi stranieri e a chi segue le loro direttive di manipolare le proteste per i loro scopi, come hanno tentato di fare anche in Libano e in Iraq.

Teheran, 17 Novembre 2019

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Hanieh Tarkian
È la prima Italiana che abbia completato il percorso di studi religiosi con un dottorato in Studi Islamici a Qom (Iran), attualmente il più importante centro di studi della tradizione islamica sciita. Sul numero 3/2019 di “Eurasia” ha pubblicato La guerra contro lo Yemen.