UPI 17 giugno 2010 – Tre giorni dopo che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha imposto le nuove sanzioni, su pressione Usa, contro l’Iran per il suo programma nucleare, Teheran ha firmato un accordo da 7 miliardi di dollari per il gasdotto con il Pakistan, alleato degli Stati Uniti, a dispetto degli sforzi occidentali di metterne l’economia in ginocchio. L’Iran si è anche attrezzato per compiere una mossa per partecipare al gigantesco progetto del gasdotto Nabucco, di 11 miliardi dollari, per portare il gas dall’Asia Centrale all’Europa, attraverso la Repubblica islamica, che è divenuta amica della Turchia, unico membro musulmano della NATO. Se l’Iran riesce a entrare nel Nabucco, sarà un grave colpo per la Russia, che ha sostenuto le sanzioni. Mosca si oppone con decisione al piano di inviare fino a 31 miliardi di metri cubi di gas l’anno in Europa, che attualmente, sul piano energetico, è fortemente dipendente dalla Russia.

La Turchia, alleato chiave degli Stati Uniti dai tempi della guerra fredda, è alla ricerca di una leadership regionale, sotto il governo islamico, con grande fastidio di Washington, e sembra formare un nuovo asse strategico con l’Iran e la Siria. “Più di ogni altra cosa, è probabile che la partecipazione dell’Iran al Nabucco sarà attentamente vagliata, nei… mesi a venire”, ha osservato l’analista indiano MK Bhadrakumar, ex ambasciatore in Unione Sovietica e in Pakistan, in una recente analisi apparsa su Asia Times. “La speranza migliore per la Russia, sarebbe che l’Iran rimanga lontano dal mercato europeo del gas e si concentri invece sul mercato asiatico… ma sta accadendo il contrario – L’Iran è alla ricerca di entrambi i mercati, asiatico ed europeo.”

L’Iran affronta una corsa in salita, per quanto riguarda il Nabucco, visto l’atteggiamento attuale dell’Europa, ma che potrebbe cambiare se l’Europa desiderasse tenere a bada la Russia. La firma a Teheran per il progetto del gasdotto con il Pakistan, ventilato 17 anni fa, corona il determinante sforzo iraniano di rompere le restrizioni imposte dall’Occidente, che ostacolano lo sviluppo del suo importantissimo settore energetico. Funzionari iraniani dicono che Teheran devolverà 25 miliardi dollari per sviluppare il proprio cruciale settore dell’energia. L’Iran ha la seconda maggiore riserva mondiale di gas naturale, dopo la Russia, ma fornisce solo l’1% delle esportazioni di gas del mondo. Dalla metà del 2014, il gasdotto con il Pakistan invierà 21,5 milioni di metri cubi di gas al giorno, il 20 per cento del fabbisogno del Pakistan.

Il vice-ministro del petrolio iraniano, Javad Ouji, ha detto, durante la cerimonia della firma, che l’Iran progetta di aumentare la produzione di gas a circa 900 milioni di metri cubi al giorno, per i prossimi tre anni, con l’espansione di South Pars, raggiungendo alla fine i 1100 mmc al giorno, nel 2015. Gli iraniani sono così determinati a preservare il progetto, che avevano già posato la sezione di 560 miglia, del gasdotto di 900 miglia, che va dal gigantesco giacimento di gas offshore di South Pars, nel Golfo Persico, al confine con il Pakistan. Il Pakistan dovrà costruire le 437 miglia di gasdotto che collega il confine, attraversando la turbolenta provincia del Beluchistan, al suo hub del gas a Nawabshah, nella provincia del Sindh, vicino a Karachi. Qui il gas sarà utilizzato per produrre 5.000 megawatt di elettricità.

Gli Stati Uniti hanno cercato di fare pressioni sul Pakistan, oggi fondamentale alleato degli Stati Uniti nella guerra contro l’estremismo islamico, affinché abbandonasse il progetto del gasdotto. Ma Islamabad ha rifiutato. Washington non poteva presumibilmente rischiare di allontanare il Pakistan, mentre la guerra in Afghanistan s’è oggi inasprita.

L’India, avversario di lunga data del Pakistan, faceva in origine parte del progetto. Ma s’è ritirata a causa delle divergenze sul prezzo del gas, sulla sicurezza del tratto del gasdotto che attraversa il territorio pakistano e sugli alti dazi di transito richiesti da Islamabad. New Delhi potrebbe ancora decidere di aderire al progetto, ma la Cina, sempre più affamata di energia per alimentare l’economia in espansione, ha detto che è disposta a sostituire l’India. La Cina ha importanti accordi energetici con l’Iran. La China National Petroleum Corp. è coinvolta nello sviluppo del campo di South Pars. Ma, come Nuova Delhi, Pechino è preoccupata per la stabilità politica del Pakistan, mentre il suo esercito si muove sempre di più contro gli islamisti. La Cina preferisce le vie terrestri per gli approvvigionamenti energetici, rispetto alle rotte marittime che utilizza adesso, le quali sono vulnerabili all’interdizione dell’US Navy. La stabilità politica del Pakistan è, ovviamente, una notevole preoccupazione anche per l’Iran, che ha investito molto su questo progetto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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