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LXXI – L’asse che non vacilla

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Attualmente il “Paese del Centro” è in procinto di assumere il ruolo al quale esso appare destinato dalla sua posizione geografica e da un’esperienza storica di cinquemila anni. Nel corso del vertice tenuto il 20 marzo 2023 a Mosca col presidente della Federazione Russa, il presidente della Repubblica Popolare Cinese ha dichiarato l’impegno comune delle due potenze eurasiatiche a ridisegnare l’ordine globale, affermando che la Cina e la Russia dirigeranno cambiamenti ai quali il mondo non assiste da un secolo.

Descrizione

GEOSTRATEGIA

I programmi di modernizzazione delle Forze Armate italiane che affondano le proprie radici negli ultimi decenni si confermano seri e di lunga durata. È importante focalizzarsi sui programmi utili, conformi alla struttura geopolitica euromediterranea del Belpaese, coerentemente al servizio delle nostre dottrine. È fondamentale che l’Italia si doti di alcune capacità chiave, dai droni alle armi “oltre l’orizzonte”. La Marina Militare è il nostro fiore all’occhiello, seguita dall’Aeronautica; l’esercito sarà la cenerentola del futuro?

Il 23 marzo 2023 il ministro della Difesa britannico Annabel Goldie ha annunciato che il Regno Unito avrebbe inviato all’Ucraina munizionamento all’uranio impoverito (UI). Mosca si è detta pronta a reagire di fronte a questo possibile aggravamento del conflitto. L’UI, contenuto nel munizionamento moderno di mezzi corazzati, degli aerei da attacco al suolo, nelle bombe perforanti e nei missili da crociera, ha fatto la sua comparsa nei teatri operativi bellici a partire dalla Prima Guerra del Golfo. Oggi, a distanza di anni dal primo vero uso massiccio di armi contenenti UI, si può tracciare un primo bilancio delle vittime dirette e indirette causate dagli effetti collaterali di questa sostanza, anche se i governi che ne fanno uso, grazie anche alla complicità di una stampa asservita, coprono con una cortina di silenzio qualsiasi notizia che possa mettere in discussione la composizione dei loro arsenali militari.

DOSSARIO: L’ASSE CHE NON VACILLA

Nel mese di marzo di quest’anno le guide della Repubblica Popolare Cinese e della Federazione Russa hanno manifestato il loro comune impegno a ridisegnare l’ordine globale, un cambiamento che, come ha detto il Presidente Xi Jinping, “non si vedeva da cent’anni”.

La strategia cinese di proiezione globale si basa su una serie di principi tipici della cultura diplomatica cinese, tra i quali spiccano il mutuo vantaggio, il rispetto reciproco e il dialogo tra pari. Questi principi, che rappresentano il nucleo dell’idea alternativa di globalizzazione con caratteristiche cinesi, sono alla base della nascita e del funzionamento della Nuova Via della Seta. Risultano perciò quanto meno fuorvianti gli accostamenti che sono stati fatti col Piano Marshall, il progetto guidato dagli Stati Uniti all’inizio della Guerra Fredda per affrontare l’Unione Sovietica, se di quest’ultimo si considerano la ristretta dimensione geografica ed i presupposti geostrategici.

L’isola di Taiwan è situata in una posizione dall’immenso valore strategico, sia per la Cina continentale sia per le potenze che, sfruttandola a proprio vantaggio, vorrebbero bloccare ogni potenziale espansione marittima di Pechino. L’isola, infatti, si trova a cavallo tra la potenza commerciale giapponese e gli snodi cruciali di Singapore e dello Stretto di Malacca (fondamentale per l’approvvigionamento energetico cinese). Inoltre, essa è fondamentale per il controllo del Mare Cinese Meridionale, specchio d’acqua conteso tra gli Stati litoranei che abbonda di risorse naturali ed attraverso il quale transita un terzo dei flussi commerciali mondiali. L’acquisizione di Taiwan da parte della Repubblica Popolare Cinese, sottraendo l’isola alla disponibilità nordamericana, ne farebbe un naturale avamposto per la proiezione dell’influenza cinese verso l’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano.

Il rapporto che la Repubblica Islamica dell’Iran e la Repubblica Popolare Cinese hanno instaurato fra loro si fonda su determinati principi condivisi da entrambi i paesi: indipendenza, rispetto reciproco, non ingerenza nelle questioni interne e in quelle legate alla sicurezza di ciascuno dei due paesi. Insomma, Teheran e Pechino orientano la loro condotta nelle relazioni internazionali sulla base di un approccio ispirato al progetto di un ordinamento multipolare. Così il partenariato esistente tra la Cina e l’Iran può costituire un modello per tutti quegli Stati che auspicano la nascita un nuovo ordine internazionale.

Nonostante la continua levata di scudi sulla capziosa “questione uigura”, creata dagli Occidentali per colpire la Cina nella sua vitale regione dello Xinjiang, la Turchia mantiene buoni rapporti e un’intensa collaborazione con la Repubblica Popolare. Oggi la Turchia costituisce per la Cina uno snodo fondamentale della nuova Via della Seta, cui Ankara partecipa attivamente con diversi progetti e con l’apertura del suo territorio ai corposi investimenti cinesi; l’intenzione turca di aderire all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e il riconoscimento da parte di Ankara della indivisibilità della Cina contribuiscono al rafforzamento di una relazione bilaterale che riveste grande importanza per tutto il continente eurasiatico. Così la Turchia, respinta da un Occidente sradicato e presuntuoso, attua attraverso la Cina la sua conversio ad Orientem.

La sfida globale tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese è in atto, ma il ruolo del continente africano è tutto da definire. I recenti sconvolgimenti della guerra in Ucraina hanno parzialmente rotto gli equilibri nel Continente Nero inducendo diversi attori internazionali ad agire repentinamente. Il nuovo attivismo statunitense in Africa è un’aperta sfida strategica all’avanzamento mondiale della Cina. Una competizione che potrebbe aprire scenari inaspettati e sconvolgimenti storici e internazionali.

Dopo essersi soffermato sul ruolo di Pechino nella concezione di politica estera del presidente tanzaniano Julius Nyerere negli anni ’60-’70, nonché sulle più recenti evoluzioni della cooperazione economica tra Cina e Tanzania nel contesto della Via della Seta Marittima, in un precedente articolo apparso su questa rivista, l’autore intende ora analizzare un ulteriore aspetto caratteristico delle relazioni sino-tanzaniane durante la Guerra Fredda. Infatti il presente contributo si concentra sull’evoluzione della collaborazione economica tra i due Paesi negli anni Sessanta e Settanta – dagli albori di questo sodalizio fino alla costruzione della celebre “ferrovia della libertà” (TAZARA), passando per il comune percorso ideologico socialista delle due nazioni – nonché sul significativo impegno assunto dalla Repubblica Popolare Cinese in materia di assistenza allo sviluppo verso Dar es Salaam.

Nel nuovo quadro multipolare l’impostazione delle relazioni tra il Dragone cinese e le nazioni del subcontinente latinoamericano appaiono diverse fin dalle origini. Abituati ad un panorama di moderno colonialismo, con le multinazionali protese a sostituirsi alle vecchie dominazioni, gli Stati che hanno aperto le porte a Pechino si sono ritrovati ad avere a che fare con un interlocutore differente dall’ingombrante e invadente potere a stelle e strisce che, in nome della dottrina Monroe, cercava di tenere sotto il proprio controllo anche l’emisfero meridionale del Nuovo continente.

Dal tramonto del bipolarismo, la Cina ha in fase di progettazione e sviluppo una molteplicità di sistemi d’arma tali da obbligare gli Stati Uniti ed i loro alleati regionali a riesaminare non solo le strategie, le tattiche, le tecniche e le procedure di combattimento, ma anche il viatico dei programmi di espansione, industrializzazione e potenziamento aerospaziale, aeronautico, navale, informatico e terrestre. Sulla base dei dati di bilancio, illustrati alla plenaria del Congresso Nazionale del Popolo, gli investimenti stimati per la Difesa si attesteranno sui 1.450 miliardi di yuan (circa 237 miliardi di dollari), ossia il 7,1% in più rispetto al 2022.

Negli ultimi dieci anni, la Cina si è affermata come una delle massime potenze dell’innovazione tecnologica globale. Un tempo Paese tecnologicamente arretrato, oggi la Repubblica Popolare si impone come leader mondiale in settori come il 5G, l’intelligenza artificiale, le nuove forme di energia, i veicoli elettrici, la biomedicina e persino le esplorazioni spaziali, mettendo a repentaglio lo storico primato degli Stati Uniti nell’ambito della sfida tra le due superpotenze del XXI secolo.

Nella Regione Autonoma dello Xinjiang sono in atto efficaci politiche governative di tutela culturale e ambientale. Vengono qui esposte alcune iniziative realizzate: Museo Regionale dello Xinjiang di Ürümqi, protezione del patrimonio musicale e folkloristico (Muqam e Meshrep), conservazione, ricostruzione e restauro di centri storici (Kashgar), progetto dei Pioppi dell’Eufrate nel Bacino del Tarim. In conclusione vengono contestate le accuse di “genocidio culturale” e di soppressione della libertà di praticare l’Islam, mosse dagli attivisti dei diritti umani con prove del tutto discutibili.

Il contributo esplora l’evoluzione della diplomazia culturale di Pechino attraverso lo studio degli Istituti Confucio, i principali centri per la diffusione della lingua e della cultura cinese nel mondo. Secondo l’articolo, la recente trasformazione degli Istituti cela un apparente immobilismo della politica estera cinese in materia culturale, che potrebbe tuttavia essere matrice o sintomo di modificazioni più profonde dovute al continuo processo di adattamento, negoziazione e riconoscimento da parte del Partito Comunista Cinese delle istanze di contestazione sollevate a livello internazionale.

CONTINENTI

Il 27 luglio 2023 ricorre il settantesimo anniversario dell’armistizio coreano. Da allora la penisola non ha mai conosciuto la pace, poiché l’armistizio, non è stato tradotto in un trattato che mettesse fine alle dispute all’origine del conflitto. Negli ultimi decenni il dialogo tra Pyongyang e Seul ha fatto registrare importanti successi d’immagine che hanno acceso le speranze per la tanto agognata pace, ma questa non potrà essere il frutto unicamente di un accordo tra le due capitali coreane. La risoluzione del conflitto non avverrà senza la partecipazione delle grandi potenze.

DOCUMENTI

Riportiamo i passi salienti del discorso tenuto alla Camera dei Deputati dall’on. Lelio Basso (Segretario del Partito Socialista Italiano), nella seduta pomeridiana del 15 marzo 1949. Da Il Patto Atlantico al Parlamento italiano. Le dichiarazioni del Governo e i discorsi dell’Opposizione (11-18 marzo 1949), a cura del Centro Diffusione Stampa del P.C.I., 30 giugno 1949.

Il testo che segue è costituito da quattordici domande e risposte provenienti dalla lunghissima intervista accordata nel 1982 da Jean Thiriart al giornalista spagnolo Bernardo Gil Mugarza. Altre tredici domande e risposte provenienti dalla medesima intervista sono state pubblicate nei numeri 1/2014 e 1/2023 di “Eurasia”.

INTERVISTE

Intervista a Flavio Cuniberto a cura di Marco Ghisetti.

Intervista a S.E. Jia Guide a cura di Stefano Vernole.

RECENSIONI E SCHEDE

M. Costa, A. Turi, S. Vernole La questione di Taiwan e la riunificazione pacifica della Cina (Luca Baldelli)

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