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XXVII – Il perno geografico della storia

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“La regione perno della politica mondiale non è proprio quella vasta area dell’Eurasia, inaccessibile alle navi, ma percorsa nell’antichità da nomadi a cavallo, che oggi sta per essere ricoperta da una fitta rete di ferrovie?” Così Mackinder segnalava l’importanza fondamentale dell’area centroasiatica occupata oggi dal Kazakhstan, il paese più esteso dell’Asia dopo la Russia e la Cina.

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Descrizione

GEOFILOSOFIA

Nel 1974 Lev Gumilev (1912-1992) presentò all’Università di Leningrado la sua seconda tesi di dottorato, in scienze geografiche. La dissertazione, che recava il medesimo titolo sotto cui sarebbe stata pubblicata quindici anni più tardi, Etnogenesi e biosfera della terra, venne respinta dalla commissione con un pretesto davvero originale: per essere una tesi di dottorato, il suo livello era troppo alto! “Il contenuto principale della ricerca di Gumilev, e al tempo stesso la sua concezione della storia universale, consistono nella teoria dell’etnogenesi. Possiamo definire l’etnogenesi come la storia dell’origine, della nascita e del progressivo esaurirsi degli ethne e dei legami di causa ed effetto operanti in questo processo. Al pari di Spengler e Toynbee, Gumilev condivide il punto di vista che compara le formazioni etnoculturali – civiltà, nazioni, stati, imperi, associazioni religiose – a organismi viventi. Ma in Gumilev l’ethnos non è la società, non è la razza e non è neppure il popolo: il suo approccio al problema e le categorie concettuali introdotte sono assolutamente peculiari” (M. Conserva e V. Levant, Lev Nikolaevic Gumilëv, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2005, p. 25).

DOSSARIO: IL PERNO GEOGRAFICO DELLA STORIA
I – Popoli e religioni in Kazakhstan

I Massageti e i Saci, popolazioni di stirpe iranica, abitarono nell’antichità il territorio dell’attuale Kazakhstan. Su di loro ci informano, tra gli autori greci, Erodoto (484-425 a.C.), Arriano (95-175 d.C.) e Strabone (64 a.C.-19 d.C.). I brani rispettivi vengono tradotti e commentati da C. Mutti.

Quale fu la causa che spinse gli Unni ad abbandonare le loro sedi nel Turkestan e a spostarsi verso occidente? Se le campagne militari degli Han e la comparsa dei Sienpi possono avere indotto le tribù occidentali ad abbandonare la Mongolia e la Zungaria ed a fondare colonie oltre l’Amu Darya e intorno al lago Balkhash, per quale motivo esse ripresero la migrazione? Altheim ipotizza che la causa sia da ricercare nelle circostanze climatiche, che provocarono la siccità, brusche alternanze tra estate ed inverno ed una riduzione dei pascoli necessari alla sussistenza del bestiame.

La storia del Kazakistan nella seconda metà del primo millennio è segnata dall’incontro con diverse popolazioni, culture e religioni. Unni, Turchi, Sasanidi, Bizantini, Cinesi e infine Arabi si scontrarono ai margini di questa terra, attraversata inoltre dalla Via della Seta, allora al suo apogeo. Dopo una breve panoramica della situazione storica, si cerca di ripercorrere le tracce delle prime comunità cristiane nella regione: appartenenti a diverse chiese, ciascuna col proprio messaggio evangelizzatore, esse si trovarono in quest’area lontana dalle rispettive sedi patriarcali, a confrontarsi anche con altre religioni orientali. Il quadro che ne esce è quello di una notevole tolleranza reciproca, affiancata da un fertile scambio culturale, cui purtroppo gli scarsi dati in nostro possesso non rendono ancora pienamente onore.

Il volto islamico della regione ubicata sulla riva destra del Syr Darya, quale esso ci appare dalle fonti epiche e cronachistiche del XIV secolo passate in rassegna dall’articolo, nel periodo che seguì alle conquiste mongole subì l’influenza delle scuole hanafite di Samarcanda e Bukhara. Nel periodo di Tamerlano la regione divenne teatro di un conflitto di poteri che si riflette nello stesso mausoleo di Khwaja Ahmad Yasavi, “monumento storico senza paralleli nell’Asia Centrale e in Kazakistan”.

Uno degli aspetti più antichi dell’Islam, nella storia plurisecolare che esso ha avuto in Kazakhstan, è rappresentato dal sufismo. Furono i maestri e i predicatori degli ordini naqshbandi e yasavi a diffondere l’Islam nella regione e a radicarlo nella coscienza popolare e nella vita politica e sociale. Nei secoli XVI e XVII, in particolare, furono i maestri juibari a svolgere un ruolo di rilievo nella vita politica della società kazaka ed a fornire ogni possibile sostegno ai khan kazaki, i quali svolsero una politica attiva mantenendo rapporti di lealtà nei confronti degli ordini sufici.

Il presente contributo diviso in due parti – attraverso la cesura del 1917 – analizza la storica ma non permeante presenza dell’Islām in Kazakistan, al contrario di altre repubbliche ex sovietiche a più larga maggioranza musulmana. L’articolo è anche un’opportunità per marcare gli eventi giuridici che hanno condotto le repubbliche turcofone e non, della già Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, a divenire componenti basilari della confederazione. Lo studio non si ferma solo all’esame del mondo musulmano di Astana e pure dell’Asia centrale in linee più generali, ma affronta i valori stessi della nazionalità cazaca, iniziatasi a formare nella prima parte del II Millennio ed esaltantesi nella bandiera.

La comunità italiana del Kazakistan è rappresentata soprattutto dai lavoratori dell’Eni e di quelle imprese che, come la Todini, sono impegnate nella costruzione delle strade o nella gestione di alcuni grandi alberghi. Altri Italiani, fra i quali il vicesindaco di Temirtau ed un ex campione dei pesi piuma del Kazakistan, sono i discendenti degli Italiani di Crimea, che nel 1942 furono deportati a Karaganda.

DOSSARIO: IL PERNO GEOGRAFICO DELLA STORIA
II – Il ruolo centrale del Kazakhstan

Disponendo di risorse illimitate e di aree adatte al popolamento e allo sviluppo, lo spazio postsovietico costituisce la principale posta in gioco nella contesa in atto fra i principali poli geopolitici. Per la difesa della propria indipendenza, esso non può contare sui singoli Stati della CSI, i quali, Russia compresa, non sono più dei validi attori globali. Il progetto di Unione Eurasiatica proposto da Nazarbaev e sostenuto da Putin costituisce perciò l’unica possibilità per dar vita ad un autonomo e distinto modello di civiltà continentale e ad una potenza in grado di contribuire all’instaurazione di un ordine mondiale stabile e giusto.

L’Asia centrale è una regione cruciale per la definizione degli equilibri internazionali. Secondo la celebre formula mackinderiana è il “Cuore della Terra” o l’”area-perno” su cui può fondarsi la costruzione di una potenza continentale capace di sfidare la primazia delle talassocrazie. Nel corso dell’età contemporanea l’Asia centrale è stata uno spazio storico della Russia, prima zarista e poi sovietica, ed è in questa ottica che nel presente articolo vengono inquadrate le sue vicende. La fine dell’URSS ha tuttavia riaperto i giochi per la supremazia sulla regione. La necessità del suo controllo da parte degli Usa è stata affermata a più riprese come un obiettivo strategico prioritario nel quadro del progetto per un nuovo secolo americano. Tuttavia a partire dall’ultimo decennio si è assistito al ritorno in forze della Russia nell’area. Russia e Cina sono riuscite a stabilire con gli stati centrasiatici ottimi rapporti di partenariato riuscendo per ora ad arginare la penetrazione statunitense. Con l’annuncio del progetto di costituzione di un’Unione Eurasiatica, formulata da Putin e sposata dal presidente kazako Nazarbaev, pare configurarsi una parziale ricomposizione dello spazio geopolitico sovietico. Il presente articolo ricostruisce le dinamiche regionali nel quadro della rivalità tra le Potenze e sottolinea il perdurare del legame storico e geopolitico tra la Russia e l’Asia centrale, dal Grande gioco che nell’Ottocento contrappose Russi e Inglesi, alla rivoluzione d’ottobre e al processo di trasformazione vissuto all’epoca dell’URSS, alla crisi afghana e al suo impatto sull’Asia sovietica. Fino all’attuale riemergere delle spinte orientate alla ricostruzione di un progetto strategico comune.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il problema della sicurezza collettiva nello spazio postsovietico è diventato di primaria importanza per i governi dei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti. Il presidente Nazarbaev si è segnalato come il più ostinato promotore delle istanze strategiche relative alla lotta contro il terrorismo e il traffico di stupefacenti in Asia Centrale. Per venire incontro a queste necessità, su sua iniziativa o con la sua cooperazione, il Kazakistan si sta sempre più ergendo a protagonista del processo di integrazione eurasiatica tra Mosca e le ex repubbliche sovietiche.

Nel contesto di un crollo graduale del sistema finanziario mondiale fondato sul dollaro US, il Kazakistan propone un’alternativa che gode del sostegno tacito dei governi russo e cinese. Il nuovo sistema monetario e finanziario di sviluppo tecnologico, industriale ed umano (ad uso iniziale dei paesi dell’EURASEC, dell’OCS e dei BRICS) si basa sull’economia reale ed è vincolato all’oro e ad altri beni reali, non sulla speculazione selvaggia sui titoli e sui debiti emessi in moneta virtuale ‘fiat’ da un cartello di banche. Il nuovo sistema eurasiatico è anche connesso alla creazione di corridoi di sviluppo intercontinentali ed alla promozione di nuove tecnologie ecologicamente sane ed economicamente sostenibili.

Il Kazakistan rappresenta per l’Asia centrale un polo di stabilità, specialmente dopo che gli eventi dell’11 settembre 2001 hanno riportato la regione al centro della geopolitica mondiale. Esiste il pericolo che gli Stati Uniti, in seguito al ritiro delle loro truppe dall’Afghanistan, cerchino di prolungare e consolidare la loro presenza in Asia centrale, e in Kazakistan in particolare, per minacciare le confinanti Russia e Cina e ostacolare l’integrazione eurasiatica.

Ankara e Astana vivono un intenso scambio culturale e commerciale nonché una collaborazione importante in campo energetico e militare. Sul piano geopolitico il Kazakistan rappresenta per la Turchia non soltanto una opportunità di sinergia con un Paese dalle risorse incommensurabili e dai grandi spazi, ma anche un importante punto di mediazione verso il mondo russo e la stessa Organizzazione per la Cooperazione di Shangai: un’occasione insomma di integrazione eurasiatica.

Nel 1992 veniva firmato il Trattato di Sicurezza Collettiva, da cui nacque l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Questa alleanza militare, cui aderiscono Federazione Russa, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, è stata la prima azione positiva delle repubbliche ex-sovietiche in risposta al crollo dell’URSS. Il Kazakistan svolge un ruolo centrale nell’architettura di questa struttura difensiva russo-centroasiatica, che nel corso degli anni ha assunto un ruolo sempre più cruciale.

La Repubblica del Kazakistan, dopo avere smantellato la quota di arsenale nucleare sovietico ereditata negli anni Novanta, a partire dalla data cruciale del 2001 ha avviato un lungo programma di ammodernamento delle proprie forze armate. Notevole attenzione è stata riservata, in particolare, alla piccola marina militare della repubblica centroasiatica, la quale, affacciandosi sul Mar Caspio, ritiene necessaria una propria consistente presenza navale in un punto in cui convergono gli interessi energetici di Russia, Iran, Turkmenistan, Azerbaigian e USA.

L’articolo presenta una breve descrizione del Kazakistan dal punto di vista economico e politico; in seguito analizza le sue Forze Armate e infine descrive le minacce alla sicurezza che il Paese sta affrontando dalla sua indipendenza ai nostri giorni. Sono indicati anche gli accordi conclusi dal Kazakistan con altri Paesi nel settore della difesa e nella lotta al traffico illegale degli stupefacenti.

Vent’anni dopo il primo vertice di Rio sullo stato del pianeta si è conclusa la seconda Conferenza sullo sviluppo sostenibile promossa dalle Nazioni Unite e tenutasi ancora in Brasile. Nonostante le buone intenzioni del 1992, però, il peggioramento della situazione planetaria non è stato bilanciato da un significativo impegno dei Paesi sviluppati. Tuttavia l’affacciarsi sulla scena di nuovi interlocutori fa ben sperare per un mutamento decisivo nelle politiche ambientali: l’ago della bilancia potrebbe essere un Paese emergente di  importanza primaria per gli equilibri dell’intera area centroasiatica: la Repubblica del Kazakistan.

Nel momento in cui si assiste all’ascesa kazaka sulla ribalta della scena geopolitica, Nursultan Nazarbaev ha intelligentemente compreso come lo sport possa costituire un prezioso strumento per promuovere l’immagine del Paese nel mondo. In questa maniera, partendo dal lascito dell’esperienza sovietica ed avvalendosi del Programma statale di sviluppo della cultura fisica e dello sport, il Kazakistan ha conseguito risultati promettenti in varie discipline e si propone come sede qualificata per nuovi eventi sportivi.

Messo sotto accusa dall’Unione Europea, il governo di Budapest intensifica le relazioni con i “popoli parenti” di quello ungherese: il primo ministro Viktor Orbán, accompagnato da una settantina di uomini d’affari, ha compiuto una visita ufficiale ad Astana. Un più stretto rapporto coi paesi dell’area turanica viene caldeggiato anche dall’opposizione di destra, mentre istituzioni culturali ungaro-kazake ravvivano una comune eredità culturale.

DOCUMENTI, INTERVISTE E RECENSIONI

Discorso del Presidente Nazarbayev al VII Forum Economico Islamico

Messaggio del Presidente Nazarbayev al popolo del Kazakhstan

Vasile Simileanu, Intervista a S. E. Vasile Soare, ex Ambasciatore di Romania ad Astana

Stefano Vernole, Intervista a S. E. Andrian Yelemessov, Ambasciatore del Kazakhstan in Italia

Vladimir Pozner, Il barone sanguinario, Adelphi, Milano 2012 (Claudio Mutti)

Nursultan Nazarbayev, Il decennio critico, Koiné, Roma 2004 (Aleksandr Dugin)

Andrea Fais, L’aquila della steppa. Volti e prospettive del Kazakistan, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2012 (A. Dugin e L. Savin)

Aldo Ferrari, La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa, Scheiwiller, Milano 2003 (Augusto Marsigliante)

M. Conserva e V. Levant, Lev Nikolaevič Gumilëv, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2005 (Augusto Marsigliante)

E. Visintainer e A. Marcigliano, L’Aquila nel Sole. Leadership e carisma da Kül Tegin a Nursultan Nazarbayev, Centro Studi “Vox Populi”, Pergine Valsugana 2001 (Lorenzo Salimbeni)

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