Dopo l’indipendenza dal Portogallo, conseguita nel 1974, la Guinea Bissau ha sperimentato una continua situazione di instabilità, con frequenti colpi di stato e conflitti armati, ultimo dei quali si è verificato nel 2012. Il basso livello di educazione, l’ingovernabilità del paese, le divisioni etniche, una inadeguata rete infrastrutturale di base e le esigue risorse destinate all’esportazione, fanno della Guinea Bissau uno dei paesi più poveri del mondo, scalo importante nel transito di cocaina destinata all’Europa.

Questo quadro allarmante ha portato alla decisione dell’Unione Europea di inviare una missione di osservatori nel paese per monitorare lo svolgimento delle prossime elezioni nazionali, che avranno luogo il 13 di aprile. Obbiettivo primario è favorire una maggiore trasparenza nel procedimento ed il rispetto dei fondamentali diritti elettorali. La previsione di questa Election Observation Mission (EOM) conferma quindi l’impegno dell’Unione Europea nella stabilizzazione politica e nel rispetto dei diritti umani nel paese, in un momento cruciale nella fase di ritorno ad un regime democratico.

Gli osservatori inviati dall’Unione Europea lavoreranno in cooperazione con altre missioni internazionali e la delegazione resterà in Guinea Bissau fino al termine dello scrutinio, lasciando il paese solo dopo le nomine dei candidati eletti. Al termine dell’iter elettorale verrà redatto un documento in cui verranno espresse le valutazioni globali del procedimento, che servirà da base per le future elezioni nel paese.

L’invio degli osservatori da parte dell’UE si inserisce però in un contesto più ampio, quello della nuova strategia adottata dal Consiglio Europeo per il Golfo di Guinea, il 17 marzo scorso. La zona interessata comprende un territorio costiero di 6000 kilometri, dal Senegal all’Angola, includendo le isole di Capo Verde e São Tomé e Príncipe. Il nuovo piano è stato previsto per sostenere i paesi interessati nel loro impegno contro le minacce alla sicurezza marittima e per arginare la criminalità organizzata, che mina la stabilità politica ed economica della regione. Fattori come la pirateria, il terrorismo, il traffico di persone, droga ed armi, rappresentano un importante rischio per i cittadini e le imprese europee che operano in quei paesi e possono essere dunque considerate delle minacce per la stessa Unione Europea. Questo concetto è stato ribadito anche dalla stessa Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea: «La decisione presa oggi dal Consiglio, di adottare la strategia dell’Unione Europea per il Golfo di Guinea, ha una rilevanza particolare. Questa deliberazione, a ridosso del summit tra Unione Europea ed Africa, dimostra il nostro forte legame e impegno per una profonda e totale collaborazione con i nostri partner africani. In questo momento è essenziale supportare i paesi dell’Africa Occidentale e Centrale nel loro impegno contro le grandi sfide relative alla sicurezza marittima e alla criminalità organizzata. Queste problematiche pongono in pericolo la stabilità dell’intera regione e rappresentano una minaccia crescente per la stessa Unione Europea».

La strategia decisa il 17 marzo è derivata dal vertice dei capi di stato che si è tenuto a Yaoundé, nel Giugno 2013.
Questo summit ha rappresentato l’apice di un processo iniziato nel 2010 e che ha riguardato due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla pirateria e il contrabbando di armi nel golfo di Guinea. Entrambe le risoluzioni si basavano sull’importanza di assicurare agli stati in questione gli strumenti ed il supporto necessario per prevenire e gestire autonomamente le diverse situazioni di emergenza.
Il piano finale concepito dall’UE per il Golfo di Guinea consta di tre obiettivi fondamentali. Il primo è arrivare finalmente ad una analisi condivisa da tutti i paesi della regione e dalla comunità internazionale sulle minacce effettive che interessano il territorio e decidere su quali settori intervenire primariamente. Un secondo obbiettivo è quello di rafforzare e stabilizzare le istituzioni nei vari paesi, fornendo un aiuto concreto ai governi interessati per un rafforzamento della sicurezza marittima. Infine, altro elemento fondamentale della strategia, è la previsione di aiuti mirati per lo sviluppo economico, sia a livello nazionale che regionale, che possano determinare una crescita dell’occupazione ed una conseguente maggiore capacità di resistenza da parte della popolazione e delle amministrazioni locali di fronte alle attività di criminalità organizzata. L’Unione Europea, al fine di valutare lo sviluppo della strategia, nominerà un coordinatore della missione, che avrà il compito di monitorare con rapporti annuali l’evoluzione della situazione nella regione.

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