Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=CUN20110310&articleId=23619

Bende sugli occhi, folgorazione, violenze fisiche e sessuali, sono soltanto alcuni dei maltrattamenti denunciati dai prigionieri politici dello stato del Bahrain, rilasciati di recente. Sostengono che il governo britannico abbia una grave responsabilità per le politiche repressive del regime del Bahrain.

Oltre 300 prigionieri politici sono stati rilasciati dalle autorità come concessione per placare la crescente sommossa popolare nello Stato insulare del Golfo Persico, che ha avuto inizio il 14 febbraio. Nonostante le scarcerazioni, le proteste anti-governative sono diventate sempre più energiche nel richiedere il rovesciamento del governo non-eletto del Bahrain, guidato da Re Hamad al-Khalifa e da suo nipote nonché Primo Ministro, il Principe Khalifa al-Khalifa. Quest’ultimo è stato in carica per 40 anni, da quando la nazione ha conquistato l’indipendenza simbolica dalla Gran Bretagna nel 1971.

Amnesty International ha dichiarato che sta per essere pubblicato un rapporto riguardo ciò che definisce «la crescente tendenza a straordinari abusi perpetrati dalle forze di sicurezza dello stato» in Bahrain, verso coloro che sono in arresto. Diversi detenuti che sono stati scarcerati, tra cui accademici, attivisti dei diritti umani, blogger e religiosi, hanno parlato delle condizioni della loro reclusione. Tutti loro sostengono di essere stati sottoposti a torture estreme ed hanno mostrato i segni fisici degli abusi. Le loro affermazioni riguardo le “sistematiche torture” sono state verificate dal Centro per i Diritti Civili del Bahrain, che dichiara che sono ancora detenuti fino a 100 prigionieri politici. Molti dei prigionieri politici sono detenuti senza un processo ad Al Qala, il quartier generale del Ministero degli Interni al centro di Manama, la capitale dello Stato insulare del Golfo Persico.

Uno dei detenuti rilasciati, Abduljalil al-Singace, un professore di ingegneria meccanica all’Università del Bahrain, ha detto: «Il governo britannico ha una grave responsabilità per la repressione in Bahrain. Ciò che abbiamo è un apparato di tortura che è stato organizzato ed istruito dal personale di sicurezza britannico».

Molti detenuti e portavoce dell’opposizione credono che il personale britannico sia ancora coinvolto nella politica di gestione e nelle procedure del Servizio di Intelligence e Sicurezza, la polizia segreta del Bahrain. Mettono in evidenza il fatto che i metodi d’interrogatorio sono “identici” a quelli utilizzati negli anni ’70, ’80 e ’90 quando il SIS era diretto da Ian Henderson, un ufficiale di polizia inglese, che si ritiene sia ancora residente in Bahrain e funga da consigliere personale del re.

Henderson, che ora ha più di ottant’anni, è noto ai gruppi di opposizione del Bahrain, che lo hanno soprannominato “capo-torturatore”. Egli è stato soggetto ad accuse di tortura in passato da parte di Amnesty e Human Rights Watch. Parlamentari britannici, inclusi Lord Avebury, George Galloway e Jeremy Corbyn, hanno già fatto appello al governo affinché venga perseguito

riguardo il suo presunto coinvolgimento personale nel grave maltrattamento dei prigionieri bahraniti, alcuni dei quali sono morti durante la detenzione.

Il professor al-Singace è stato coinvolto in una retata lo scorso agosto, prima delle elezioni nazionali in Bahrain. Come gli altri detenuti, è stato accusato ma non imputato formalmente, di pianificare atti terroristici. Al-Singace nega le accuse e sostiene che l’unica cosa di cui sarebbe “colpevole” è di muovere

pubblicamente critiche al regime.

Durante la sua detenzione, ha detto di essere stato tenuto in isolamento, di essere stato picchiato sul capo e sul corpo, e di essere stato bendato per lunghi periodi di tempo. Avendo sofferto di poliomielite durante l’infanzia, il trentottenne al-Singace utilizza sempre delle stampelle. È stato costretto dai suoi detentori a rimanere in piedi ininterrottamente per diversi giorni e quando è caduto, è stato picchiato e costretto a rimettersi in piedi. Ad un certo punto, i suoi interrogatori hanno minacciato di portare in prigione sua moglie, sua figlia e sua sorella e di violentarle di fronte a lui.

Il professore Al-Singace ha detto: «Facciamo appello alla Corte Europea dei Diritti Umani affinché costringa il governo britannico a prendersi le sue responsabilità per l’inumana repressione in Bahrain. I cittadini britannici sono stati coinvolti nel più barbarico trattamento di civili innocenti con il consenso e la conoscenza del governo britannico».

La maggior parte delle condizioni denunciate da Al-Singace durante i suoi sette mesi di detenzione sono state ripetute indipendentemente da altri ex detenuti. Inoltre, alcuni hanno raccontato di essere stati sottoposti ad elettrocuzione sui genitali ed un uomo ha dichiarato di essere stato stato violentato dalle guardie con una bottiglia di vetro. Altri hanno detto di essere stati appesi per mani e piedi “come animali” e picchiati con tubi di ebanite. Regolarmente i detenuti hanno evocato il nome dell’ex-capo della sicurezza, Henderson, come il principale autore delle loro condizioni di tortura. Le loro accuse di maltrattamento sarebbero identiche a quelle che avrebbero sofferto ex-detenuti più anziani, durante periodi di repressione precedenti.

Un attivista politico sciita di 58 anni, che ha detto di chiamarsi semplicemente Mohammed, dichiara di aver incontrato Henderson personalmente. Mohammed, che è stato detenuto senza un processo per quasi cinque anni durante gli anni ’70, afferma: «La repressione e la tortura usate dal regime del Bahrain sono in gran parte opera di Ian Henderson. Ma non fu solo Henderson. L’intero apparato di sicurezza di questo paese è stato sotto il comando di Henderson e di ufficiali britannici. Il regime del Bahrain ha ereditato l’apparato di tortura dai Britannici che hanno continuato a mandarlo avanti dopo l’indipendenza. Il personale che esegue le torture adesso è stato istruito e addestrato dagli ufficiali britannici ed il loro sistema di tortura viene tuttora usato».

Henderson, che è stato premiato con la George Cross per aver represso l’insurrezione Mau Mau in Kenya negli anni ’50, è stato insediato dal governo britannico come capo della sicurezza in Bahrain nel 1968, quando la nazione era un protettorato di Londra ma percorso da un movimento per l’indipendenza principalmente sciita. I più anziani attivisti del Bahrain ricordano che ci fu un picco nella repressione e nel maltrattamento dei prigionieri negli anni successivi alla nomina di Henderson – un ruolo che ha ricoperto per 30 anni. Nel 1986 – dopo che decine di migliaia di bahraniti sono

passati per il sistema penitenziario, la maggioranza dei quali denunciando orribili maltrattamenti – Henderson è stato premiato con il CBE nella lista delle onorificenze del Regno Unito. Mohammed ha detto: «La Gran Bretagna ha imposto il regime di al-Khalifa alla popolazione del Bahrain e ha insegnato a questi governanti come sopprimere la nostra gente che stava cercando di ottenere democrazia e libertà. I Britannici e la monarchia qui hanno goduto del benessere dato dal petrolio di questo paese, mentre noi siamo stati trattati come schiavi – e per mantenerci come schiavi i nostri governanti hanno sfruttato le conoscenze in materia repressione dei Britannici. Hanno usato le politiche settarie britanniche del divide et impera tra sciiti e sunniti e hanno criminalizzato gli sciiti che rivendicano da molti decenni i loro diritti democratici».

Mohammed ha aggiunto che il Bahrain, che è anche descritto da Washington come “un importante alleato”, è soltanto un altro esempio di come «i governi occidentali sono ricorsi a dittatori in tutto il Medio Oriente per reprimere le popolazioni». Questi governi occidentali ora sono denunciati per il loro «uso criminale dei dittatori».

«Ovunque siano stati coinvolti il governo statunitense e quello britannico, troviamo gli stessi metodi di tortura. In Irlanda del Nord, nel Bahrain, in Iraq, in Afghanistan,” ha dichiarato. «Questa è la realtà che si cela dietro i loro proclami di supporto alla democrazia ed ai diritti umani».

(Traduzione di Valentina Bonvini)


* Finian Cunningham è giornalista, collabora con “Global Research”.

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