Dopo un vantaggio ottenuto al primo turno con il 31,8% di preferenze, il candidato presidente Ollanta Humala si conferma il più votato anche nel giorno di domenica 5 giugno, giorno del ballottaggio disputato con l’avversario politico Keiko Fujimori, figlia di quell’Alberto Fujimori attualmente rinchiuso in carcere causa i massacri di Barrios Altos e dell’Università La Cantuta (in cui persero la vita rispettivamente 15 e 10 persone), sequestro di persona, tortura, l’assassinio dell’imprenditore Samuel Dyer e del giornalista Gustavo Gorritti durante l’auto colpo di stato del 1992 ed altre violazioni dei diritti umani.

Secondo i dati dell’ONPE (Oficina Nacional de Proceso Electoral) il partito di Ollanta, “Gana Perú”, ha ottenuto il 51,47% di preferenze contro il 48,53% realizzato da “Fuerza 2011” di Keiko Fujimori.
Anche in questa seconda tornata elettorale l’affluenza alle urne è stata molto elevata. Sempre secondo i dati forniti dall’ONPE si è attestata al 82,81%, solo l’1,09% in meno rispetto alla percentuale del primo turno.

A determinare la vittoria di Humala sono stati essenzialmente tre fattori chiave.
Innanzitutto, l’innegabile voglia di cambiamento politico da parte della popolazione peruviana, tra l’altro già determinata il 10 di aprile con il vantaggio di Humala rispetto a tutti gli altri candidati alla presidenza – l’alternanza politica non è da considerarsi sempre come l’ultima delle motivazioni.
In secondo luogo, in vista di un ballottaggio contro la figlia di Alberto Fujimori, è stata determinante la scelta di molti elettori che hanno optato per un voto contro la stessa Fujimori, proprio per non dover assistere ad un eventuale “Fujimori Secondo Tempo”. Il cognome di Keiko ha dunque influenzato parte della popolazione del Perù che inevitabilmente ha ricollegato il nome in questione ad un periodo oscuro della storia politica peruviana.
Le decisioni del premio Nobel Mario Vergas Llosa, come quella presa dall’ex presidente Alejandro Toledo, sono un chiaro esempio di quanto affermato. Entrambi hanno infatti deciso si sostenere il candidato Humala, nonostante le divergenze ideologiche, pur di non veder salire alla guida del Paese la figlia di quel Fujimori che loro stessi hanno combattuto.
Il terzo fattore chiave è da individuare nella svolta centrista del neo presidente.
Le preferenze espresse a favore di un modello governativo vicino all’ex presidente brasiliano Lula Da Silva, le rassicurazioni volte a mantenere il sistema economico attuale dello stato peruviano, le distanze prese dalle posizioni più radicali del collega venezuelano Hugo Chávez, hanno fatto in modo che la parte più moderata e centrista dell’elettorato si schierasse definitivamente a favore di Humala.

Resta comunque il fatto che quasi una buona metà della Nazione si sia espressa a favore di Keiko Fujimori. La vita politica di Humala non sarà dunque così facile.

 

Da un punto di vista geopolitico la vittoria del candidato di “Gana Perú” rappresenta un evidente colpo a Washington e all’attuale amministrazione Obama.
Con il Perù gli USA perdono un importante punto di controllo della regione amazzonica, così come viene meno un altro Stato collocato sul versante del Oceano Pacifico.
Rilevanti, a tal proposito, saranno le scelte di Humala riguardo i piani di Washington che tempo fa ha mostrato i suoi interessi ad installare nuove basi militari proprio all’interno del territorio peruviano.
Dall’altra parte, la vittoria di Humala rappresenta per la sinistra dell’America Indiolatina un nuovo fondamentale traguardo con il quale sarà possibile aumentare la cooperazione fra gli Stati della regione, raggiungendo un’ulteriore crescita politica ed economica, e soprattutto compiere un nuovo passo in avanti verso una totale indipendenza dalla Casa Bianca e dalle sue amministrazioni di turno.

 

*Stefano Pistore (Università dell’Aquila, contribuisce frequentemente al sito di “Eurasia”)

 

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