Fonte: “Foreign Policy in Focus”, 10.05.10


Questo secolo è stato testimone dell’emergere della Cina come il principale sfidante al ruolo di superpotenza degli Stati Uniti. In maniera drammatica, la Cina sta cominciando a stabilire la sua presenza nella regione altamente strategica e ricca di energia del Medio Oriente, creando stretti legami con i poteri regionali e sfidando gradualmente il controllo regionale degli Stati Uniti e di Israele. Grazie a decenni di rapida crescita economica e accelerando la modernizzazione militare, la Cina ha ora sia la necessità sia la capacità di impegnarsi in Medio Oriente.

Confinata ai margini durante la Guerra Fredda, la dirigenza cinese ha finalmente trovato un’opportunità per entrare nella politica regionale ed estendere le sue esportazioni militari. Nel corso degli anni ’80, la Cina criticò sempre più il disinteresse sovietico ad appoggiare le “potenze revisioniste” regionali, come la Siria, contro gli alleati degli Stati Uniti. Di conseguenza, essa cercò un’influenza regionale instaurando stretti legami con le maggiori potenze antiamericane dell’area.

Il Medio Oriente è stato teatro dei conflitti della Guerra fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. La regione diventerà un campo di battaglia nel conflitto del XXI secolo tra una Cina in pieno sviluppo e gli Stati Uniti in fase stagnante?

Nel corso degli anni ’90, la Cina fornì una quantità crescente di tecnologia missilistica alla Siria. Ma il partner chiave per emergere nella regione fu l’Iran. Durante la guerra tra Iran ed Iraq, la Cina fu un importante fornitore militare per l’Iran. Dagli anni ’80 fino al 1997, il sostegno ai programmi nucleari divvnne un elemento centrale degli sforzi di Pechino per stabilire una forte collaborazione con l’Iran.

Negli anni ’90, l’Iran intraprese un importante programma di ricostruzione, e il graduale aumento dei prezzi del petrolio accelerò le speranze iraniane di un ritorno. Il programma di ricostruzione estese la base industriale dell’Iran e rinvigorì la popolazione e l’economia. Le guerre degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan hanno eliminato i nemici dell’Iran in Oriente ed in Occidente. Il paese si è trovato a questo punto in una nuova posizione di supremazia strategica ed ha cominciato ad intensificare la sua retorica contro il tandem USA-Israele. Di fronte ad avversari così potenti, l’Iran ha cercato una cooperazione più profonda con la superpotenza nascente, la Cina. Un inorgoglito Iran ha inoltre perfezionato la sua influenza regionale e l’ha consolidata in Iraq, in Libano, nella Palestina occupata, in Siria e perfino in Afghanistan.

I fiorenti legami della Cina con l’Iran non sono affatto sorprendenti. L’Iran ospita le seconde più grandi riserve di petrolio e gas naturale. È inoltre una tradizionale potenza regionale, con una vasta rete di alleati ed agenti in tutta la regione. Per l’Iran, che ha dovuto affrontare un crescente vuoto di investimenti e l’isolamento internazionale a causa del suo programma nucleare, la Cina rappresenta un potenziale rimedio per lo sviluppo delle sue ampie risorse energetiche ed una fonte per la sua moderna tecnologia militare. La Cina vede l’Iran come un contrappeso agli alleati degli Stati Uniti nella regione, ed ha preso in considerazione l’dea di stabilire una presenza navale nel Golfo Persico, dove viene trasportato il 40% dell’energia globale.

La Cina è stata anche un’importante fonte di sostegno contro le richieste del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di severe sanzioni contro l’Iran. Quando gli alleati atlantici insieme alla Russia hanno fatto pressioni per maggiori sanzioni contro l’Iran, la Cina ha ripetutamente sabotato questi sforzi. A gennaio, segnalò il suo disinteresse a qualsiasi sanzione inviando un rappresentante di basso livello ai colloqui del gruppo dei 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania). Durante la Conferenza di Monaco sulla sicurezza, a febbraio, il ministro degli esteri cinese si oppose con veemenza a qualsiasi prospettiva di sanzioni contro l’Iran. Questa posizione è stata ripetuta nel corso della riunione di aprile dei leader del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina).

Gli interessi commerciali e finanziari della Cina in Iran si stanno intensificando accanto allo sviluppo di un allineamento strategico nonché ideologico tra le due potenze. Negli ultimi cinque anni, la Cina è emersa come il principale investitore in Iran, con investimenti nel settore energetico del valore di circa 120 miliardi di dollari. Malgrado le sanzioni già in vigore, il commercio tra i due paesi è cresciuto del 35% nel 2008, fino a 27 miliardi di dollari. Nel 2009, la Cina ha firmato nuovi investimenti nel settore energetico di oltre 8 miliardi di dollari. A quanto pare, sta emergendo un tandem Cina-Iran.

Attrarre gli alleati arabi dell’America

Una dimostrazione della crescente raffinatezza diplomatica della Cina è data dal modo in cui ha sostenuto narrazioni, norme e visioni alternative per sfidare le politiche nordamericane altamente impopolari in Medio Oriente e le direttive di Washington sullo sviluppo economico a livello globale. Nel 1996, la Cina istituì l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, per controbilanciare l’espansione della Nato in Asia centrale ed offrire un organismo di sicurezza alternativa in Asia.

In diretto contrasto con l’impopolare approccio statunitense, la Cina ha in seguito sviluppato il Consenso di Pechino, che ha messo in rilievo lo sviluppo guidato dallo stato, il principio di non interferenza negli affari di altri stati, ed il commercio senza presupposti politici. Visto che il sentimento antiamericano cresceva in Medio Oriente, la Cina ha trovato più facile estendere legami con le maggiori potenze regionali, inclusi gli alleati arabi degli Stati Uniti, Egitto ed Arabia Saudita. Le mosse strategiche della Cina sono state un’accorta fusione di politica estera mercantilistica e diplomazia incentrata sulla sicurezza.

Le vaste riserve energetiche dell’Arabia Saudita sono vitali per gli interessi economici di lungo termine della Cina. Nel 1988, la Cina fornì ad una disperata Arabia Saudita missili di medio raggio CSS-2 per soddisfare le esigenze strategiche del paese, cosa che gli Stati Uniti avevano rifiutato di fare. Da allora, i rapporti tra i due paesi sono cresciuti. Attualmente, l’Arabia Saudita è il maggior fornitore di greggio per la Cina – seguita da Angola e Iran – e la Cina è il più grande mercato di esportazione per i sauditi, superando il mercato in crisi degli Stati Uniti.

Dal 2006, il presidente Hu Jintao ha visitato il regno due volte. Ogni mese, i cinesi inviano rappresentanti in Arabia Saudita per assicurarsi che le relazioni siano sulla giusta strada, e che le forniture energetiche siano sicure. Da quando i due paesi hanno istituito rapporti diplomatici nel 1990, il commercio è cresciuto da un importo iniziale di 290 milioni di dollari a circa 41,8 miliardi di dollari nel 2008.

Nel 2009, 70 compagnie cinesi, soprattutto edilizie che impiegano circa 16 mila lavoratori cinesi, erano attive nel regno saudita. Dal 2006, i cinesi hanno guadagnato più di 2 miliardi di dollari in contratti al di fuori del settore energetico. In termini strategici, i sauditi stanno cercando di diversificare le loro relazioni con l’estero – o di distaccarsi dalla loro dipendenza dagli Stati Uniti – estendendo i legami con la Cina. Essi inoltre considerano i loro legami con l’emergente potenza asiatica come un trampolino di lancio per sfruttare il crescente mercato asiatico, visto che l’Occidente fa fatica ad assorbire il petrolio saudita.

L’Egitto, che possiede il più forte esercito arabo, è un alleato chiave sotto la presidenza di Hosni Mubarak ed è stato il secondo più grande destinatario degli aiuti militari statunitensi dopo Israele. Dati i rapporti così intimi tra gli Stati Uniti e l’Egitto, l’influenza cinese nel paese dovrebbe essere minima. Ma le cose stanno cominciando a cambiare. Nel 2008, il commercio bilaterale ammontava a 6,2 miliardi di dollari ed entro il 2010 la Cina dovrebbe diventare il principale partner commerciale dell’Egitto.

I legami militari tra i due paesi stanno anch’essi crescendo. Negli ultimi anni, funzionari di alto livello dell’esercito e della difesa si sono scambiati regolarmente reciproche visite ed hanno lavorato sulle modalità in cui estendere ulteriormente i rapporti. Quasi un anno dopo che un funzionario cinese aveva incontrato un alto comandante dell’aeronautica egiziana, l’Egitto ha annunciato nel 2010 i suoi piani per co-produrre un caccia avanzato, nell’ambito del progetto sino-pakistano per la produzione dell’aereo da combattimento JF-17 thunder. Gli egiziani considerano la Cina come un partner strategico che potrebbe aiutarli a raggiungere l’autosufficienza militare.

La Cina e Israele

Attraverso una serie di operazioni clandestine a partire dal 1980 fino alla fine del secolo, Israele fornì alla Cina quasi 4 miliardi di dollari di tecnologie sensibili. Queste esportazioni, alcune delle quali risalivano agli Stati Uniti, contribuirono immensamente alla modernizzazione militare della Cina, rinnovando la tecnologia sovietica ed incorporando quella statunitense.

Mentre le relazioni della Cina con la Siria e l’Iran sono migliorate, vi è stato un marcato deterioramento nei rapporti tra Cina ed Israele. Le pressioni da parte degli Stati Uniti hanno inoltre spinto Israele a prendere le distanze dalla Cina. Negli ultimi anni, i funzionari israeliani hanno irritato la dirigenza cinese effettuando visite diplomatiche e culturali a Taiwan, e i media israeliani hanno implicitamente riconosciuto la sovranità di Taiwan. A partire da Deng Xiaoping, la Cina si è spostata verso una visione più pragmatica del conflitto arabo-israeliano ed ha sottolineato la pacifica convivenza reciproca, il riconoscimento di Israele da parte dei suoi vicini arabi, ed il ritiro israeliano dai territori occupati insieme a garanzie di sicurezza da parte dei paesi arabi. Anche se la Cina è membro del Consiglio di Sicurezza, non è formalmente parte del quartetto del Medio Oriente, composta da Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite. La Cina deve ancora esercitare un ruolo decisivo nella risoluzione del conflitto arabo-israeliano. Anche se è stata più comprensiva nei confronti di Hamas, Hezbollah ed altri gruppi di resistenza, la Cina si oppone al terrorismo come mezzo per perseguire obiettivi politici.

La competizione strategica Cina-Usa

La spinta della Cina verso il Medio Oriente è un’estensione calcolata del suo nascente status globale. Già principale alleato dell’unica potenza nucleare musulmana – il Pakistan – la Cina sta approfondendo i suoi legami con il principale nemico degli Stati Uniti nella regione, l’Iran, mentre cerca di accattivarsi i principali alleati degli Stati Uniti. Di conseguenza, il sostegno della Cina ha incoraggiato l’atteggiamento di sfida dell’Iran ed ha diminuito le prospettive di dure sanzioni. I critici statunitensi della Cina, in particolare negli ambienti di destra, vedono la Cina come un concorrente strategico piuttosto che come un partner strategico, e sono profondamente preoccupati per la crescente influenza cinese in Medio Oriente. Essi vedono i crescenti legami della Cina con le potenze regionali – come l’Iran, l’Arabia Saudita, la Siria, e l’Egitto – come una sfida diretta al controllo statunitense sulle riserve strategiche di energia nella regione e sono preoccupati soprattutto per le esportazioni cinesi di materiale militare strategico, come i missili balistici, ai suoi alleati nella regione. Essi ritengono che la Cina stia bloccando i tentativi di isolare l’Iran e rafforzando le forze antiamericane nell’area, minando quindi il potere degli Stati Uniti nella regione.

Invece di supplicare praticamente il sostegno della Cina”, scrive l’ex rappresentante degli Stati Uniti per l’ONU John Bolton, “l’America dovrebbe prendere le proprie decisioni per fare il necessario per impedire ciò che ora sembra quasi inevitabile in assenza di un attacco militare israeliano: un Iran dotato di armi nucleari”.

La Cina si è inoltre opposta all’espansione militare statunitense nel Golfo Persico e all’avventurismo militare in Iraq e in Afghanistan. Essa ha descritto gli Stati Uniti come una fonte di destabilizzazione nella regione. La Cina ha anche ripetutamente criticato i piani statunitensi per sanzionare ed isolare il Sudan per le accuse di genocidio, invece di chiedere una soluzione pacifica del problema. In generale, la Cina vede le sanzioni come un mezzo controproducente ed inefficace per un cambiamento politico.

Gli Stati Uniti restano la potenza militare dominante nel mondo. Ma, mentre pagano un prezzo pesante – materialmente ed ideologicamente – nelle loro guerre in Medio Oriente e lottano con un’economia nazionale in crisi, gli Stati Uniti vedono come la Cina si stia posizionando al centro della politica regionale e stia estendendo rapidamente i suoi investimenti, le sue relazioni commerciali e militari con potenti attori regionali.

Disponendo di molta liquidità ed influenza, Pechino sta cambiando l’equilibrio di potere regionale anche se è un nuovo arrivato in Medio Oriente. Washington, intanto, è troppo distratta dalle sue guerre per fare qualcosa di più che osservare gli spostamenti tettonici.

(traduzione di Silvia Bianchi)

* Richard Javad Heydarian è un opinionista iraniano ed analista degli sviluppi in Medio Oriente. Risiede a Manila.

Condividi

Articolo precedente

Eurasia. L'Iran e la pace nel mondo

Articolo successivo

Il caso iraniano e il possibile mondo multipolare