Fonte: http://www.dedefensa.org/15/10/2009 – Bloc notes

Quattordici mesi dopo, il Times di Londra dà la spiegazione dell’agguato che costò la vita a dieci soldati francesi in Afghanistan (il 18 Agosto 2008), in un documento presentato come esclusivo, il 15 Ottobre 2009. L’attacco è stato una sorpresa, poiché la zona dov’è avvenuto era tranquilla, ma era calma perché il servizio segreto italiano (gli italiani avevano occupato l’area, in precedenza) pagavano i ‘signori della guerra’ locali, per mantenerla calma. Quando gli italiani hanno lasciato la zona, i pagamenti cessarono. I francesi, che presero l’area sotto il loro controllo, un mese prima l’incidente, non sapevano di questa situazione durante la presenza dagli italiani e del cambiamento intervenuto.

I [francesi] non sapevano cosa succedeva nei mesi prima dell’arrivo dei loro soldati, a metà del 2008, cioè che il servizio segreto italiano ha pagato decine di migliaia di dollari ai comandanti talebani e ai signori della guerra locali per mantenere la zona tranquilla, afferma The Times. I pagamenti illegali, la cui esistenza fu nascosta alle forze francesi in arrivo, sono stati resi noti da fonti militari occidentali.

“I funzionari dell’intelligence statunitense furono sbalorditi quando scoprirono, attraverso conversazioni telefoniche intercettate, che gli italiani comprarono i militanti, in particolare nella provincia di Herat, nel lontano ovest. Nel giugno 2008, alcune settimane prima dell’agguato, l’ambasciatore USA a Roma rivolse un indirizzo, o fece una protesta diplomatica, al governo Berlusconi, per le accuse relative a tale tattica.

“Tuttavia, una serie di alti ufficiali della Nato hanno detto al Times che i pagamenti, che sono stati successivamente scoperti, furono effettuati anche nella zona di Sarobi. Funzionari occidentali dicono che poiché i francesi non sapevano nulla dei pagamenti, fecero una valutazione della minaccia catastroficamente sbagliata. “Non si può essere troppo dogmatici su queste cose”, ha detto un funzionario di alto livello della NATO a Kabul. “Potrebbe anche avere un senso tacitare i gruppi locali e non usare la violenza per mantenere sotto controllo il conflitto. Ma è una follia farlo e non informarne i propri alleati“.

E’ in queste circostanze, secondo il Times, tutte le caratteristiche di questo tipo di guerra, il cui significato è impossibile da afferrare perché non c’è uno, in cui le pratiche commerciali hanno in gran parte sostituito le regolari operazioni belliche per la “pacificazione” o la “sicurezza“, dove l’assenza di coordinamento, la sfiducia, la mancanza di simpatia o l’indifferenza hanno segnato i rapporti tra alleati. (Gli italiani non hanno messo in guardia i francesi. Gli americani che spiano tutti, gli italiani in questo caso, e intervengono su questa vicenda attaccando la prassi italiana, quando loro stessi l’hanno usata in molte altre circostanze).

E’ difficile trovare una sintesi migliore, nelle circostanze tragiche le cui condizioni sono state rivelate dal Times, prevedendo la totale condanna di una guerra di cui nessuno capisce il senso, tra la versione ufficiale e la realtà evidente. Ognuno afferma la propria solidarietà e annuncia gli obiettivi umanitari del conflitto, o la sua necessità strategica. Ma tutti vi si trovano per mediocri ragioni di opportunità politica o di propaganda interna. La maggior parte degli alleati sono in Afghanistan, perché gli americani glielo ha chiesto, e cha la loro politica di asservimento, a tale riguardo, vieta loro di rifiutare, ma il loro impegno è minimo ed oggetto di tutti i sotterfugi possibili. Gli americani sono lì perché seguono un percorso (la “politica dell’ideologia e dell’istinto“), che non possono abbandonare per paura di essere accusati di codardia dalla loro opinione pubblica e dalla loro opposizione, e perché la macchina da guerra degli Stati Uniti si rifiuta di abbandonare ciò che crede di aver chiuso. Nessuno, tra coloro che conoscono le reali condizioni del conflitto, crede in fondo a tutto ciò che dice la versione ufficiale, e ognuno gioca per conto suo, senza preoccuparsi l’alleato, o l’informa delle condizioni reali del proprio impegno. In queste condizioni, pagare potentati locali ha ovviamente un senso e, come ha detto il funzionario citato, “non si può essere troppo dogmatici su queste cose“.

Tutte le condizioni del profondo baratro che separa la presentazione virtuale (narrativa) delle cose e la realtà, vi si trovano. Uno degli effetti della cosa è che uomini e donne muoiono per questa strana “causa“, che è la più completa perversione che si possa immaginare in un sistema politico. Forse la vicenda si trascinerà per le proteste delle famiglie colpite, eventualmente innescando a sua volta, proteste tra gli alleati coinvolti – o forse non tanto, date le circostanze non proprio gloriose, e si continuerà come se nulla fosse stato reso noto. Nulla, assolutamente nulla, è stato detto circa l’essenziale, cioè del fatto che non possiamo immaginare cosa più malvagia e più stupida di una guerra senza fine o senso, e che tutti in fondo considerano di per sé inutile, costosa e senza prospettive, ed inutilmente crudele verso i soldati, che capiscono così poco di una lotta che non ha alcun senso.

Traduzione di Alessandro Lattanzio
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