Con la crescente influenza della Cina sull’economia globale e la sua capacità sempre più importante per proiettare la propria potenza militare, la rivalità tra Stati Uniti e Cina è inevitabile. I dirigenti di entrambi i paesi affermano ottimisticamente che questa rivalità può essere gestita senza problemi che potrebbero minacciare l’ordine mondiale.

La maggior parte degli analisti accademici non è così radicale. Supponendo che la storia non possa essere di alcun aiuto, l’emergere della Cina, tuttavia, costituisce una bella sfida per gli Stati Uniti. Le potenze emergenti cercano di acquisire maggiore autorità sulla scena mondiale, e le potenze in declino raramente accettano di passare la mano senza combattere. E date le differenze tra i sistemi politici cinese e statunitense, i pessimisti potrebbero pensare che ci sia una possibilità di guerra ancora più in alta.

Io sono, politicamente, un realista. Analisti occidentali hanno descritto le mie opinioni politiche come “guerrafondaie”, ed è vero che non ho mai sopravvalutato l’importanza dell’etica nelle relazioni internazionali. Ma il realismo non significa che i politici non dovrebbero preoccuparsi che della potenza economica e militare. In realtà, l’etica può giocare un ruolo chiave nel determinare la competizione internazionale tra le forze politiche, e facendo ordine tra vincitori e vinti.

Sono giunto a questa conclusione studiando i teorici della politica della Cina antica, come Guanzi, Confucio, Mencio e Xunzi. Hanno scritto nel periodo precedente alla dinastia Qin, prima che la Cina fosse unificata come impero, oltre 2000 anni fa, in un momento in cui piccoli stati lottavano senza posa per dei vantaggi territoriali.

Questo è stato forse il più grande periodo del pensiero cinese, diverse scuole erano entrate in competizione per la supremazia ideologica e influenza politica. Eppure erano tutti d’accordo su un punto cruciale: la chiave per l’influenza internazionale è la politica di potenza e la caratteristica centrale del potere politico era una leadership consapevole dell’importanza dell’eticità. I leader che hanno agito in accordo con le norme etiche, quando possibile, in generale sono usciti vincitori della gara per la leadership a lungo termine.

La Cina è stata unificata nel 221 a.C, dal re di Qin, un sovrano spietato. Ma il suo breve regno non fu così segnato dal successo come quello dell’imperatore Wu della dinastia Han, che si basò su una miscela di realismo legalistico e di “soft power confuciano” per governare la Cina per più di 50 anni anni, dal 140 al 86 a.C.

Secondo l’antico filosofo cinese Xunzi, c’erano tre tipi di leadership: l’autorità umana, l’egemonia e la tirannia. L’autorità umana ha conquistato i cuori e le menti dei popoli sia in Cina che all’estero. La tirannia, che si basava sulla forza militare, ha portato inevitabilmente alla comparsa dei nemici. Le potenze egemoni si trovavano tra i due: non ingannavano né i loro cittadini, né i loro alleati all’estero. Ma erano spesso indifferenti alle norme morali e spesso ricorrevano alla violenza contro coloro che non erano loro alleati. I filosofi erano in generale d’accordo che l’autorità umana avrebbe vinto in ogni competizione con un potere egemone o tirannico.

Questo tipo di teoria può sembrare lontana dai nostri tempi, eppure ci sono sorprendenti analogie. Inoltre, un giorno, Henry Kissinger mi disse che credeva che il pensiero antico cinese avesse più probabilità di diventare la forza intellettuale che sta dietro la politica estera cinese, rispetto a qualsiasi altro pensiero occidentale.

La frammentazione politica dell’era pre-Qin ricorda le divisioni del nostro mondo d’oggi, e il consiglio dato dai teorici politici di quel periodo sono ancora molto attuali, e cioè che gli stati che si basano sulla potenza militare o economica prescindendo da una leadership segnata dall’etica, sono destinati a fallire.

Purtroppo, tali opinioni non sono affatto influenti in questa epoca di determinismo economico, anche se i governi ne dicono, ufficialmente, un gran bene. Il governo cinese ha affermato che la leadership politica del Partito Comunista è dietro al miracolo economico della Cina, ma in realtà si comporta spesso come se la competizione con gli Stati Uniti si farà solo nel settore dell’economia. E negli Stati Uniti, i politici regolarmente attribuiscono il progresso, ma mai gli insuccessi, alla loro leadership.

Entrambi i governi dovrebbero comunque capire che è la leadership politica, piuttosto che utilizzare il denaro per risolvere i problemi, che determinerà la vittoria nella gara per la supremazia mondiale.

Molte persone credono erroneamente che la Cina possa migliorare i suoi rapporti con l’estero solo aumentando sensibilmente il suo aiuto economico. Tuttavia, è molto difficile comprare l’affetto: questo tipo di “amicizia” non regge alla prova dei tempi duri.

Ciò significa che la Cina deve cambiare le sue priorità e allontanarsi dallo sviluppo economico per creare una società armoniosa libera dall’enorme divario tra ricchi e poveri che vediamo oggi. Questo significa sostituire il culto del denaro con la morale tradizionale e sradicare la corruzione politica a favore della giustizia sociale e dell’equità.

In altri paesi, la Cina ha bisogno di dimostrare autorità umana per competere con gli Stati Uniti, che ancora oggi è la potenza egemonica predominante. La potenza militare implica l’egemonia e spiega perché gli Stati Uniti hanno così tanti alleati. Il presidente Obama ha fatto errori strategici in Afghanistan, Iraq e Libia, ma le sue azioni mostrano anche, tuttavia, che Washington è in grado di sostenere tre guerre all’estero contemporaneamente. Al contrario, l’esercito cinese non è stato coinvolto in conflitti armati dal 1984, contro il Vietnam, e pochissimi dei suoi ufficiali superiori, per non menzionare le sue truppe, hanno alcuna esperienza di combattimento.

Gli Stati Uniti hanno relazioni assai migliori con il resto del mondo che la Cina, sia in termini di quantità che di qualità. Gli Stati Uniti hanno ufficialmente più di 50 alleati militari, mentre la Cina non ne ha. La Corea del Nord e il Pakistan sono gli unici quasi-alleati della Cina. Il primo ha concluso un’alleanza formale con la Cina nel 1961, ma non c’è mai stata alcuna esercitazione militare congiunta, né alcuna vendita di armi per decenni. La Cina e il Pakistan hanno una cooperazione militare molto consistente, ma non c’è nessuna alleanza militare formale tra esse.

Per creare un ambiente amichevole internazionale favorevole alla sua emergenze, Pechino ha bisogno di sviluppare più rapporti diplomatici e militari di alta qualità di Washington. Nessuna grande potenza è in grado di avere relazioni amichevoli con tutti i paesi del mondo, cosa che mette all’attenzione della concorrenza tra Cina e Stati Uniti sarà vedere chi ha il maggior numero di amici di grande qualità. E per raggiungere questo obiettivo, la Cina ha bisogno di mostrare un leadership etica di qualità superiore rispetto agli Stati Uniti.

La Cina deve anche ammettere che è una potenza emergente, e le responsabilità che derivano da tale status. Ad esempio, quando si tratta di offrire protezione a piccole potenze, come gli Stati Uniti fecero in Europa e nel Golfo Persico, la Cina dovrà stabilire accordi di sicurezza regionale addizionali con i paesi circostanti, secondo il modello della Shanghai Cooperation Organization, un forum regionale che comprende Cina, Russia e diversi paesi dell’Asia centrale.

E politicamente, la Cina dovrebbe poggiare sulla sua tradizione di meritocrazia. Gli alti funzionari governativi dovrebbero essere scelti per la loro virtù e la saggezza, e non solo in base alle loro competenze tecniche e amministrative. La Cina deve anche diventare più aperta e scegliere dei leaders provenienti da tutto il mondo, purché soddisfino i suoi standard, per migliorare la propria governance.

Infatti, ricordiamo che la dinastia Tang, che durò dal settimo al decimo secolo d.C, e che è stato forse il periodo più glorioso della storia cinese, ha utilizzato un gran numero di stranieri come alti funzionari. La Cina deve fare lo stesso oggi e gli Stati Uniti fanno a gara per attirare gli immigrati di talento.

Nel corso del prossimo decennio, i nuovi dirigenti della Cina proverranno da una generazione che ha sperimentato le difficoltà della Rivoluzione Culturale. Queste sono persone risolute e che molto probabilmente daranno più valore ai principi politici che ai benefici materiali. Questi dirigenti devono svolgere un ruolo maggiore sulla scena mondiale e offrire una maggiore protezione nella sicurezza e un maggiore sostegno economico ai paesi meno potenti.

Ciò significa che la Cina dovrà competere con gli Stati Uniti in campo politico, economico e tecnologico. Questa concorrenza potrebbe causare tensioni diplomatiche, ma i rischi di un confronto militare sono molto bassi.
Perché? Poiché la futura concorrenza tra Cina e Stati Uniti sarà diversa da quella che oppose gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Né la Cina né gli Stati Uniti hanno bisogno di guerre periferiche per proteggere i loro interessi strategici o per aprirsi l’accesso a risorse naturali e alla tecnologia.

La ricerca della Cina per rafforzare la propria leadership mondiale e gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere la loro posizione attuale è un gioco a somma zero. Questa è la battaglia per i cuori e le menti dei popoli che, in ultima analisi, determinerà il vincitore. E, come i filosofi dell’antica Cina avevano previsto, i paesi che possiedono la massima autorità umana vinceranno.

Yan Xuetong, Quotidiano del Popolo on-line, 3.2.2012 http://french.peopledaily.com.cn/Chine/7718453.html
Yan Xuetong, autore di Il pensiero della Cina antica, il potere della Cina moderna, è professore di Scienze Politiche e Preside dell’Istituto di moderne relazioni internazionali dell’università di Tsinghua. Questo articolo è stato tradotto in inglese da David Wu e Liu Zhaowen dalla versione in lingua cinese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://sitoaurora.altervista.org/home.htm
http://aurorasito.wordpress.com

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