Intervista a cura di Marco Bagozzi
 
Aldo Colleoni, già Docente di Geopolitica ed autore di 120 pubblicazioni, è indubbiamente l’italiano che da più tempo e in modo più approfondito conosce la Repubblica Democratica Popolare di Corea: i suoi rapporti coi dirigenti coreani risalgono agli anni ’70. Ha ricoperto il ruolo di Presidente dell’Ufficio di Corrispondenza Commerciale con l’Italia per oltre dieci anni prima della apertura delle relazioni diplomatiche tra i due Stati, alle quali ha contribuito in modo determinante. Colleoni ha aperto a Pyongyang nel 1980 il primo ufficio europeo, ricevendo attestazioni di solidarietà dallo stesso Presidente Kim il Sung e da suo figlio Kim Jong Il, allora dirigente del Partito, dal quale è stato decorato con l’onorificenza di Stato, l’Ordine della Fratellanza. Ha tenuto corsi sulla economia occidentale a Pyongyang e ha visitato il Paese, le fabbriche, il 38° parallelo e le difese militari; ha gestito nel Mediterraneo la flotta mercantile della RPDC aprendo un ufficio a Trieste con personale coreano; ha guidato e organizzato la visita in Corea delle prime delegazioni ufficiali italiane prima della apertura delle relazioni diplomatiche. Colleoni è ancor oggi in contatto permanente con esponenti delle strutture di Partito e di Governo della RPDC.

 

 

D. Perchè si è creata questa situazione di tensione nell’area?

R.  Durante la visita del Presidente Obama ad Israele, dopo la sconfitta militare e politica degli USA in Iraq e Afganistan, dalle sue dichiarazioni è emersa la chiara volontà dei gruppi di potere dell’industria di armamenti USA di aprire  nuovi fronti di guerra: il primo contro l’Iran a sostegno di Israele ma in realtà mirante alle grandi riserve petrolifere iraniane e il secondo quale monito al continuo rafforzamento della Repubblica Popolare di Cina, che ha sostituito la presenza dell’URSS nell’America centrale e meridionale, in Africa e in Asia.

 

D. Qual è il ruolo della RPDC in questo contesto?

R, – Nella Corea del Sud è presente una delle più grandi basi USA con armamento atomico per il controllo della Cina, della Russia siberiana e della RPDC. Da questa base è partita la provocazione – ormai ricorrente ogni anno – contro la RPDC, denominata manovra congiunta con la Sud Corea. Ma ad aggravare questa volta la situazione è stato l’arrivo di nuovi bombardieri e aerei spia invisibili per monitorare il territorio nordcoreano, che ha provocato una giusta, decisa e coraggiosa reazione da parte della RPDC e del suo giovane dirigente. Lo scopo come sempre è il tentativo degli USA di far insorgere la popolazione del Nord contro il Partito e il Governo, per insediare un regime filoamericano come al sud ai confini della Repubblica Popolare Cinese, la vera grande potenza mondiale del XXI secolo. Il tentativo anche questa volta è fallito, perché popolo, esercito, partito si sono stretti attorno al loro Presidente. E’ un chiaro messaggio, rivolto  agli USA, di rifiuto delle ingerenze straniere nel processo pacifico di riunificazione della penisola coreana, processo che avanzava decisamente nel reciproco interesse. Ciò ha scatenato la provocazione USA, tesa a bloccarlo per evitare la riunificazione e  la conseguente formazione di uno Stato confederale di 60 milioni di abitanti, che certamente non avrebbe più gradito la presenza della grande base militare americana.

 

D. Quali possibili passi per uscire dalla crisi e rilanciare il processo di pacifica riunificazione?

R. – La soluzione è semplice: ripristinare la situazione geopolitica dei primi mesi di questo anno. In concreto, ciò significa: sospendere immediatamente le manovre congiunte con il sud contro la RPDC, ripristinare gli accordi di Ginevra voluti dalla amministrazione Clinton, organizzare un incontro immediato a Ginevra dei tre Ambasciatori di USA, RPDK, Sud Corea, per confermare i due punti precedenti e fissare la data per la firma del trattato di Pace che metta fine all’armistizio del 1953.

 

D. Professore, ritiene che questi tre punti possano risolvere lo stato di tensione attuale?

R. – Certamente rappresentano i punti essenziali per ripristinare i contenuti degli accordi di Ginevra voluti da Clinton, per poi procedere celermente sulla strada della riunificazione pacifica senza ingerenze straniere, già concordata e in fase di positiva attuazione tra le due Coree.

 

 

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