L’obiettivo di un mondo senza armi atomiche, rilanciato un anno fa da Barak Obama, appare alquanto remoto, ma nei giorni scorsi si sono svolti una serie di appuntamenti di importanza cruciale per il disarmo nucleare.

Il primo appuntamento si è tenuto a Praga, dove l’8 aprile scorso, il presidente statunitense ha firmato con il suo omologo russo Medvedev il nuovo trattato bilaterale per la riduzione delle armi nucleari strategiche, che sostituisce lo Start, scaduto nel dicembre 2009. (1)

Si tratta di un passo importante per varie ragioni: per l’accordo su una nuova riduzione del 30% degli armamenti nucleari strategici, per l’introduzione di meccanismi di verifica che non erano contemplati nei precedenti trattati Start e per il nuovo dialogo fra Mosca e Washington, che chiude formalmente le tensioni successive all’invasione della Georgia da parte della Russia nel 2008.) (2)

Dopo la firma del trattato Obama e Medvedev hanno discusso l’eventualità di nuove sanzioni contro l’Iran, suscitando l’ira di Ahmadinejad.

Di Iran e Corea del Nord si è parlato ampiamente il 12 e 13 aprile, in occasione della Conferenza mondiale sulla sicurezza nucleare, svoltasi a Washington, su iniziativa del presidente statunitense. Un vertice convocato ufficialmente per rafforzare la cooperazione internazionale contro la minaccia del terrorismo nucleare, alla quale hanno partecipato i dirigenti di quarantasette Paesi.

Il grande assente è stato il Primo Ministro israeliano, Netanyahu, anch’egli fra gli invitati all’incontro di Washington, ma che ha evitato di prendervi parte temendo che la Turchia, l’Egitto ed altri paesi islamici potessero utilizzare questa tribuna per condannare l’arsenale nucleare israeliano, che è al di fuori del quadro della legalità internazionale.

Nella polveriera vicinorientale, Israele, infatti, rifiuta di riconoscere di essere in possesso di un arsenale atomico, che ufficialmente non esiste, ma si rifiuta di firmare il Trattato di Non Proliferazione nucleare: questa posizione ambigua dello Stato ebraico pone in imbarazzo la comunità internazionale.

Alla vigilia della conferenza, Obama aveva dichiarato di impegnarsi a non utilizzare armi nucleari contro paesi che non le possiedono, escludendo dal novero di questi paesi l’Iran e la Corea del Nord; infatti, al momento di stilare la lista degli invitati alla conferenza, egli ha volutamente escluso questi due paesi.

Dalla conferenza sulla sicurezza nucleare di Washington è emerso l’impegno a rendere sicuri i materiali fissili entro quattro anni in modo da ridurre la minaccia di terrorismo nucleare.

Obama nel corso dei lavori ha posto l’accento sul rischio di una catastrofe planetaria se il materiale nucleare cadesse nelle mani di organizzazioni terroristiche come Al Qaeda.

Il Presidente nordamericano ha fatto appello ad una cooperazione internazionale fondata sul diritto degli Stati a usare in modo pacifico l’energia nucleare. I partecipanti hanno riaffermato l’appoggio all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e ne hanno sottolineato il ruolo fondamentale, auspicando una collaborazione a tutti i livelli: bilaterale regionale e multilaterale.

Le relazioni sino-iraniane stavano preoccupando molto gli Stati Uniti: infatti, il Segretario di Stato Hillary Clinton, durante la sua ultima visita in Cina, aveva esortato Pechino a diminuire gli investimenti in Iran per spingere il governo di Teheran ad abbandonare il suo programma nucleare.

La Cina, pur condividendo le preoccupazioni nordamericane verso la proliferazione nucleare nel Golfo, affermava la necessità di risolvere la questione iraniana, come pure quella nordcoreana, attraverso mezzi pacifici e diplomatici, e ribadiva il principio di non-intervento negli affari interni degli altri Stati, su cui basa la propria politica estera. (3)

Il risultato di maggiore portata del vertice sulla sicurezza nucleare è stata proprio l’apertura di Pechino a nuove possibili sanzioni contro l’Iran arrivata durante un incontro bilaterale tra Barack Obama e Hu Jintao. Anche se non è stato firmato alcun accordo, le parole del Presidente cinese rappresentano una vittoria per la controparte statunitense che da tempo premeva, appunto, per una posizione decisa di Pechino.

Teheran ha reagito bruscamente alla nuova dottrina sul nucleare degli Stati Uniti, varata contestualmente alla conferenza di Washington, nella quale si sono presi di mira in modo esplicito l’Iran e la Corea del Nord, e che prevede la minaccia e l’uso di armi nucleari contro questi Paesi. (4)

La dirigenza iraniana ha risposto alla sfida nordamericana tramite una conferenza sul disarmo nucleare, tenutasi a Teheran il 17 aprile scorso, per sottolineare la sua posizione a proposito delle armi nucleari e per dare una risposta a coloro che temono che l’Iran stia cercando di sviluppare il proprio arsenale nucleare.

Teheran sostiene che il suo programma nucleare abbia scopi puramente pacifici, e ciò è stato ribadito anche dalla Guida suprema, Ali Khamenei, nel suo discorso. Egli ha sottolineato come la tecnologia nucleare abbia conquistato una posizione di spicco sia in campo economico, sia nella vita in generale, e come, con il passare del tempo e con l’aumento delle esigenze industriali e in campo medico, la sua importanza continuerà a crescere, e gli sforzi per realizzare e utilizzare l’energia nucleare aumenteranno di conseguenza.

Proprio come le altre nazioni del mondo, quelle del Vicino Oriente sono assetate di pace, sicurezza, progresso, e hanno il diritto di garantire un futuro migliore alle loro generazioni future, attraverso l’utilizzo di questa tecnologia.

La Guida Suprema ha associato il nucleare al progresso, ma ne ha anche rimarcato la pericolosità, sottolineando come fino ad ora solo il governo degli Stati Uniti d’America, da lui definito “Criminale atomico”, abbia utilizzato il nucleare attaccando il “popolo oppresso” di Hiroshima e Nagasaki con le bombe atomiche, in una guerra “ingiusta e disumana”.

Negli ultimi anni, un certo numero di governi che possiedono armi nucleari, ha continuato la Guida Suprema, insistono nel mantenere l’opzione nucleare, violando il TNP e fornendo il regime sionista di armi nucleari e di sostegno alle sue politiche. Questi paesi, con a capo gli aggressivi Stati Uniti, costituiscono una seria minaccia per la regione del Vicino Oriente e del mondo intero.

Khamenei ha spiegato gli scopi della Conferenza internazionale sul disarmo nucleare: indagare sulle minacce poste dalla produzione e immagazzinamento delle armi nucleari nel mondo e proporre soluzioni realistiche per contrastare questa minaccia per l’umanità. Ciò preparerà il terreno per l’adozione di misure per salvaguardare la pace e la stabilità.

L’Iran, dunque, si sente più di qualsiasi altra nazione in pericolo, a causa della produzione e dello stoccaggio di armi nucleari, chimiche, biologiche, ed è pronta ad utilizzare tutti i suoi impianti per contrastare tali minacce.

Inoltre, Teheran sostiene che l’uso di armi nucleari sia haram (proibito religiosamente) e che sia dovere di tutti i Paesi fare degli sforzi per evitare all’umanità questo grande disastro.

Gli ha fatto eco il Presidente Ahmadinejad, il quale ha inveito contro l’“ipocrisia nucleare” degli Stati Uniti, un’ipocrisia più volte ribadita, anche recentemente, dai vertici turchi e dai Paesi arabi, e la necessità della creazione di un organismo internazionale indipendente incaricato di sorvegliare il disarmo nucleare.

Questo insieme di iniziative sono state lanciate anche in vista della conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione che si svolgerà a maggio e da cui si spera possa emergere rafforzato il regime di non proliferazione.

Dopo il completo fallimento del 2005 gli esperti di non-proliferazione guardano all’appuntamento del 2010 come un’occasione fondamentale per dimostrare che il Trattato di non proliferazione nucleare, e il regime di non-proliferazione in generale, non sono destinati al collasso.

Al momento, le prospettive per la prossima conferenza di riesame, che avrà luogo a New York dal 3 al 28 maggio 2010, sembrano essere moderatamente incoraggianti. Tra le cause dell’ottimismo c’è senz’altro l’atteggiamento propositivo e più disponibile al compromesso dell’amministrazione Obama.

Sono diversi i temi ‘spinosi’ su cui, però, la conferenza potrebbe arenarsi: anzitutto il problema di come rendere più efficaci i controlli dell’Aiea e la vicenda del nucleare iraniano. Se la disputa tra l’Iran e il Consiglio di Sicurezza dovesse inasprirsi la conferenza rischia di diventare un’arena per lo scontro del tutto politico tra gli Usa e i loro sostenitori da una parte, e l’Iran dall’altra. La politicizzazione di molte questioni tecniche, come per l’appunto l’intrusività delle ispezioni Aiea, impedirebbe la formazione di intese, in definitiva contribuendo a prolungare l’attuale stallo ed erodendo ulteriormente la solidità del regime di non-proliferazione.

Oggi più che in passato l’equilibrio tra potenze nucleari e stati non nucleari sembra essere diventato instabile. I casi della Corea del Nord e dell’Iran, il fatto che gli Stati nucleari ‘non dichiarati uffialmente’ – Israele, India (5) e Pakistan – non sono stati duramente sanzionati, e infine la mancanza di progressi nel processo di disarmo, hanno minato sia l’autorità sia la credibilità del Tnp.

È quindi di cruciale importanza ricreare le condizioni perché l’intrinseca discriminazione che sta alla base del Tnp possa nuovamente essere rappresentata come accettabile e anzi in definitiva come una misura di salvaguardia della sicurezza internazionale. L’obiettivo va perseguito cercando di sincronizzare nuovamente i tre pilastri del Tnp, non proliferazione, disarmo e cooperazione, al fine di rilanciare un compromesso reciprocamente vantaggioso.

* Chiara Cherchi è dottoressa in Scienze politiche

  1. http://www.eurasia-rivista.org/3723/trattato-start-tra-usa-e-russia-un-barlume-di-intesa;
  2. http://www.eurasia-rivista.org/3911/il-“neo-conservatorismo-democratico”-di-barack-obama;
  3. La visita in Cina del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, si è tenuta lo scorso 22 febbraio 2009 (www.timesonline.co.uk/tol/news/world);
  4. http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/LD10Ak02.html;
  5. L’India, addirittura, ha ottenuto un vantaggioso accordo nucleare dagli Stati Uniti.

Condividi

Articolo precedente

Dimitri Rogozine: «Non au NATO-centrisme et à l’encerclement de la Russie»

Articolo successivo

Bolivia: Morales in crisi?