Fonte: Peter Symonds WSWS http://www.wsws.org/ 29 gennaio 2010

Sulla scia delle elezioni presidenziali nello Sri Lanka, Colombo è diventato un focolaio d’intrighi e di voci: le due fazioni della classe dirigente, quella che supporta il vincitore, Mahinda Rajapakse, e gli l’altra il perdente, il Generale Sarath Fonseka, manovrano e si preparano ad aprire una guerra politica. Lungi dal porre fine alla lotta elettorale, l’elezione ha spianato la strada a una crescente instabilità.

Eventi straordinari si sono verificati durante gli ultimi tre giorni: l’assedio da parte dei soldati, dell’albergo in cui alloggiava Fonseka, col governo che l’accusava di preparare un colpo di stato, le contraccuse di Fonseka, che dice che il governo è sul punto di arrestarlo o di assassinarlo, la richiesta della cancellazione delle elezioni, e le minacce di azioni legali da entrambi le parti.

Che cosa c’è dietro questa forte rivalità? I due uomini hanno essenzialmente la stessa agenda politica interna. Il Generale Fonseka era nella cerchia del presidente Rajapakse, quando guidò la spietata guerra comunitaria contro le Tigri di Liberazione del Tamil Eelam (LTTE), che ha portato alla sconfitta delle LTTE, nel maggio scorso. Fonseka ora s’è impegnato a ripristinare la democrazia in Sri Lanka, ma come Rajapakse, è responsabile di crimini di guerra e di attacchi contro i diritti democratici. Se ha paura di essere assassinato, è perché conosce benissimo le operazioni degli squadroni della morte filo-governativi, che hanno ucciso centinaia di politici, giornalisti e persone comuni nel corso degli ultimi quattro anni.

Il programma economico dei due uomini è identico. Entrambi hanno attuato la campagna elettorale facendo promesse fantasiose, che sapevano di non poter mantenere. Rajapakse ha promesso di trasformare l’isola in un “miracolo asiatico” e di raddoppiare il PIL pro capite in sei anni. Fonseka ha detto, in modo demagogico, che potrebbe risolvere tutti i problemi del paese eliminando “gli sprechi e la corruzione“, come se l’impatto di 26 anni di guerra civile e crisi economica potessero essere cancellati, semplicemente mettendo fine alle pratiche corrotte dei fratelli Rajapakse. In realtà, Rajapakse e Fonseka si sono impegnati ad imporre l’intero onere del peggioramento della crisi economica sulle spalle dei lavoratori, e a usare l’apparato della polizia di stato, costruito durante la guerra, per reprimere l’opposizione.

La ragione principale delle beghe politiche non si trova a Colombo. Dalla sconfitta del LTTE, il paese è stato trascinato nel vortice delle rivalità tra le grandi potenze. La posizione strategica dello Sri Lanka in Asia meridionale, a cavallo delle vie principali marittime che vanno dal Medio Oriente e dall’Africa all’Asia e al Nord-est del Pacifico, l’ha messo, sempre più, al centro dell’attenzione da parte delle grandi potenze. La Cina, che cerca di proteggere i suoi traffici marittimi, ha utilizzato la guerra per sostenere la sua posizione a Colombo – fornendo armi, aiuti e sostegno diplomatico in cambio di concessioni economiche e politiche, tra cui un nuovo importante porto nel sud, ad Hambantota. India, Pakistan, e le potenze europee, sono in competizione per guadagnare influenza in Sri Lanka.

Tuttavia, il principale fattore di destabilizzazione si trovano a essere gli Stati Uniti, decisi a contrastare la crescente influenza della Cina in Asia, e internazionale, anche nello Sri Lanka. Dopo la sconfitta del LTTE, l’amministrazione Obama, che aveva espresso il proprio sostegno alla guerra di Rajapakse, ha cinicamente giocato la carta dei “diritti umani“. Di concerto con gli europei, Washington ha presentato una risoluzione al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che chiede un’inchiesta sui crimini di guerra nello Sri Lanka, per esercitare pressioni sul governo Rajapakse. La Cina è anch’essa coinvolto nel gioco diplomatico, bloccando la risoluzione degli europei e degli Stati Uniti e fornendo supporto alla risoluzione del governo dello Sri Lanka, che elogiava la sua vittoria nella guerra contro il terrorismo.

All’inizio di dicembre, gli Stati Uniti hanno cambiato la loro posizione. Un importante rapporto intitolato “Sri Lanka: Definizione della strategia americana dopo la fine della guerra”, della commissione affari esteri del Senato US, ha evidenziato il pericolo che rappresentava per gli Stati Uniti, l’aumentata influenza della Cina a Colombo, e dichiara apertamente che gli Stati Uniti “non possono permettersi di perdere lo Sri Lanka“. Esso propone “un nuovo approccio che farebbe aumentare l’influenza degli Stati Uniti nello Sri Lanka“, che avrebbe utilizzato incentivi economici, commerciali e di sicurezza. Per quanto riguarda i “diritti umani“, anche se questa è una questione importante, dice il rapporto, “la politica americana nello Sri Lanka può essere considerata sotto un solo aspetto. Questo non è efficace nel realizzare una vera riforma, e noi perderemo sul tema cruciale degli interessi strategici degli Stati Uniti in questa regione.”

Rajapakse è ben consapevole che non può permettersi di alienarsi gli Stati Uniti. Nelle recenti elezioni presidenziali, si vantava di essersi opposto un complotto “internazionale” che avrebbe salvato l’LTTE e infangato l’esercito con accuse di crimini di guerra. Ma la sua posizione anti-occidentale e la sua difesa del “piccolo Sri Lanka” è sempre stata molto prudente. Se ha ricordato i crimini di guerra di Washington in Afghanistan, è stato solo per meglio giustificare i suoi. E’ sempre stato molto attento a non fare nomi, e dice con tutti i mezzi, che vuole migliorare le sue relazioni con i “cospiratori“: gli Stati Uniti e in Europa.

Le relazioni di Fonseka con Washington sono molto confuse. Ha visitato gli Stati Uniti alla fine di ottobre 2009, presumibilmente per rinnovare la sua carta verde (permesso di lavoro negli Stati Uniti) e per visitare i parenti. In questa occasione, gli è stato abbiamo chiesto di andare volontariamente al Dipartimento di Sicurezza Nazionale, presumibilmente per rispondere domande riguardanti crimini di guerra commessi dal ministro della Difesa, Gotabhaya Rajapakse. Con rabbia, Colombo si era opposta alla riunione, che è stata poi annullata. Se la natura delle discussioni tra i funzionari degli Stati Uniti e Fonsaka, sono circondate dal segreto, egli ha annunciato che lasciava l’esercito, pochi giorni dopo il suo ritorno a Colombo, e ha iniziato una campagna in opposizione alle posizioni anti-occidentali di Rajapakse.

Quale sarà il futuro delle relazioni tra Washington e Rajapakse, è difficile da prevedere. Ma è certo che la rivalità tra le grandi potenze, principalmente tra gli Stati Uniti e la Cina, ha aumentato l’instabilità di una situazione politica già esplosiva e instabile nello Sri Lanka. Qualunque sia l’esito, la guerra tra fazioni che imperversa nella élite al potere, aggraverà la crisi economica dell’isola e, di conseguenza, la determinazione di chi emergerà come vincitore per l’avvio di assalto selvaggio alla posizione sociale della classe operaia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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