Oggi è sui i titoli dei giornali: gli Stati Uniti stanno negoziando con il governo Aquino per aumentare la propria presenza militare nel paese attraverso esercitazioni militari congiunte più frequenti e altre attività di cooperazione militare, e aumentare il numero delle truppe dispiegate nel paese. Le recenti dichiarazioni politiche e le visite da parte dei funzionari statunitensi hanno condotto a questo punto.

L’amministrazione Obama ha dichiarato, come parte dei tagli alla spesa, che si muoverà a risistemare la concentrazione delle truppe schierate all’estero, dall’Iraq e dall’Afghanistan alla regione Asia-Pacifico. Poi la visita della segretaria di stato statunitense Hillary Clinton, cui ha fatto seguito recentemente una delegazione di senatori statunitensi, che comprendeva l’ex candidato presidenziale repubblicano dell’Arizona John McCain, i senatori Joseph Lieberman (Connecticut), Sheldon Whitehouse (Rhode Island) e Kelly Ayotte (New Hampshire).

Invece di prendere una posizione di negoziato, il governo Aquino sta ora praticamente chiedendo agli Stati Uniti di aumentare il numero delle truppe presenti nel Paese, dagli attuali 600 soldati delle US Special Forces, in ogni momento, e rendere più frequente le esercitazioni militari congiunte. Il governo Aquino si giustifica sollevando lo spettro di un potenziale conflitto con la Cina sulle isole Spratly, e dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero aiutato le Filippine nel caso in cui la guerra scoppiasse. Il governo Aquino ha praticamente preso al balzo la linda e lineare manovra degli Stati Uniti.

Non è forse vero?

Prima di tutto, gli Stati Uniti agirebbero solo in base ai propri interessi. Questo è chiaramente indicato nei documenti politici degli Stati Uniti ed è stato dimostrato, storicamente, nella pratica. Quando il dittatore Ferdinand E. Marcos chiese il sostegno degli Stati Uniti nel conflitto del Paese con la Malesia, sul Sabah, gli Stati Uniti non risposero. Allo stesso modo, quando il conflitto sulle pretese per le isole Spratly esplose, gli Stati Uniti chiarirono che non erano obbligato ad agire in favore delle Filippine.

Fu solo più tardi, quando sembra ancora non esserci fine alla crisi economica mondiale e la Cina resiste sempre più alle imposizioni dell’OMC, gli Stati Uniti si sono uniti alla mischia. Inoltre, la Shanghai Cooperation Organization, di cui la Cina è uno dei motori primi, sta gradualmente consolidando le sue fila.

Secondo il sito GlobalSecurity.org, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai affonda le sue radici sui Cinque di Shanghai: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, il cui obiettivo è quello di rafforzare la fiducia gli stati membri riducendo vicendevolmente il dispiegamento di truppe e armamenti sulle frontiere comuni. Tuttavia, con la fondazione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) nel giugno 2001, che coincise anche con l’accettazione dell’Uzbekistan come membro, la SCO ha ampliato i propri settori di cooperazione.

Secondo la Carta SCO, che è stata firmata nel giugno 2002, le sue aree di cooperazione comprendono:

1. Mantenimento della pace e rafforzamento della sicurezza e della fiducia nella regione;
2. Ricerca di posizioni comuni sulle questioni di politica estera di comune interesse, comprese le questioni che sorgono all’interno delle organizzazioni internazionali e dai consessi internazionali;
3. Sviluppo e attuazione di misure volte a contrastare congiuntamente terrorismo, separatismo ed estremismo, narcotraffico e traffico illecito di armi e altri tipi di attività criminali di carattere transnazionale, e anche l’immigrazione clandestina;
4. Coordinamento degli sforzi nel campo del disarmo e controllo degli armamenti;
5. Sostegno e promozione della cooperazione economica regionale in varie forme, favorendo il commercio e gli investimenti, al fine di realizzare gradualmente la libera circolazione di merci, capitali, servizi e tecnologie;
6. Uso efficace delle delle infrastrutture di trasporto e di comunicazione disponibili, miglioramento delle capacità di transito degli Stati membri e sviluppo di sistemi energetici;
7. Una sana gestione ambientale, tra cui gestione delle risorse idriche della regione, e la realizzazione di particolari programmi e progetti ambientali congiunti;
8. L’assistenza reciproca nella prevenzione delle catastrofi naturali e artificiali ed eliminazione delle loro implicazioni;
9. Scambio di informazioni legali nell’interesse di sviluppo della cooperazione all’interno SCO;
10. Sviluppo di interazioni in ambiti quali la scienza e tecnologia, istruzione, sanità, cultura, sport e turismo.

Così, la SCO si sta sviluppando per divenire un blocco politico, militare ed economico che rappresenta una sfida per l’egemonia statunitense nella regione. Secondo la statunitense Council on Foreign Relations, la SCO è arrivata al punto di chiedere il ritiro delle truppe statunitensi nella regione. Ha anche condotto esercitazioni militari congiunte.

Economicamente, la SCO copre 30 milioni di chilometri quadrati e comprende una popolazione complessiva di 1,46 miliardi di abitanti, il 20,8 per cento della popolazione mondiale di 6991 milioni. E’ anche una delle regioni del mondo dei più ricche di risorse energetiche.

Nel luglio 2005, l’Iran, il Pakistan e l’India hanno ottenuto lo status di osservatore. La Russia chiede agli stati membri di accelerare l’iter di adesione di questi paesi. Ciò renderebbe la SCO ancora più forte.

Quale sarebbe la mossa degli Stati Uniti contro la Cina in difesa delle Filippine?

L’interesse degli Stati Uniti sull’Asia ruota intorno al contenimento della Cina e della crescita della SCO, e assicurarsi la sua sfera di influenza economica sulla regione più popolosa del mondo. L’Asia ospita 4,14 miliardi di persone, ovvero il 59 per cento della popolazione mondiale. Le aziende statunitensi sbavano all’idea di curva degli investimenti e delle esportazioni degli Stati Uniti in Asia. E non rischierebbero di entrare in un conflitto con il mercato più grande e destinazione principale dei loro investimenti in Asia: la Cina. Inoltre, la Cina è troppo grande per conquistarla militarmente. Le maggiori potenze del mondo – Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Giappone – hanno cercato di farlo fino alla seconda guerra mondiale ma non ci sono riusciti.

Inoltre, gli Stati Uniti ci penserebbero due volte prima di provocare un conflitto armato con la Cina. La Cina ha sorpassato il Giappone quale più grande creditore degli Stati Uniti. Secondo un rapporto Reuters, la Cina detiene 906,8 miliardi dollari in buoni del tesoro statunitensi. Il Giappone, che era il più grande creditore degli Stati Uniti, è sceso al secondo posto con 877,4 miliardi dollari in buoni del tesoro statunitensi.

Qual è lo scopo della mossa degli Stati Uniti di voler aumentare la frequenza delle esercitazioni militari congiunte e il numero delle truppe dispiegate nel paese?

Questo fa parte del grande piano che comprende la permanenza delle truppe in Corea del Sud e Giappone che, secondo i rapporti, vanno da 70.000 a 85.000; il dispiegamento di 2.500 marine e il rafforzamento della cooperazione aeronautica con l’Australia, e lo stazionamento di navi da combattimento a Singapore.

Gli Stati Uniti hanno detto che non sono interessati a ricostruire le loro basi militari nel paese. Questo è un elemento di verità, perché gli Stati Uniti non possono più permettersi di mantenere parecchie basi permanenti all’estero. Secondo la 2010 US Quadrennial Defense Review, ci sono tre elementi chiave nell’atteggiamento della difesa degli Stati Uniti: le forze di stanza avanzate e dispiegate, capacità e attrezzature; una rete di infrastrutture di sostegno all’estero; e una serie di trattati, di accesso, di transito e di accordi e d’intese di protezione con gli alleati e i partner chiave.

Ma questo non nega il fatto che basi o non basi, gli Stati Uniti sono decisi a proiettare la loro potenza militare nella regione.

Le Filippine si avvantaggeranno da una maggiore presenza statunitense nel paese e nella regione?

Se si considera il trasferimento di dismessi e obsoleti navi della guardia costiera degli Stati Uniti come un beneficio, allora forse sì. Se si considera l’addestramento delle truppe AFP nel targeting, nelle torture e nell’uccisione di nostri compagni e fratelli filippini Moro, che resistono alle imposizioni degli Stati Uniti e alle politiche oppressive, antipopolari del governo, in nome della lotta al terrorismo e all’insurrezione come benefici, allora sarebbe un altro sì.

E poi, anche se gli Stati Uniti sostenessero le rivendicazioni delle Filippine sulle isole Spratly, quale sarebbe il guadagno da ciò pr il popolo filippino? Solo le compagnie petrolifere giganti trarrebbero vantaggio dalle riserve di petrolio nelle isole. Prendete i giacimenti di gas e petrolio di Malampaya, per esempio. Mentre la Shell fa un grande spettacolo nel pagare 1,1 miliardi di dollari in royalty al governo, per l’estrazione e la lavorazione di gas naturale, questo è reso insignificante dal fatto che mai le sue operazioni hanno reso più economici i prezzi di gas e petrolio nel paese. Né di seguito, ha reso il paese più autosufficiente nel settore dell’energia.

Oltre a proiettare la sua potenza militare nella regione, le truppe statunitensi sono qui per garantire che le politiche di liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione dettate dagli USA siano mantenute, ed i suoi investimenti nel paese e nella regione siano tutelati e promossi.

Così, invece di chiedere l’elemosina agli Stati Uniti incrementandone la presenza militare nel paese, il governo Aquino dovrebbe lavorare per l’abrogazione del trattato di mutua difesa US-RF, l’accordo di mutua assistenza logistica e l’accordo sulle Visiting Forces, chiedendo il ritiro di tutte le truppe straniere nel Paese. Cioè a meno che, gli Stati Uniti, e non il popolo filippino, siano il vero capo del governo Aquino.

FONTE: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=28959

Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://sitoaurora.altervista.org/home.htm
http://aurorasito.wordpress.com


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