Fonte: Asia Times 16 ottobre 2009

KATHMANDU – Il leader maoista del Nepal, Prachanda, compirà una visita nella città di Shaoshan, nella provincia di Hunan, durante un viaggio in Cina in questa settimana. Questa sosta sul luogo della nascita di Mao Zedong, ricalca quella fatta l’anno scorso, come primo ministro, in Germania, – mentre viaggiava verso la sede delle Nazioni Unite di New York, – a Treviri, dove è nato Karl Marx.

Il desiderio si Prachanda di visitare i luoghi in cui alcuni dei più grandi ideologi del mondo sono nati, deriva da un interesse profondo negli originari concetti comunisti, e dal confronto con la realtà di oggi.

Il partito che Prachanda attualmente dirige, il Partito Comunista del Nepal (Maoista), ha membri dogmatici che credono che il comunismo in Cina sia stato diluito dal leader successivi, nel loro tentativo di modernizzare il loro paese. Alcuni di essi, inoltre, non vede alcuna ragione plausibile per screditare la tumultuosa Rivoluzione culturale del 1966-1976, e ci sono alcuni altri che criticano radicalmente il leader Deng Xiaoping, per aver deviato dal percorso originale, a vantaggio della prosperità economica di pochi.

Prachanda sarà accompagnato dal suo mentore e collega anziano, Mohan Baidya “Kiran“, per un eventuale discorso politico, di livello ideologico. Il portavoce del partito e altro leader di spicco, Krishna Bahadur Mahara, ha ammesso che la delegazione ad alto livello cerca di sfruttare l’opportunità di capire, in prima mano, gli eventi, le tendenze e le realizzazioni della Cina da quando è nata la Repubblica popolare cinese, nell’ottobre 1949.

C’è molto da imparare dalle esperienze del nostro vicino del nord“, ha detto Prachanda ad Asia Times Ondine, alla vigilia del suo viaggio. È il presidente del partito che ha vinto il maggior numero di seggi – anche se non la maggioranza assoluta – in occasione delle elezioni dell’Assemblea nazionale, tenutesi nell’aprile 2008.

L’assemblea ora sta redigendo una nuova costituzione, per sostituire quella provvisoria, e che mira ad istituzionalizzare il Nepal come repubblica federale. Membri i maoisti nell’assemblea di stato insistono sul fatto che il paese ha una presidenza esecutiva e un sistema multipartitico, in cui il partito principale guida gli altri partiti, e che non vi è un’opposizione ufficiale tra i banchi, come nei paesi col sistema di Westminster.

Questo significa il modello cinese, ma i leader maoisti sono riluttanti a esprimere pubblicamente le proprie preferenze. Il Nepal, dal momento dalla liberazione dal sistema autocratico nel 1951, ha praticato solo il modello adottato nei paesi con una democrazia parlamentare.

Prachanda ha detto che le fasi della Cina vanno dall’insurrezione e dalla rivoluzione al grande balzo in avanti per la prosperità – soggetti di cui i suoi compagni sarebbero interessati. “Siamo ovviamente disposti a conoscere i maggiori dettagli dell’esperienza cinese [nei passati] 60 anni“, ha spiegato Prachanda.

Prachanda sembra molto affascinato dall’osservazione di Chris Patten, ultimo governatore britannico di Hong Kong, al momento del suo ritorno alla Cina nel 1997, in un articolo pubblicato in coincidenza con le celebrazioni del 1° ottobre in Cina, “Mao ha reso orgogliosa la Cina. Deng l’ha resa prospera“.

Il commento positivo di Prachanda sulla Cina è stato prontamente ricambiato da un dirigente cinese. L’alto consulente politico Cinese, Jia Qinglin, ha assicurato Prachanda che la sua visita avrebbe avuto “un grande impatto positivo e di vasta portata sulle relazioni tra i due paesi, così come le relazioni tra i due partiti“.

Gli analisti vedono questi gesti iniziali come l’indizio del desiderio di Pechino di sviluppare rapporti inter-partitici. “Ed infatti sta già assumendo un significato tangibile“, ha detto Rajeshwar Acharya, ambasciatore del Nepal in Cina dal 1998 al 2002. Dopo la fine della monarchia, i cinesi sembrano essere alla ricerca di un alleato affidabile in Nepal, i maoisti sembrano essere disposti ad assumere questo ruolo. La politica cinese ha bisogno di essere analizzata anche nel contesto del desiderio trasparente di Pechino di ampliare i suoi contatti e collegamenti in tutta la regione dell’Asia meridionale.

Questo nuovo scenario si sta delineando dopo gli alti e bassi del governo Prachanda, diventato primo ministro nell’agosto 2008. Aveva poi rotto la tradizione non scritta che la prima visita all’estero, del primo ministro del Nepal, venisse fatta in India, volando a Pechino, dove i leader cinesi stavano partecipando alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Pechino. Essi hanno espresso soddisfazione per la visita in Cina, del nuovo primo ministro del Nepal, dopo appena una settimana dall’assunzione della carica.

Ma l’entusiasmo è rapidamente scomparso una volta che Prachanda ha detto ai media di Kathmandu, che la sua “prima visita politica” sarebbe stata, dopo tutto, in India. Molti dei guru della politica del Nepal, hanno criticato Prachanda per avere fatto inutilmente delle scuse. “Ha perso la benevolenza da entrambe le parti – Nord e Sud”, ha detto l’ex ambasciatore Acharya.

Una possibilità di ricucire si ebbe a maggio. Ma Prachanda s’è improvvisamente impigliato sul licenziamento dell’allora capo dell’esercito, causando la cancellazione della visita in Cina all’ultimo momento. Una teoria del complotto messa in giro, afferma che Nuova Delhi ha voluto evitare che Prachanda firmasse un nuovo trattato di pace e amicizia con la Cina, la cui bozza era stata già consegnata al Primo Ministro del Nepal, da un funzionario cinese in visita a Kathmandu. “Questo resta un mistero“, ha detto Prachanda a questo corrispondente, senza spiegarsi.

L’intreccio ha portato alle dimissioni di Prachanda dalla Premiership, il 4 maggio. L’annuncio televisivo delle sue dimissioni conteneva questa affermazione astiosa: “Non siamo pronti inchinarci davanti ai padroni stranieri, ignorando il sangue di decine di migliaia di patrioti.” Anche se non ha indicato nessun paese, il riferimento all’India era evidente.

E’ accaduto che Prachanda fosse a Pechino, al momento in cui il ministero degli esteri cinese ha espresso “profonda insoddisfazione” per il viaggio del Primo ministro indiano Manmohan Singh nel disputato stato indiano di Arunachal Pradesh. New Delhi ha prontamente respinto le affermazioni cinesi.

Un’altra area tradizionalmente di interesse cinese, sono i rifugiati tibetani in Nepal, che svolgono la campagna di proteste di piazza per il “Tibet libero“, di volta in volta. Mentre il Nepal sostiene la politica di “una sola Cina“, come fanno molti altri paesi, compresi gli Stati Uniti, il suo confine poroso con l’India è stata una fonte di problemi, per qualche tempo.

Eppure i cinesi sanno che tali proteste sono state effettivamente frenato durante il mandato di Prachanda come primo ministro. Nel frattempo, è giunta da Washington la notizia che il presidente Barack Obama si è rifiutato di incontrare il leader spirituale tibetano in esilio, il Dalai Lama, in vista della prevista visita di Obama in Cina, il mese prossimo. Questo approccio americano aiuta inevitabilmente le autorità nepalesi ad essere più salde nei loro rapporti con i potenziali creatori di problemi.

I report dei media Indiani riflettono la crescente preoccupazione a New Delhi, circa un presunto aumento dell’influenza cinese in Nepal. I diplomatici cinesi, tuttavia, non sono d’accordo con questa percezione. In una recente intervista data a questo corrispondente, l’ambasciatore cinese, Qui Guohong, le ha definite, in una dichiarazione, “infondate e prive di fondamento“.

I nostri rapporti di amicizia con il Nepal non sono rivolti contro un qualsiasi altro paese“, ha aggiunto, dicendo che la Cina ha voluto relazioni stabili con il Nepal.

Si tratta di una opinione diffusa che, a differenza dell’India, la Cina non vuole immischiarsi nel processo politico interno  del Nepal. E se si dovesse misurare questo aspetto sulla base dei punti percentuali, secondo Mahara, capo dell’unità per gli affari internazionali del partito maoista, il 90% della colpa dovrebbe andare all’India e il resto alla Cina.

Dopo tutto, quanto sono differenti i maoisti nepalesi dai maoisti indiani, chiamati anche Naxaliti, contro cui Nuova Delhi è determinata a scatenare le sue forze di sicurezza, al fine di debellare il terrorismo? Nel rispondere a questa domanda, Prachanda ha chiarito che i lavoratori del suo partito sono sensibilmente diversi dai maoisti indiani, nonostante un ampio convergenza ideologica.

Siamo già una forza politica legittima in Nepal – tramite una serie di accordi di pace ed un processo di pace in corso, testimoniato dalle Nazioni Unite“, ha detto. I tentativi di isolarci, ha detto, potrebbero essere controproducenti, portando ad una rapida diffusione di un movimento violento in tutta l’Asia meridionale.

La rinnovata buona volontà dalla Cina favorirà il lavoro per ampliare la base popolare di Prachanda in Nepal, e lo renderà capace di estromettere l’attuale Primo ministro, che è accusato di essere effettivamente a capo di un regime fantoccio? Le classi chiacchierone di Kathmandu fanno supporre di sì.

Dhruba Adhikary è un giornalista di Kathmandu.

Traduzione di Alessandro Lattanzio
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