L’ascesa pacifica della Cina è senz’altro l’evento più grandioso degli ultimi decenni.

L’antico Paese al centro (Zhong Guo’) torna così a riempire di senso il proprio nome, riproponendosi come un’ imprescindibile crocevia economico e diplomatico.

E’ un Paese che a lungo è stato isolato, si è sentito in assedio, e tutt’ora si vede circondato da alleati degli Stati Uniti o comunque ex nemici (Russia, India, Giappone, Corea del Sud, Indonesia). E’ stato per secoli una potenza continentale, e oggi la natura del suo sviluppo economico energivoro la costringe a proiettarsi su mari lontani. E’ un Paese impregnato di patriottismo, dove il ricordo  del “secolo delle umiliazioni” viene diffuso dalla propaganda e diventa un elemento fondamentale dell’identità culturale.

Abbandonate le proprie strategie di destabilizzazione, la Cina è emersa come centro di potere e ha contribuito a generare e consolidare una serie di accordi bilaterali e minilaterali in materia di economia, sicurezza e cultura.

Con riferimento all’Asia gli studiosi cinesi descrivono un quadro in cui spiccano tre attori principali: gli Stati Uniti che desiderano rafforzare la propria leadership mondiale, esprimono valori occidentali che intendono propagare nel mondo e dispongono di forza militare impareggiabile; Il Giappone il quale si allinea ai valori occidentali in coalizione con USA e UE e persegue la stabilizzazione dell’Asia attraverso una forte alleanza con gli USA desideroso di diventare membro permanente del CdS. Infine la Russia la quale punta a interrompere il declino del proprio prestigio internazionale e persegue l’accrescimento della propria influenza in Asia centralei. A fronte di questa percezione dell’ambiente circostante, Beijing ha prodotto un documento di policy denominato Libro Bianco sullo Sviluppo Pacificoii che illustra la propria strategia e che è di seguito riassunto.

Tabella – Sintesi del Libro bianco sullo Sviluppo Pacificoi

Caratteristiche dello scenario internazionale Sebbene in modo non lineare, si sta consolidando la tendenza verso la globalizzazione dell’economia e la multipolarizzazione del mondo.

Sono in atto cambiamenti nell’equilibrio di potere tra i principali attori internazionali: i loro interessi divergono con frequenza crescente, e ciò comporta un riallineamento dei vari paesi.

Tendenze a favore dell’ egemonismo e dell’ unilateralismo si ripropongono con rinnovato vigore.

Obiettivi strategici della RPC Lo sviluppo economico è il primo obiettivo, da concretizzarsi con la realizzazione di una società moderatamente e uniformemente prosperosa entro i primi vent’anni del XXI secolo.

E’ necessario impedire il manifestarsi di istanze separatiste nel paese e procedere sulla via della completa riunificazione nazionale. L’integrità del territorio e dei diritti marittimi deve essere preservata contro eventuali aggressori.

Occorre incrementare lo sviluppo economico e sociale in modo armonico al fine di accrescere la forza complessiva della nazione.

Metodo tattico impiegato in campo politico internazionale e militare Per la Cina è impraticabile l’espansionismo o la ricerca di una posizione egemonica.

La RPC aderisce ai principi dell’inviolabilità della sovranità nazionale, del perseguimento di una politica estera pacifica, e dell’impiego delle forze armate soltanto per fini di difesa nazionale.

Taiwan Per il popolo cinese si conferma la sacra responsabilità di impedire, eventualmente anche con il ricorso alle armi, l’indipendenza di Taiwan.
Il ruolo di Pechino nelle organizzazioni regionali per la sicurezza La Cina attribuisce grande importanza al ruolo dell’ ASEAN Regional Forum e ne sostiene lo sviluppo secondo i principi dell’assunzione delle decisioni per consenso e della bassa istituzionalizzazione.

La RPC sostiene le iniziative informali volte a incrementare la fiducia raciproca tra i vari partner asiatici.

La Shanghai Cooperation Organization gioca un ruolo di grande importanza per la stabilità della regione.

iFonte: CONSIGLIO DI STATO DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE, Libro Bianco sullo Sviluppo Pacifico; in Giovanni Andornino, Dopo la muraglia. La Cina nella politica internazionale del XXI secolo, pag. 141, Vita e pensiero, Milano 2008.

Origini: “L’acesa pacifica cinese” era lo slogan utilizzato dagli ufficiali e studenti nella Repubblica Popolare Cinese per descrivere l’approccio della politica estera del Paese all’inizio del XXI secolo. Il termine stesso fu utilizzato da Zheng Bijian nel 2003 durante il BOAO Forum per l’Asia e conseguentemente fatto proprio dai leader del PCC nei maggiori meeting internazionali.

Zheng Bijian, nel suo discorsoiv, ha sottolineato come nel passato l’ascesa di una nuova potenza ha spesso prodotto drastici cambiamenti politici globali e conflitti come conseguenza di una politica estera aggressiva e di potenza che porta in ultima istanza al fallimento. La Cina al contrario, spiega il massimo Consigliere, dovrà crescere in modo pacifico e collaborare per il mantenimento della pace e sicurezza internazionale.

Durante la sessione al BOAO Forum del 2004, il Presidente Hu Jintao sostituì lo slogan di ‘ascesa pacifica’ con quello di ‘sviluppo pacifico’ al fine di rassicurare le nazioni in Asia e gli USA che la crescita della RPC nel campo economico e militare non minaccerà la pace e la stabilità regionale e globale, altresì le altre nazioni trarranno reciproco vantaggio dallo sviluppo crescente della Terra di Mezzo.

Il Consiglio di Stato della RPC ha pubblicato il Libro Bianco sullo Sviluppo Pacifico nel 2005 definendo la strategia cinese in cinque capitoli così suddivisi:

  1. Lo sviluppo pacifico come inevitabile via per la modernizzazione cinese. La Cina è il piu’ grande Paese in Via di Sviluppo, e lo sviluppo economico secondo la globalizzazione è l’obiettivo principale. La RPC punta ad un mondo multipolare piuttosto che all’egemonia, ed instaura relazioni con gli altri Paesi sulla base dei Cinque Princìpi sulla Coesistenza Pacificav.
  2. Promozione della pace e sviluppo mondiale attraverso la crescita cinese. Un contesto internazionale pacifico è essenziale per lo sviluppo cinese, parte importante dello sviluppo globale. La Cina si impegna nella riduzione della povertà e si sforza a diminuire il suo consumo energetico. La crescita cinese ha attenuato gli effetti della recessione nel 2000.
  3. Svilupparsi facendo affidamento sulla propria forza, Riforme ed Innovazione. La Cina si svilupperà secondo la scienza. Svilupperà il mercato domestico ed aprirà un nuovo percorso di industrializzazione. Farà maggior uso delle tecnologie dell’informazione e dell’innovazione sfruttando il suo capitale umano attraverso l’educazione.
  4. Perseguimento del mutuo vantaggio e sviluppo comune con gli altri Paesi. La RPC rimarra’ aperta al mercato globale, nega mercantilismo e protezionismo. Essa promuove organizzazioni come l’Organizzazione Mondiale per il Commercio WTO e sostiene l’integrazione regionale tramite istituzioni come China-ASEAN Free Trade Area. Affronterà con gli altri Paesi i problemi dell’economia mondiale ed i conflitti sui tassi di cambio tra eguali. Continuerà ad investire all’estero e manterrà le sue esportazioni.
  5. Costruzione di un mondo armonioso e pacifico ed una comune prosperità. La Cina promuove la “democrazia nelle relazioni internazionali” con i Paesi interagendo alla pari attraverso il dialogo multilaterale. La RPC promuoverà la piena partecipazione dei Paesi in Via di Sviluppo negli affari internazionali e li aiutera’ nel loro stesso sviluppo. Auspica il perseguimento di un clima di fiducia reciproca e non una mentalità da guerra fredda, il controllo delle armi ed il disarmo nucleare. La Cina risolverà le sue dispute territoriali in modo pacifico.

La Repubblica Popolare è un Paese in ascesa, potenzialmente lo sfidante che si fa largo in un assetto mondiale basato sulla leadership del vecchio egemone, gli Stati Uniti. Una situazione intrinsecamente instabile, che si presta a continue incomprensioni reciproche.

La Cina ha pensato il fare umano sulla base di processi di generazione naturale e in continuità con essi. Di fronte all’eroismo dell’azione legato alla volontà la risposta cinese è il ‘non agire’. Non si tratta di disimpegno o passività e il loro successo economico globale lo dimostra. Il ‘non agire’ evoca l’idea della crescita silenziosa: la trasformazione invisibile dei rapporti di forze. Così Mencio ci invita a riflettere: “non si vede la pianta crescere, il ghiaccio sciogliersi o l’uomo invecchiare, in quanto il fenomeno della crescita è globale, impercettibilmente graduale, fondato sulla durata”vi.

Note:

iGiovanni Andornino, Dopo la muraglia. La Cina nella politica internazionale del XXI secolo, pag. 141, Vita e pensiero, Milano 2008.

iiTesto integrale in inglese del Libro Bianco sullo Sviluppo Pacifico: http://english.peopledaily.com.cn/200512/22/eng20051222_230059.html

iiiFonte: CONSIGLIO DI STATO DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE, Libro Bianco sullo Sviluppo Pacifico; in Giovanni Andornino, Dopo la muraglia. La Cina nella politica internazionale del XXI secolo, pag. 141, Vita e pensiero, Milano 2008.

vNel campo della politica estera, la RPC propone un proprio modello caratterizzato da una relativa coerenza sia nei contenuti sia nella continuità riscontrabile nelle linee generali, contenute nel catalogo dei cinque princìpi per la coesistenza pacifica. I cinque princìpi (rispetto per la sovranità e l’integrità statale, non-aggressione, non-interferenza negli affari interni degli stati, eguaglianza e mutuo vantaggio, coesistenza pacifica) furono enunciati per la prima volta da Zhou Enlai, storico premier della RPC, nel 1954, al termine di un incontro bilaterale con il suo omologo indiano. Nella dichiarazione del premier cinese si sottolineava come questi princìpi dovessero giungere col tempo ad informare le relazioni internazionali di tutti i Paesi. Mezzo secolo dopo, l’attuale Presidente della Repubblica Popolare Hu Jintao avrebbe ribadito la perdurante vitalità di tali princìpi in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione dell’ONU. Disponibile su: http://www.china-un.org/eng/zt/-shnh60/t212914.htm

viNuyen A. T., Confucianism, The idea of Min Pen and democracy, pag. 134.

*Erica Saltarelli è dottoressa in Relazioni internazionali (Università di Perugia)

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