Fonte: Strategic Culture Foundation http://en.fondsk.ru/print.php?id=2721 25.01.2010

Secondo il concetto strategico adottato dalle elite pakistane, l’obiettivo del programma nucleare del paese è quello di neutralizzare la minaccia rappresentata dall’India, la suo rivale storica che gode di una grande superiorità nelle forze convenzionali e nelle Armi di Distruzione di Massa. Inoltre, il possesso di armi nucleari eleva lo status internazionale di Islamabad, in particolare tra i “fraterni” paesi musulmani. I leader pakistani ribadiscono da sempre che l’intero programma nucleare è di carattere esclusivamente difensivo.
Il programma nucleare pakistano è nato nel gennaio del 1972, quando – dopo essere stato sconfitto dall’India nella guerra che ha portato alla costituzione del Bangladesh sul territorio che era la parte orientale del Pakistan – il paese ha preso la decisione politica di fare affidamento sulle ADM per contenere l’India. Il test nucleare dell’India del 1974, costrinse il Pakistan a rafforzare i suoi sforzi nel settore nucleare, e gli sforzi, nel quadro del programma, vennero notevolmente intensificati nei tardi anni ‘70, in gran parte grazie al contributo di Abdul Qadeer Khan, uno scienziato laureatosi in Germania, e che aveva acquisito nei Paesi Bassi le competenze sulle tecnologie dell’arricchimento dell’uranio. Khan tornò in Pakistan nel 1975, e in un anno portò il Pakistan sulla via dell’arricchimento dell’uranio. Secondo stime occidentali, nel 1986 il Pakistan possedeva serie riserve di materiali di fissione da usare nella produzione di armi nucleari. Ha eseguito il suo primo test nucleare nel 1987.
Islamabad dichiarò, il 28 maggio 1998, che aveva eseguito con successo cinque test nucleari, e inoltre che aveva testato una munizione nucleare da 12 KT, il 30 maggio 1998. La posizione ufficiale del Pakistan è stata che i test erano una reazione ai test nucleari effettuati dall’India l’11 e il 13 maggio 1998 (l’India ha compiuto un totale di cinque test nucleari). Accordi in materia di misure di fiducia (notifiche sul lancio di missili balistici, la proroga della moratoria dei test nucleari, ecc.) sono stati raggiunti da parte del Pakistan e dell’India a Lahore, nel febbraio 1999, durante i colloqui tra i rispettivi Primi Ministri N. Sharif e A. Vajpayeee.
Valutando lo stato del settore nucleare pakistano, esperti occidentali sottolineano che attualmente il paese ha la capacità di produrre munizioni relativamente nuove, leggere e compatto che offrono una vasta gamma di usi, compresi quello come testate di missili balistici. E’ ampiamente noto che altri paesi – in particolare la Cina – hanno aiutato il Pakistan ha raggiungere il livello attuale in materiali per la fissione e nelle tecnologie per i missili balistici. Washington afferma che Pechino ha svolto un ruolo chiave nella fornitura di tecnologie al Pakistan per la produzione di plutonio e la fabbricazione di moderne testate nucleari. C’è anche l’ipotesi che il Pakistan abbia ottenuto un significativo know-how nucleare dalla Francia e da altri paesi dell’Europa occidentale e – negli anni ‘90 – dalle repubbliche post-sovietiche.
Esperti statunitensi ritengono che l’arsenale nucleare del Pakistan sia in rapida crescita. Molto probabilmente, i fondi previsti per il paese, da Washington, per aiutarlo a combattere il terrorismo – per un totale di oltre 10 miliardi di dollari US a partire dal 2001 – hanno dato un impulso al processo. La preoccupazione degli Stati Uniti sulla questione è spiegabile – le forze dell’Islam politicizzato hanno una crescente influenza nel paese, fin dall’epoca del dominio del generale Zia-ul-Haq (1977-1988), e la comunità internazionale è preoccupata che il potenziale nucleare del Pakistan non possa essere sufficientemente tutelato dagli islamisti, dai seguaci pakistani di Bin Laden, in particolare. Questi ultimi sperano che la presa del potere a Islamabad, possa un giorno diventare il prologo a una fondamentale revisione geopolitica nel Grande Medio Oriente, e rovesciare l’equilibrio delle forze nella regione in favore dell’Islam radicale.
Diversi fattori hanno contribuito alla crescita dell’influenza politica dell’Islam politicizzato in Pakistan. In primo luogo, tali forze non incontrarono praticamente nessuna resistenza da parte del regime di Zia-ul-Haq – convinto che l’esercito dominasse completamente la politica del Pakistan, il generale, con leggerezza, tollerò gli islamisti. In secondo luogo, durante la presidenza di R. Reagan, l’alleanza geopolitica USA-Pakistan dovette mobilitare l’Islam radicale nella lotta contro l’URSS, il risultato è che gli islamisti alla fine ottennero un ruolo indipendente in Pakistan, e una più ampia politica regionale. In terzo luogo, i problemi socio-economici del Pakistan, che l’amministrazione del paese è stata chiaramente incapace d’indirizzare, ha creato una situazione in cui è stato naturale, per l’opposizione, unirsi sulla base di una ideologia semplicistica dell’Islam politicizzato, e che le masse facilmente assorbono. Nel complesso, i fattori di cui sopra danno una qualche credibilità all’ipotetico scenario secondo cui i sostenitori di uno “Jihad di stato”, prendano il potere a Islamabad, per combattere “i nemici dell’Islam” in Pakistan e altrove.
La possibilità jihadista fa si che l’esercito, che attualmente è la spina dorsale del sistema politico del Pakistan, manovri e guardi a varie forme di compromesso con i radicali islamici. La politica di “accondiscendenza” verso gli islamisti, definisce in gran parte il corso con cui l’amministrazione pakistana opera: le offensive militari contro i radicali sono in genere lente e inefficienti.
L’ambiguità nella posizione dell’esercito, relativa agli islamisti, alimenta le preoccupazioni sulla sicurezza del potenziale nucleare pakistano, la cui crescita, anche nell’attuale recessione economica mondiale, non sembra ostacolata. È diffusa, in Occidente, l’idea che il programma nucleare del Pakistan sia parzialmente sponsorizzato dall’Arabia Saudita, che guarda all’arsenale nucleare del Pakistan come una protezione dall’Iran. L’arsenale è stimato a 60-100 testate nucleari montate su missili balistici o basati sui caccia F-16 di fabbricazione statunitense. Le munizioni sono distribuite in tutto il paese, e per lo più sono conservate in strutture sotterranee.
Il Pakistan non ha mai firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, invocando il rifiuto dell’India ad aderire al regime, come giustificazione della propria posizione. S. Talbot, sottosegretario di stato degli USA, sotto B. Clinton, dice che un accordo con il Pakistan sulla questione è stato praticamente impossibile da raggiungere, e le possibilità di una comprensione si sono ridotte ulteriormente dopo la firma dell’accordo US-India sul nucleare, nel 2005.
Islamabad accusò che l’offerta simmetrica al Pakistan avrebbe dovuto essere parallelo all’accordo US-India sul nucleare. Ha aperto all’India l’accesso alle tecnologie avanzate nucleari, come ricompensa per aver consentito alla comunità internazionale, di esercitare la supervisione sul solo alcuni degli impianti nucleari indiani. Ovviamente, i leader pakistani hanno concluso che Washington ha scelto di schierarsi con l’India, e che non potevano considerare gli Stati Uniti come un alleato affidabile. La conseguenza immediata è stata che l’esercito opinò contro l’amministrazione civile, che adottava la dottrina di non essere la prima a utilizzare l’arma contro l’India.
I frequenti cambiamenti nella politica di Washington nei confronti di Islamabad – dall’abbandono de facto dei tentativi di vigilare sulle attività nucleari del Pakistan (con R. Reagan) e permettendo di produrre ADM (con G. Bush (senior)), all’applicare sanzioni in seguito ai test nucleari del 1998 – hanno influito sul processo di formazione della dottrina nucleare pakistana. Dovendo ricorrere al Pakistan, nella sua guerra contro il terrore e nelle operazioni in Afghanistan, G. Bush (junior) è stato costretto a revocare le sanzioni. Per motivi analoghi, scelta delle opzioni di B. Obama è limitata.
La mancanza di continuità e la marcata dipendenza dal contesto politico attuale, della politica di Washington, ha lasciato il Pakistan convinto che le sue manovre nella sfera del controllo nucleare siano totalmente svincolate. Inoltre, ogni pressione internazionale su Islamabad, temporaneamente, si traduce in un rafforzamento della politica degli islamisti all’interno del paese. Si tratta di una circostanza altrettanto rilevante che, il programma nucleare e la dottrina del Pakistan, godano di un assoluto sostegno popolare – la scelta pro-nucleare può essere, infatti, l’unico tema unificante nella società pakistana, altrimenti divisa. La popolazione pakistana ritiene che il potenziale nucleare sia una garanzia efficace dell’unità territoriale del paese, e che il rifiuto dell’aiuto dell’occidente, che si è offerto di salvaguardare i materiali di fissione e gli arsenali nucleari contro i jihadisti, sia stato un atto di affermazione della sovranità nazionale. Si può leggere tra le righe, nella dottrina nucleare pakistana, che in Pakistan, la missione di mantenere il potenziale nucleare legittimi l’attuale regime.
Pertanto, si tratta di una funzione politica della dottrina nucleare pakistana, che cementa la società di fronte alla lunga crisi della modernizzazione. Allo stesso tempo, la dottrina nucleare è efficacemente utilizzata come uno strumento di manipolazione delle masse, con aspetti nazionali e internazionali del processo che sono strettamente intrecciati. Ad esempio, i media pachistani stanno diffondendo l’idea che l’India stia conducendo una cyber-guerra contro il programma nucleare del Pakistan, congiuntamente con Israele. Gli esperti militari Pakistani dicono che il fine della guerra è quello di “screditare” il Pakistan, a livello internazionale.
I due temi chiave, per i media indiani, relativi al programma nucleare pakistano sono:
1. Il Pakistan è un giocatore nel disegno strategico della Cina, nel circondare l’India che, presumibilmente, sfocerebbe in un attacco nucleare contro l’India entro il 2017;
2. L’arsenale nucleare pakistano non è adeguatamente protetto contro Al Qaeda e le altre organizzazioni terroristiche internazionali.
Il giornalista pachistano F. Shah, dice che la cyber-guerra punta ai mercati finanziari, alle reti informatiche del governo, e alle comunicazioni di stato. Allo stesso modo, le informazioni sono in genere difficili da verificare, ma sono abbastanza utilizzabili in campagne di propaganda anti-indiane.
In realtà, tutte le manovre politiche affrontano limitazioni, il Pakistan e l’amministrazione non dovrebbero fare affidamento in modo così pesante, sui vantaggi della posizione strategica del paese. L’unica vera via alla sicurezza, sia nazionale che internazionale, è quello dello sviluppo. Il Pakistan ha bisogno di garantirsi una crescita economica stabile su tutto il territorio, e di affrontare seriamente problemi come la disoccupazione e lo squilibrio socio-economico.
Il fallimento del progetto di ammodernamento, su cui l’amministrazione pakistana puntava, ha già portato alla ‘talebanizzazione’ di gran parte del territorio del Pakistan e, in ultima analisi, può portare al crollo dello stato. Gli eventi stanno percorrendo una traiettoria simile a quella del Bangladesh (già parte del Pakistan), e l’evoluzione stessa del Pakistan nucleare, genererebbe problemi senza precedenti.
La logica della rivalità Pakistan-India, può portare a tali effetti negativi, come la rilocalizzazione permanente delle armi nucleari, l’accrescersi delle riserve di materiali fissile, a causa sia dell’arricchimento dell’uranio e sia della produzione su scala industriale di plutonio, la corsa ai missili balistici, che potrebbero inevitabilmente innescare lo sviluppo di sistemi di difesa antimissili, l’aumento del numero di armi nucleari, della produzione di massa di missili cruise, ecc.
È apparso evidente, nel corso degli ultimi dieci anni, che gli Usa hanno un’influenza limitata sul programma nucleare pakistano. La questione che si pone nel contesto è, se la Russia può fare nulla per stabilizzare la situazione di quasi conflitto creata dalla politica nucleare pakistana? Senza dubbio, arrestare il programma missilistico del Pakistan è al di là delle possibilità di Mosca, ma ci sono ancora alcune cose che si possono fare, per contribuire a raffreddare le tensioni tra Pakistan e India.
Lo scenario ipotetico della progressiva influenza della Russia sul pensiero politico dei circoli dominanti pakistani, è il seguente:
1. La rievocazione del partenariato strategico tra la Russia e il Pakistan, come esisteva negli anni ’60, e che culminò con l’incontro tra i leader sovietici e pakistani a Tashkent, mediato dal primo ministro sovietico A. N. Kosygin. Pakistan dovrebbe essere interessato al ritorno della Russia nella regione, dove potrebbe bilanciare l’influenza esercitata dalla Cina e dagli Stati Uniti. Il restauro dei legami tra la Russia e il Pakistan, nel commercio e nelle scienze, potrebbe essere il primo passo verso il ritorno della Russia.
2. La formazione di una architettura più complessa delle relazioni internazionali, con una nuova “geometria libera” e una nuova logica geopolitica. Il triangolo strategico Russia-India-Pakistan, può riemergere in Asia, grazie alla diversificazione delle strategie in politica estera dei tre paesi. Fino a poco tempo fa, l’élite politica indiana era solita, per quanto riguarda il potenziale progresso nelle relazioni tra la Russia e il Pakistan, considerarla una minaccia, ma mentre l’India sta rafforzando i suoi legami con la Russia, gli Stati Uniti dovrebbero fare la stessa cosa, in modo pragmatico, nel trattare con il Pakistan (in tutti i settori, ad eccezione della cooperazione tecnico-militare). Molto probabilmente, l’India vedrà la Russia come un fattore di contenimento delle ambizioni nucleari del Pakistan, nella nuova configurazione.
3. La Russia è tra i leader riconosciuti, a livello mondiale, sul mercato della tecnologia nucleare. Il Pakistan è interessato ad attirare le tecnologie nucleari civili, affinché il settore energetico sia al passo con la rapida crescita della popolazione. L’amministrazione pakistana ha dichiarato, numerose volte, che sarebbe facile cooperare con la Russia nel settore dell’energia nucleare.
Tale cooperazione a lungo termine, darebbe alla Russia maggiore influenza sull’Asia meridionale, e renderebbe possibile, alla diplomazia russa, lavorare con il Pakistan nel campo della non proliferazione.

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