La Cina è oggi una grande potenza sia sul piano economico, grazie ad una continua crescita economica, sia sul piano politico, in quanto guidata da una solida dirigenza.

Però, anche se viene considerata una grande potenza, al suo interno persistono forti squilibri sia economici sia sociali, e all’esterno, ancora non è del tutto risolto il problema della sua piena sovranità e dello status internazionale (1).

Per quanto riguarda la politica estera, la Cina persegue vari obiettivi:

  • prima di tutto il miglioramento delle relazioni con i Paesi limitrofi, per favorire gli scambi commerciali e perciò favorire a sua volta la crescita dell’economia dell’area;
  • la ricerca di accessi alle risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo. Per la Cina assicurarsi gli approvvigionamenti di petrolio e diversificare le fonti energetiche è un elemento chiave per la sicurezza nazionale;
  • l’opposizione all’egemonia americana;
  • la creazione di un ordine internazionale multipolare, attraverso una strategia che miri al contenimento dell’egemonia americana negli affari internazionali ma anche negli affari interni cinesi;
  • la continua ricerca di un ricongiungimento con Taiwan. L’annessione dell’isola significherebbe acquisire un’economia evoluta, fortemente globalizzata ma soprattutto implicherebbe una trasformazione essenziale della strategia marittima cinese (2).

Taiwan protegge, geopoliticamente, il cuore della Cina continentale dal lato dell’Oceano Pacifico e la sua annessione permetterà alla Cina di protendersi verso l’Oceano, controllare le coste sud-occidentali cinesi e di tutto il sud-est asiatico e soprattutto di chiudere a favore di Pechino la concorrenza con il Giappone.

La Cina nel contesto dell’Asia sud-orientale

La Cina è oggi un attore presente nella grande maggioranza delle questioni regionali e si è inserita nelle strutture multilaterali, con la funzione di punto di riferimento rassicurante e promotore di una crescita comune, e non solo economica, dell’Asia Orientale (3).

Sino alla fine del XIX secolo l’impero celeste aveva un potere culturale più che economico o politico visto l’enorme diffusione delle proprie rispettive specificità e della scrittura cinese.

Pechino poté interagire sovranamente con gli altri Paesi asiatici dopo la fondazione della Repubblica Popolare; in comune con questi Paesi aveva il bisogno di uscire dalla condizione di sottomissione ed arretratezza dovuti al dominio coloniale degli europei in Asia. In questo periodo fu anche isolata a livello internazionale a causa della Guerra di Corea.

Durante la “Guerra Fredda” lo scenario regionale perse importanza per quanto riguardava il ruolo strategico della Cina. Lo scontro tra le due superpotenze, Unione Sovietica e Stati Uniti, imponeva alla Cina di considerare anche i rapporti con le aree circostanti in funzione del posizionamento che essa di volta in volta poteva assumere nell’ambito di una configurazione bipolare.

Negli anni ‘80 l’obiettivo cinese era quello di costruire intorno a sé un contesto di stabilità e consolidare la propria sicurezza nazionale (4). In Asia sud-orientale intensifica i rapporti bilaterali, avvicinandosi agli stati membri dell’ASEAN e soprattutto facendo venir meno l’appoggio ai movimenti comunisti locali, fatto quest’ultimo che le fa guadagnare la simpatia di vari paesi, prima fra tutti la Thailandia.

Per tutto questo periodo viene adottata una strategia denominata di “pacificazione dei confini”.

Negli anni ‘90 ha progressivamente sviluppato i rapporti bilaterali con i paesi dell’area e ha cercato il coinvolgimento nelle organizzazioni multilaterali regionali.

Nel 1991 è entrata a far parte dell’APEC (5), nel 1992 e nel 1999 ha preso parte a iniziative di cooperazione economica a carattere regionale multilaterale, rispettivamente il Programma del Grande Mekong (6) e l’Iniziativa economica di Kunming (7), nel 1996 è diventata Full Dialogue Partner nell’ASEAN (8).

L’ASEAN viene visto dalla Cina come uno strumento per estendere e rafforzare le relazioni regionali e i rapporti con l’organizzazione si sono consolidati attraverso l’istituzione di un Comitato di Cooperazione Congiunto e grazie a incontri annuali fra i Capi di Stato dei membri dell’ASEAN, della Corea del Sud, della Cina e del Giappone e tra l’ASEAN e la Cina ( i cosiddetti ASEAN + 3 e ASEAN + 1) (9).

La cooperazione fra Pechino e ASEAN è molto ampia e la Cina ha aderito anche al Trattato di amicizia e cooperazione nell’Asia sud-orientale (10) del 1976 e al Partenariato strategico per la pace e la prosperità del 2003.

In tempi recenti sta assumendo sempre maggiore importanza la cosiddetta strategia cinese del “filo di perle”, che consistono nelle varie installazioni portuali, il cui scopo è sostenere la politica economica, la sicurezza energetica e la strategia politico-militare cinese.

Questa strategia consiste nel rafforzare le relazioni politiche con i paesi che si trovano nella fascia costiera asiatica; tutto ciò in funzione della crescente importanza che sta assumendo, anche per la Cina, il petrolio. In quest’ottica, appunto, la Cina sta cercando di proiettare la propria influenza economica e militare per tutelare i propri interessi vitali lungo le rotte commerciali che uniscono l’Oceano Pacifico all’Oceano Indiano.

Lo Stretto di Malacca, tra Sumatra e la Malaysia, rappresenta un luogo strategico per il sistema internazionale marittimo essendo la via principale d’accesso all’Oceano Pacifico per le navi provenienti dal Medio Oriente, dall’Europa e dal continente africano (quasi l’80% del petrolio importato da Pechino passa per lo stretto). Perciò la Cina si deve preoccupare anche della sicurezza sia dello stretto sia dell’intero Mar Cinese Meridionale.

In quest’ottica sta cercando, negli ultimi anni, di rafforzare i propri legami economici e politici con tutti i Paesi dell’area, per esempio dal 2004 si assiste ad una rimozione graduale delle tariffe commerciali negli scambi tra i Paesi dell’ASEAN e Pechino (11).

* Carla Pinna è dottoressa in Scienze politiche (Università di Cagliari)

(1) Rimane ancora aperta la questione Taiwan.

(2) IAI n. 84, gennaio 2008.

(3) AUSE gennaio 2008.

(4) Questo fu possibile dopo la rottura del bipolarismo e, negli anni 70, il riconoscimento internazionale, con la conseguente ammissione all’ONU

(5) Asia-Pacific Economic Cooperation; un’organizzazione che ha per obiettivo facilitare lo sviluppo economico, la cooperazione, gli scambi commerciali e gli investimenti nella regione dell’Asia del Pacifico.

(6) Con Laos, Myanmar, Thailandia, Cambogia e Vietnam.

(7) Con India, Myanmar e Bangladesh .

(8) Organizzazione mediante la quale l’ASEAN conduce regolarmente incontri di dialogo con altre nazioni.

(9) AUSE gennaio 2008.

(10) TACSA, Treatry of Amity and Co-operation in Southeast Asia.

(11) www.eurasia-rivista.org

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