Nell’indifferenza totale della diplomazia internazionale, vaticana compresa, continuano le atrocità “postelettorali” in Costa d’Avorio.

Città, villaggi e campagne ne sono stati gravemente interessati.

La Chiesa cattolica non è sfuggita a questi crimini, ma i cantori dello “scontro di civiltà” non sono interessati a lanciare l’allarme trattandosi di un regime golpista, quello di Alassane Ouattara, insediato e sostenuto con la forza da Francia e Stati Uniti d’America.

In un documento riservato di cui siamo venuti in possesso¹, c’è l’elenco dettagliato di tutti gli attacchi condotti dai miliziani delle Forze Repubblicane della Costa d’Avorio (FRCI) contro i sacerdoti e le proprietà dell’Arcidiocesi di Gagnoa (dipartimento e capoluogo della Regione di Fromager).

Le parrocchie e le comunità religiose devastate tra marzo 2011 e gennaio 2012 sono le seguenti:

Parrocchia Saint Jean-Marie Vianney de Guéssihio, Parrocchia Saint Christophe d’Oumé, Parrocchia Notre Dame de l’Assomption de Zikisso, Parrocchia Saint Barthélemy de Galébré, Parrocchia Saint Jean de la Croix de Nagadougou, Parrocchia Sainte Marie Mère de Dieu Niambézaria, Parrocchia Sainte Thérèse de l’Enfant Jésus de Kehidjedje, le suore del Centro di accoglienza diocesano Emmaus, la residenza dell’Arcivescovo, Parrocchia di Saint Pierre de Goudouko, Parrocchia di Diegonefla, Comunità delle suore di Notre Dame des Apotres de Divo, Comunità delle suore di Gran-Lahou visitation, Parrocchia di Kpapekou, mentre di altre chiese danneggiate mancherebbe la documentazione.

Il totale generale delle perdite materiali subite dall’Arcidiocesi di Gagnoa, nello stesso periodo, ammonta a 88.235 euro ma soltanto 8 parrocchie, 2 comunità religiose e un collegio cattolico hanno fornito l’elenco dettagliato dei danni subiti.

La situazione di terrore in Costa d’Avorio non consente alle autorità cattoliche del paese di rilasciare dichiarazioni ufficiali e di certo non sono sufficienti i troppo generici appelli del Pontefice alla riconciliazione².

Paradossalmente l’unico imprigionato ed accusato di attività criminali è stato proprio la vittima del golpe orchestrato dalle potenze occidentali durante la loro aggressione alla Libia nel 2011, cioè il legittimo Presidente ivoriano Laurent Gbabo, che rifiutò dopo le elezioni un esilio dorato a Washington pur di rimanere nel proprio paese.

La recente decisione della Corte Penale Internazionale (CPI) di estendere il periodo delle sue inchieste alla precedente guerra civile 2002-2010, sembra perlopiù una gentile concessione degli Stati Uniti alla “forma” e un mezzo per sbarazzarsi di Guillaume Soro (ex capo delle Forze Nuove, oggi FRCI)³.

Nulla di nuovo, si tratterebbe della medesima arma ricattatoria utilizzata in Kosovo ai danni degli ex guerriglieri dell’UCK, coinvolti in spaventosi crimini di guerra ed affari “sporchi”.

Nel frattempo, dopo la guerra alla Libia, la diplomazia di Parigi continua la sua strategia di penetrazione in questo continente a beneficio dei propri interessi economici e di Africom.

Tenendo sotto pressione l’Algeria (della quale ha avuto l’autorizzazione a sorvegliare la lunghissima frontiera con la Libia) la Francia di Sarkozy punta ora a destabilizzare il Mali, sollecitando la sollevazione dei Tuareg e l’indipendenza della regione dell’Azawad, ricca di giacimenti di uranio non ancora sfruttati.

La Cina, principale concorrente delle potenze atlantiste in Africa, è avvisata.

 

NOTE
1. Rapport des evenements postelectoraux sur la vie de l’Eglise Catholique de l’Archidiocese de Gagnoa.
2. http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/costa-d’avorio.aspx
3. Francesca Dessì, “Rinascita”, si vedano i suoi tre ottimi articoli sulla Costa d’Avorio pubblicati il 25, 28 e 29 febbraio 2012.

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