Le estese celebrazioni per il nuovo anno cinese in tutto il mondo rappresentano un monito di come la crescente popolarità e l’espansione del riconoscimento internazionale della cultura e delle tradizioni cinesi siano dimostrazione del progresso del soft power cinese.

Un enorme numero di persone in tutto il mondo sta celebrando il Capodanno Cinese o il Festival di Primavera Cinese, che dura molti giorni. La popolarità e l’influenza di questo festival è uscito dai confini della Cina e delle Chinatown e si è affermato come uno degli eventi più attesi, non solo dai cinesi. Ogni anno, Trafalgar Square a Londra ospita una delle più grandi celebrazioni del Capodanno Lunare Cinese in Europa, che, solo lo scorso anno, ha visto circa mezzo milione di visitatori internazionali presenziare all’evento.

Il Primo Ministro britannico, David Cameron, durante il discorso tenuto il 29 gennaio, ha rivolto un caloroso augurio a tutti coloro che stavano celebrando il capodanno cinese, e ha detto: “Queste celebrazioni sono un promemoria anche della ricchezza e della vitalità culturale cinese qui nel Regno Unito, e, in quest’occasione, voglio rendere omaggio all’incredibile contributo che la comunità cinese britannica ha reso a questo Paese”.

Secondo l’ambasciatore cinese in Gran Bretagna, Liu Xiaoming, “la cultura cinese sta guadagnando gradimento all’estero, cosa che di per sé attesta il progresso della Cina, con un fiorente appetito straniero a conoscere di più sulla Cina.

“China, all right reserved”
Una volta “gigante dormiente”, oggigiorno la Cina è l’economia che cresce più velocemente nel mondo con un impatto significativo sullo sviluppo delle altre nazioni. Anche se i dibattiti ruotano principalmente attorno agli aspetti economici e militari del crescente potere cinese, il suo soft power viene considerato come parte integrante della sua influenza. Infatti, l’interpretazione cinese del concetto di soft power copre non solo gli strumenti culturali ma anche quelli economici e diplomatici, che a loro volta forniscono migliori opportunità per esercitare il proprio impatto.

Lo spettro degli strumenti di soft power è piuttosto largo; questo include cultura, lingua, diplomazia pubblica, sistema educativo, vari festival e grandi eventi. Infatti, i giochi olimpici che si sono tenuti nel 2008 e l’esposizione mondiale di Shangai del 2010 sono stati importanti eventi che hanno assistito nel migliorare la diplomazia nel promuovere il marchio cinese.

Il record cinese nella spesa per le Olimpiadi, stimata ad un totale di 42 miliardi di dollari, è un’ ingente somma per un Paese emergente, specialmente se paragonati ai budget di Atene (15 miliardi di dollari) nel 2004 e delle Olimpiadi di Londra, 35 milioni di dollari nel 2012. Pechino considerava le Olimpiadi molto importanti in ottica di diplomazia pubblica, in modo particolare nel creare l’immagine di un bel paese, favorevole a tutti. Tuttavia, i Paesi occidentali hanno fallito nel comprendere il messaggio cinese, poiché vi è una netta differenza tra i valori cinesi e quelli occidentali. Per di più, anche prima dell’inizio dei giochi, i critici avevano attaccato la Cina su questioni che vanno dai diritti umani, alla sicurezza del cibo, all’ambiente.
Inoltre, alcuni gruppi che si battono per i diritti umani si sono rivolti a USA e UE per avere una reazione più forte e per boicottare le Olimpiadi del 2008.

Imparare il Cinese
Gli elementi cruciali del soft power cinese sono la cultura e la lingua, motivo per cui potenziare il settore educativo diventa fondamentale per le autorità cinesi. Negli anni ’90, il Governo lanciò il progetto 211, il più vasto investimento per il miglioramento di 100 università e 100 discipline chiave. E c’era anche il progetto 985 che aveva lo scopo di assegnare fondi ad un numero di università di élite. Queste iniziative hanno portato ad una espansione senza precedenti dell’istruzione superiore della Cina: se nel 1999 il numero di nuovi iscritti era di 1.3 milioni, nel 2006 schizzò a 5.4 milioni. Allo stesso tempo, Pechino si concentrò nel creare condizioni favorevoli per gli studenti stranieri, includendo un numero crescente di programmi di scambio e borse di studio.

Mentre nel 1992 solo 13.000 studenti stranieri studiavano in Cina, nel 2000 questo numero era arrivato a 52.200 per raggiungere quota 162.700 nel 2006. Il numero degli studenti stranieri in Cina per studio continua a salire: nel 2011 è stato registrato un nuovo record di 292.611 studenti provenienti da 194 Paesi. Più del 75% degli studenti provenienti dall’Asia, con Sud Corea e Giappone in testa. Quel che è importante notare è il fatto che precedentemente erano gli Stati Uniti la meta preferita dei giovani del Sudest asiatico, mentre adesso c’è un rimarchevole spostamento verso il sistema educativo cinese. Per esempio, 2563 studenti indonesiani sono entrati in Cina nel 2003, una percentuale di crescita del 51% rispetto all’anno precedente. Per contro, nello stesso anno, solo 1333 studenti indonesiani si sono iscritti ai programmi educativi statunitensi, una caduta precipitosa dai 6250 visti per studenti rilasciati nel 2000. La Corea del Sud invia ogni anno 13000 studenti in Cina, numero uguale al totale degli studenti coreani in America dal 1953 al 1975, al culmine delle relazioni tra i due Paesi.

Pechino, inoltre, ha organizzato corsi di Mandarino e di cultura cinese nelle scuole elementari estere e siglato accordi con Paesi come la Thailandia per integrare l’insegnamento della lingua cinese nei corsi della scuola pubblica. Inoltre, il governo cinese ha inviato centinaia di istruttori nelle scuole di vari Paesi come la Cambogia, il Kenia e l’Argentina. In generale, le scuole di lingua cinese forniscono una educazione migliore, a costi più bassi, con meno corruzione e questo in parte spiega la loro popolarità.
Tuttavia, mentre la Cina è diventata una destinazione popolare, gli Stati Uniti continuano ad attrarre molti più studenti: nel 2011 più di 722.000 studenti internazionali sono arrivati in America, numero 2.5 volte più alto degli indici cinesi.

Riconoscendo l’importanza della lingua nella crescita di attrattiva culturale, la Cina ha scelto una politica “aggressiva” nella promozione dello studio del cinese in tutto il mondo.
Nel 2004, il Governo cinese ha svelato un piano per aprire 500 Istituti Confucio nel mondo per il 2010. Per la fine del 2005, il Ministero dell’educazione aveva istituito 32 Istituti Confucio in 23 Paesi per fornire la lingua cinese e le risorse culturali per i Paesi ospitanti. Gli Istituti Confucio non hanno solamente scopi educativi ma anche politici: promuovere un’ immagine della Cina nel mondo dai tratti più gentili e piacevoli. Per esempio, in Africa ci sono più di 50 Istituti Confucio e gli africani sono desiderosi di imparare la lingua cinese, considerandola una opportunità per una vita migliore.

Inoltre, insegnando la versione di lingua cinese preferita da Pechino e utilizzando letture dalla prospettiva pechinese, piuttosto che i caratteri del cinese tradizionale usato a Macao, Hong Kong e Taiwan o punti di vista orientati verso Taiwan, gli Istituti servono per far avanzare l’obiettivo di politica estera cinese di diminuire l’influenza internazionale di Taiwan.
Il numero degli Istituti Confucio ha raggiunto quota 155 nel maggio del 2007 per moltiplicarsi fino a 209 a novembre dello stesso anno. Ad oggi ci sono più di 400 Istituti Confucio e più di 500 aule in 108 Paesi.

Lasciate dormire la Cina, perché quando si sveglierà, farà tremare il mondo”
La diaspora etnica cinese in vari Paesi del mondo è uno strumento di influenza, dal momento che pubblicizza il patrimonio cinese, promuove l’immagine di una Cina buona e pacifica, così come facilita l’attività di lobbying e di fare affari. Durante l’ultimo anno, il Governo cinese ha ricostruito relazioni con le organizzazioni etniche cinesi in tutto il mondo, dalle associazioni culturali agli uomini di affari. Pechino, inoltre, assiste nell’organizzazione di incontri, conferenze, campi estivi per i bambini della diaspora cinese.

In più, i media, vale a dire l’aggiornamento della trasmissione via cavo cinese Xinhua, le edizioni estere del quotidiano People’s Daily e la trasmissione internazionale di CCTV, un network di proprietà pubblica di 22 canali, ha un potenziale colossale, benché la sua influenza sia in ritardo rispetto ai media occidentali. Infine, CCTV ha guadagnato sempre più utenti da quando ha cominciato a trasmettere in inglese, spagnolo, arabo, russo e francese. Al momento, CCTV ha 7 canali che operano all’estero, con piani per lanciare un canale in lingua portoghese nel futuro prossimo.

Tutte queste risorse completano la strategia di Sviluppo Tranquillo della Cina, il modello “Beijing Consensus”, relazioni basate sul concetto “win-win”, secondo il quale gli africani, gli asiatici, i latino americani e i Paesi arabi possono beneficiare dalla cooperazione con la Cina così come la Cina beneficia dalle relazioni con questi, e un strategia di “non interferenza negli affari interni”.

Il primo Gennaio, il Presidente cinese Xi Kinping ha promesso di promuovere il soft power cinese disseminando i valori moderni della Cina e mostrando il fascino della cultura cinese nel mondo.

Ha detto Xi: “La Cina dovrebbe essere ritratta come un paese civilizzato con una ricca storia, unità etnica e diversità culturale, e come un potere orientale con un buon governo, una economia sviluppata, una prosperità culturale, unità nazionale e bellissime montagne e fiumi”.

Ha aggiunto anche che la Cina dovrebbe essere contrassegnata come un Paese responsabile che sostiene lo sviluppo comune e pacifico, salvaguardia la giustizia internazionale, e contribuisce all’umanità. Inoltre, dovrebbe essere percepita come un Paese socialista aperto, amichevole, promettente e vibrante.

Mentre il concetto di soft power è attivamente discusso tra gli alti ufficiali cinesi e molti sforzi, così come molti soldi, sono usati per promuovere la cultura cinese e le sue tradizioni, alcuni dei modi con cui si cerca di incrementare la presenza cinese nel mondo e di attrarre attenzione sono francamente assurdi.

Per esempio, Pechino sta cercando di conquistare l’Olimpo della musica pop e così ha assegnato alla sua cantante, Ruhan Jia, il progetto Earth’s Music, considerato di tale importanza che si dice sia stato incluso nel corrente piano economico quinquennale. Ruhan Jia non è la sola musicista che sta cercando di irrompere sul mercato musicale internazionale, benché lei sia quella sostenuta dal Partito Comunista Cinese. Un altro divertente e simpatico esempio di come la Cina stia tentando di creare una immagine positiva di sé è iPanda lo streaming in diretta 7/24 che mostra la vita dei panda nei parchi nazionali cinesi. In verità, i panda attraggono molto l’attenzione del pubblico, ma questo migliora la percezione della Cina nel mondo? Rimane il dubbio!

articolo originale: http://rt.com/op-edge/growing-chinese-soft-power-638/


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