Cinquant’anni dopo la cosiddetta “guerra dei trenta giorni”, una nuova disputa territoriale è in atto tra Cina ed India.

Il 15 aprile un contingente dell’Esercito Popolare di Liberazione avrebbe stazionato e piantato delle tende in territorio indiano, sconfinando di circa 10 chilometri nella regione di Ladakh, zona contesa tra i due giganti asiatici; l’area in questione è delimitata dalla Linea di Controllo Effettivo (LAC)[1].

Nuova Delhi ha invitato nell’immediato un contingente dei reparti specializzati nei conflitti ad alta quota; le truppe dei due Paesi si trovano ora a 300 metri di distanza e si controllano reciprocamente.

Non sarebbe la prima volta che i soldati cinesi travalicano il territorio conteso, tuttavia solitamente lasciano la zona prontamente, non provocando tensione alcuna.

Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha dichiarato di essere ottimista, ed una soluzione pacifica della questione appare imminente ed auspicabile.

L’8 maggio 2013 il Ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, è atteso a Pechino per avviare un dialogo risolutivo.

Il modo in cui i due giganti asiatici gestiscono i loro rapporti diplomatici è sicuramente non trascurabile dato il loro peso demografico ed il tasso di crescita annuale.

Dalle loro relazioni dipendono non solo la stabilità in Asia, ma anche la sicurezza dell’intero sistema internazionale.

Le ferite del conflitto lampo del 1962 sono ancora aperte e le questioni territoriali parzialmente irrisolte; la disputa riguarda tutto il confine in comune tra i due Stati. Nel settore ovest, l’area contestata fa parte dell’Aksai Chin, zona a nord-est del distretto del Ladakh nel celebre Stato di Jammu e del Kashmir. L’area è attualmente occupata dalla Cina e rivendicata dall’India. L’altra fonte di disaccordo è la regione denominata dai britannici North-East Frontier Agency, oggi corrispondente allo Stato dell’Arunachal Pradesh, attualmente controllata da Nuova Delhi ma rivendicata da Pechino.

Nel 2005 Pechino e Nuova Delhi hanno firmato l’“Accordo sui principi politici guida per risolvere la questione dei confini”, fissando i principi guida per la consultazione bilaterale e la risoluzione della questione territoriale.

Entrambi i Paesi ricaverebbero vantaggi reciproci da una risoluzione definitiva e pacifica del contenzioso sino-indiano, in particolare, una più stretta cooperazione nell’ambito delle principali organizzazioni internazionali sarebbe auspicabile al fine di difendere i propri interessi, soprattutto quelli regionali, di contro a quelli degli Stati Uniti.

Attualmente Cina ed India mostrano tassi di crescita tra i più alti al mondo, la loro popolazione congiunta rappresenta circa un quarto di quella mondiale, stanno realizzando trasformazioni strutturali che, se dovessero continuare nei prossimi decenni, potrebbero produrre cambiamenti sostanziali negli equilibri geopolitici internazionali.

È per questo fondamentale per i due membri del gruppo dei BRICS una distensione dei rapporti, e, a tal fine, un superamento di questioni quali l’alleanza sino-pakistana e l’appoggio indiano alla causa tibetana, in favore di relazioni bilaterali fondati sulla coesistenza pacifica e sulla stabilità.

 

 

 

 


[1] la LAC, conosciuta anche come la Linea MacCartney – MacDonald, si estende per circa 4.000 chilometri, attraversando Ladakh e Kashmir a Ovest, Himachal e Uttarakhand al centro, Sikkim e Arunachal a Est dell’India; la linea di confine, puramente fittizia, è stata “disegnata” per la prima volta dal primo ministro Zhou Enlai nel 1959 in una lettera indirizzata al primo ministro Nehru. La linea ha acquisito riconoscimento legale in seguito ad accordi tra la Cina e l’India nel 1993 e 1996.

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