In Cina, giovedì 1 ottobre 2009 si festeggerà il 60° Anniversario della Fondazione della Repubblica popolare cinese e, a seguire, sabato 3 ottobre 2009 si festeggerà la Festa di Mezzo Autunno. In questo periodo si assisterà a un vero e proprio esodo interno dei lavoratori, che approfitteranno del periodo di ferie per far ritorno alle proprie abitazioni: ovviamente tutte le attività lavorative si fermeranno. I festeggiamenti per la fondazione della repubblica coinvolgeranno tutte le province cinesi, si svolgeranno anche a Hong Kong e si sa già che saranno grandiosi, soprattutto a Pechino, dove si sta preparando un’enorme parata militare, che coinvolgerà migliaia e migliaia di persone in Piazza Tian’anmen.

Uno dei capisaldi della cerimonia del primo ottobre sarà lo sfondo costituito dai “56 pilastri dell’unità etnica” per ribadire la centralità del concetto di patria e la vocazione imperiale cinese, inoltre molte persone stanno sistemando fiori ed espongono la bandiera nazionale nelle vie e nei quartieri per contribuire alle decorazioni e festeggiare l’evento.

L’impiego di mezzi e risorse finanziarie per preparare la celebrazione è tale che i serissimi commissari della Cultura in Cina non hanno esitato a ingaggiare gli attori Jackie Chan e il suo erede Jet Lie, per la produzione di un film epico sulla rivoluzione maoista per attirare, grazie all’impiego di grandi star conosciute anche all’estero, i giovani cinesi, che difficilmente si avvicinano ai film della “propaganda” governativa. Il film dal titolo “Jian Guo Da Ye” o “La fondazione di una Repubblica“, è già nelle sale ed è il film più importante girato per il Sessantesimo anniversario della Repubblica popolare cinese, che cade il primo ottobre.

Ma la più attesa e grandiosa celebrazione a Piazza Tian’anmen resta la cerimonia della parata militare. La parata mostrerà principalmente lo sviluppo e i cambiamenti della forza militare cinese, facendo sfilare, in maniera volutamente parallela alla grande parata di Mosca del 9 maggio, resuscitata e riportata alla magnificenza per volontà di Putin, sia i corpi militari “storici” sia gli ultimi ritrovati della tecnologia militare cinese.

Il richiamo alla parata russa per l’anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica non è casuale, ma intende sottolineare come il destino dei due polmoni eurasiatici è indissolubilmente legato dall’appartenenza allo stesso continente e, al di là di divergenze contingenti, dalla necessità di dover fare fronte contro le minacce comuni. Perciò sarà seguita molto da vicino dai giornalisti e dai responsabili militari delle altre nazioni.

Lo spiegamento di mezzi sarà senza precedenti. Secondo quanto illustrato dalle autorità militari, alla parata parteciperanno dodici plotoni di fanteria di cui sei saranno in assetto da guerra, reduci da diverse operazioni militari, di cui molti dei componenti sono decorati con onorificenze.

Durante la parata, la squadra dell’aeronautica militare volerà nello spazio di cielo sovrastante, abbellendo la scena sopra Piazza Tian’anmen. Secondo quanto illustrato, nel reparto dell’aeronautica militare, c’è la squadra “Bayi”, che è l’unica squadra ad eseguire numeri acrobatici volanti per gli ospiti stranieri. Questa squadra ha ricevuto 589 delegazioni provenienti da 138 paesi e regioni, partecipando a 335 rappresentazioni, inoltre ha scortato per 10 volte gli aerei speciale presidenziali o dei capo di stato stranieri mantenendo un tasso di sicurezza del 100%.

Parallelamente ai preparativi per la celebrazione, inevitabilmente, è partita anche la macchina della propaganda occidentale anti-cinese, che grazie all’aiuto di ONG, di varie “organizzazioni per i diritti umani” e di media filoatlantici, hanno intensificato gli sforzi per sabotare le celebrazioni, come già avvenuto in occasione delle Olimpiadi di Pechino.

I media anticinesi puntano il dito sulle eccezionali misure di sicurezza dispiegate per la parata, che vengono presentate come un inasprimento dell’oppressione del regime e su alcuni episodi isolati di cronaca con protagonisti immigrati o appartenenti a minoranze etniche della Cina, per evidenziare l’intolleranza e la brutalità della polizia e quindi la presunta natura razzista e discriminatoria dei cinesi (legittimando così le velleità indipendentiste di tibetani e uiguri) mentre invece la legislazione cinese concede massima autonomia sul piano culturale e religioso alle minoranze, nel rispetto dell’autorità centrale dello Stato.

Lo scopo della parata sarà quindi quello di mostrare al mondo l’attuale ottima condizione delle forze militari cinesi, ma anche quello di dare una compatta e risoluta risposta ai tentativi di disgregazione (Turkestan, Tibet) posti in essere dagli occidentali.

La Cina vuole dimostrare di marciare nella stessa direzione della Russia e delle altre potenze eurasiatiche verso il mondo multipolare e non accetta interferenze all’interno del suo spazio geopolitico.

Antonio Grego, dottore in Scienze politiche, in Eurasia. Rivista di studi politici ha pubblicato il saggio: L’immigrazione romena in Italia e reti transnazionali europee (nr. 4/2006, pp. 101-114).

Articolo precedente

Dove va il mondo?

Articolo successivo

Lo scontro di civiltà e il Premio Mondello. Erofeev e l'ideologia russofoba