In seguito all’eruzione del vulcano Eyjafjöll, è stata decisa la chiusura dello spazio aereo nella zona orientale della NATO sulla base di raccomandazioni infondate dell’organismo britannico di sorveglianza. Queste ultime sono state immediatamente rigettate dalla Russia, ma applicate dagli Stati della NATO ai soli loro aerei civili, mentre l’Alleanza faceva volare i suoi cacciabombardieri, sia pure teoricamente più vulnerabili. Le verifiche sono state ritardate dalle autorità malgrado l’impazienza delle compagnie aeree. In definitiva, la gestione di questa catastrofe naturale è stata deliberatamente catastrofica.

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20 aprile 2010

Ci informa Associated Press [2] che due F-18 finlandesi sarebbero stati danneggiati, giovedì 15 aprile 2010, nell’attraversare la zona di dispersione delle ceneri del vulcano Eyjafjöll [1]. Mentre un F-16 belga che partecipava alle manovre Brilliant Ardent 2010 della NATO sarebbe stato danneggiato lunedì 19 aprile.

Mentre, a partire dalla serata di mercoledì 14 aprile, il traffico aereo civile viene progressivamente interrotto sulla parte europea della zona NATO, una sessantina di aerei dell’Alleanza partecipa ad una vasta operazione di test di nuove armi tattiche collegate allo scudo antimissili. La Germania, gli Stati Uniti, la Francia, l’Italia, la Polonia, il Regno Unito, la Repubblica Ceca e la Turchia sono i principali Stati coinvolti nell’esercitazione che continuerà fino a giovedì 22 aprile, precisa l’US Air Force. [3]

Secondo l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (OIAI), le ceneri vulcaniche dell’Eyjafjöll possono deteriorare gravemente i reattori degli aerei e strisciare gli abitacoli. [4]

Tuttavia, l’OIAC si fonda sui dati trasmessi dal Volcanic Ash Advisory Centre (VACC), un organo del Met Office britannico. Contrariamente ai suoi omologhi come Météo France, il Met Office non dipende dal ministero dei Trasporti (oggi assorbito nel ministero dell’Ecologia, dell’Énergia, dello Sviluppo durevole e del Mare), ma dal ministero della Difesa.[5]

Il VACC formula le sue raccomandazioni principalmente sui dati forniti dai satelliti militari britannici.

Il segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato : « Posso assicurarvi che il vulcano islandese non ha alcun effetto sulle nostre operazioni , né sulla difesa territoriale degli Stati alleati » [6]. Eppure, i costruttori sottolineano che i reattori degli aerei da caccia nelle normative NATO sono più potenti, ma più fragili di quelli degli aerei civili e non sono certificati contro le ceneri vulcaniche. [7]

In ogni caso, gli aerei sanitari delle forze USA in Afghanistan ed in Iraq che abitualmente fanno un ponte aereo verso il loro ospedale militare di Stoccarda (Germania) sono stati dirottati verso il Maryland (Stati Uniti). [8]

Secondo Arkady Tishkov, direttore del dipartimento geografico dell’Accademia delle Scienze russa e secondo il comandante Oleg Smirnov, direttore della Fondazione dell’aviazione civile russa, le misure prese nella zona NATO sono inappropriate e sovradimensionate [9]. Il presidente Medvedev, che non dà alcun peso alla messa in guardia del Met Office, è stato il solo capo di Stato a recarsi in aereo, il 18 aprile, al funerale del presidente polacco, Lech Kaczynski [10] (illustrazione : carta della zona a rischio stabilita da VACC al momento del tragitto di M. Medvedev). [11]


La Russia e la Bielorussia non hanno chiuso nessuno dei loro aeroporti benché, secondo il Met Office, tutto il territorio bielorusso e la metà del territorio russo fossero coperti dalla nuvola di ceneri [12]. Tuttavia, l’aeroporto dell’enclave russa di Kalilingrad è stato chiuso perché sono stati chiusi gli spazi aerei polacco e lituano. [13]

A partire da sabato 17, parecchie compagnie aeree dell’Europa occidentale hanno beneficiate di deroghe per effettuare test in proprio ed hanno concluso per l’assenza di pericolo (Lufthansa, Air Berlin, Condor, KLM, Air France, British Airways…). Esse hanno denunciato una misura precipitosa di chiusura dello spazio aereo civile. [14]

Così, Joachim Hunold, Direttore generale di Air Berlin ha dichiarato al Bild am Sonntag : « Non una sola sonda meteo è stata lanciata in Germania per misurare se ed in quail proporzioni ci fossero delle ceneri vulcaniche nll’aria. La chiusura dello spazio aereo è interamente basata sui risultati di simulazioni a computer del Volcanic Ash Advisory Centre (VAAC) ». [15]

La cosa è confermata dagli esperti indipendenti. Guido Visconti, direttore del Centro dei fenomeni estremi presso l’Università dell’Aquila ha osservato sul Corriere della Sera : « I valori misurati in Francia, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Romania sono uguali o inferiori a quelli degli standard accettati per l’inquinamento urbano, anche per quanto riguarda il diossido di zolfo ». [16]

Le misure prese dopo l’eruzione del piccolo vulcano islandese sono senza precedenti nella storia dell’aviazione civile. Più di 300 aeroporti sono stati chiusi, più di 60.000 voli cancellati a danno di oltre 6 milioni di passeggeri. Tali perturbazioni sono pregiudizievoli per tutte le compagnie aeree. Se le compagnie USA ha avuto danni per circa 40 milioni di dollari [17], sono soprattutto quelle dell’Europa occidentale ad essere colpite, per oltre un miliardo di dollari [18]. Parecchie potrebbero andare in fallimento, lasciando le loro quote di mercato alle loro rivali statunitensi. [19]

Alcune compagnie hanno accusato il commissario europeo Siim Kallas di avertardato a riunire il consiglio dei ministri dei Trasporti dell’Unione Europea per esaminare la pertinenza delle misure prese. Ex Primo ministro estone (libertario), Kallas è l’artefice dell’entrata del suo paese nella NATO. Solo lunedì 19 il Consiglio ha esaminato le contraddizioni tra gli avvisi del Met Office ed I test delle compagnie aeree [20]. Allora è stata decisa una progressiva riapertura del traffico.

(Traduzione di Belgicus)

[1] « Cendres : des réacteurs finlandais abîmés », AFP, 16 aprile 2010.

[2] « NATO : F-16 fighters damaged by volcanic ash », di Slobodan Lekic, Assoiated Press, 19 aprile 2001.

[3] « USAFE units participate in BRILLIANT ARDENT 2010 », di Master Sgt. Keith Houin, USAFE/PA, 14 aprile 2010.

[4] « Eruption of Eyjafjalla volcano in Iceland. ICAO system effective in ensuring the safety of air transport », Comunicato dell’ICAO, 15 aprile 2010.

[5] Sito ufficiale del Volcanic Ash Advisory Centres (VAAC).

[6] Slobodan Lekic, op cit.

[7] « Les moteurs non certifiés contre la cendre volcanique », Le Figaro, 20 avril 2010.

[8] « Scott Air Force Base unit works OT in response to volcano eruption », di Kelsey Volkmann, St. Louis Business Journal, 19 aprile 2010.

[9] « No silver lining in air transportation nightmare », Russia Today, 19 aprile 2010.

[10] « Obsèques des Kaczynski : Medvedev prend l’avion pour Cracovie (Kremlin) », Ria Novosti, 18 aprile 2010.

[11] « Volcanic Ash Advisory from London – Issued graphics – PFXD01 EGRR – Received at 0542 on 18 April 2010 », Met Office, 18 aprile 2010.

[12] « Volcanic Ash Advisory from London – Issued graphics », Met Office.

[13] « Nuage de cendres : le point sur les perturbations du trafic aérien », AFP, 19 aprile 2010.

[14] « Le secteur aérien accuse l’UE d’avoir semé la “pagaille” », di Thomas Vampouille, Le Figaro, 19 aprile 2010.

[15] « Ist das Flugverbot berechtigt oder ein Skandal ? », di Michael Quandt, Bild am Sonntag, 17 aprile 2004. E « Volcanic Ash, Computer Simulations And Air Panic », di F. William Engdahl, Arthur Zbigniew Blog, 19 aprile 2010.

[16] « Misure esagerate I dati sull’aria mai allarmanti », argomentazioni raccolte da Giovanni Caprara, Corriere della Sera, 19 aprile 2010.

[17] « Analyst : Volcano delays could cost American millions », di Kerri Panchuk , Dallas Business Journal, 19 aprile 2010.

[18] « Les compagnies aériennes chiffrent leurs pertes », La Tribune, 20 aprile 2010. « Les États volent au secours des compagnies aériennes », di Florian Delambily, News Asurances, 20 aprile 2010.

[19] « Les compagnies aériennes appellent à l’aide », di Fabrice Amedeo, Le Figaro, 20 aprile 2010.

[20] « Nuage de critiques », di Angélique Mounier-Kuhn, Le Temps, 20 aprile 2010.

Voltaire, édition internationale

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