Fonte: Asia Times – http://atimes.com/atimes/Central_Asia/KL24Ag04.html 24 Dicembre 2009

Nursultan Nazarbayev ha un suo modo di lanciare ultimatum. Il presidente del Kazakistan ha detto, di recente, alle major del petrolio e dei metalli, che le nuove norme ammettono solo gli investitori stranieri che collaborano con il suo programma di industrializzazione, di poter sfruttare le risorse minerarie del suo paese.
“Lavoreremo solo con coloro che propongono dei progetti che contribuiscono a diversificare l’economia”, ha detto lo scorso 4 dicembre, nel corso di una conferenza tenutasi a Astana, la capitale del Kazakistan, con la partecipazione di ArcelorMittal, Chevron, Total, ENRC e altri investitori. A tutti coloro che non sono disposti a collaborare, ha detto: “Cercheremo dei nuovi partner, cui proporremo le condizioni e le risorse per realizzare questi progetti.”
Per buona misura, ha aggiunto che Pechino aveva chiesto al Kazakistan – un paese delle dimensioni d’Europa, ma con solo 16 milioni di abitanti – di consentire agli agricoltori cinesi di utilizzare un milione di ettari di terra kazaka, per colture come la soia e colza.
Da allora, gli elementi filo-occidentali del panorama politico del Kazakistan sono scesi in piazza. Il 17 dicembre, ad Almaty, rivolgendosi a uno di queste adunate, Bolat Abilov, co-presidente del partito d’opposizione [il partito socialdemocratico unificato] ha propsetato uno scenario apocalittico: “Se mai daremo o distribuiremo, domani, un milione di ettari della nostra terra, ciò significherà che 15 persone lavorano su ogni ettaro. Vale a dire, 15 milioni di persone sararanno trasportate dalla Cina. Se un quinto di quelle persone partoriranno ogni anno, sarà la fine. In 50 anni, ci saranno 50 milioni di cinesi [in Kazakhstan]”.
Una manifestazione si è tenuta davanti al consolato cinese a Almaty, con striscioni con su scritto: “Signor Hu Jintao, non daremo la terra kazaka!”

Un gasdotto nel cuore dell’Asia …

Il messaggio di Nazarbayev è stato diretto: Gli investitori occidentali potrebbero tenersi i loro soldi, se fossero interessati solo a sfruttare le ricchezze minerarie del Kazakistan. Il presidente stava parlando in un evento capitale della storia e della politica dell’Asia centrale, aggiustando i termini del coinvolgimento degli stranieri nella regione: lo sviluppo di un ambizioso gasdotto di 7.000 chilometri per collegrea i giacimenti di gas nella regione alle città sulla costa orientale della Cina.
Dieci giorni dopo il discorso di Nazarbayev, Hu è arrivato, durante la sua visita in Asia centrale, per la formale messa in esercizio di un gasdotto di 1.833 chilometri che collega i giacimenti di gas turkmeni, uzbeki e kazaki (e possibilmente russi) alla regione cinese dello Xinjiang.
Il Turkmenistan ha detto che da sola potrebbe fornire 40 miliardi di metri cubi [Mmc] di gas ogni anno, per i prossimi trenta anni, una volta che questo gasdotto raggiunga la sua piena capacità. Ciò rappresenta quasi la metà del consumo annuale della Cina.
Nel novembre 2008, l’Uzbekistan ha firmato un accordo con la Cina per esportare fino a 10 miliardi di m3 all’anno. (Una stima del 2006 valutava le riserve di gas di Uzbekistan a 1.800 miliardi di metri cubi.) Un ramo del gasdotto principale tra la Cina e Turkmenistan, passa per la città di Gazli nella regione di Bukhara, dove il gas uzbeko può essere integrato. La Cina ha investito nei settori del gas uzbeko nella regione. Le riserve uzbeke sono concentrate soprattutto nella provincia di Qashqadaryo, vicino a Bukhara, dove passa il gasdotto cinese.
Il Kazakistan è pronto a esportare 10 miliardi di m3 di gas attraverso un altro ramo del gasdotto. La Cina, che sta preparandosi a una massiccia crescita dei consumi, vuole che il gas naturale conti per il 10% del suo mix energetico entro il 2020, mentre era solo il 3% nel 2005. La Cina ha consumato 77,8 miliardi di m3 di gas naturale l’anno scorso, poco più della propria produzione interna, che è di 77,5 Mmc.
Tuttavia, secondo il Rapporto 2009 sullo sviluppo dell’energia, pubblicato dall’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, un think tank ufficiale, questa nazione dovrà affrontare una carenza di gas che potrebbe raggiungere i 70-110 Mmc nel 2020. Tutte le importazioni cinesi di gas sono ora sotto forma di GNL, e la Cina aumenterà, separatamente, la sua capacità di importazione di GNL a 15-18 milioni di tonnellate, entro la fine del prossimo anno.
Gli osservatori eraono piuttosto scettici circa la possibilità che il gasdotto dall’Asia centrale nascesse. Infatti, la Cina ha perseverato contro l’opinione pubblica occidentale, secondo cui i moti inaspriti dell’anno scorso, nello Xinjiang, compromettevano questo progetto. “La Cina mette un sacco di uova nello stesso paniere”, ha detto un esperto britannico. “Una quantità fenomenale di petrolio e di gas passa attraverso una piccola regione. Guardando le tendenze nello Xinjiang, ci si chiede se un percorso dall’Asia centrale, è realmente più sicuro rispetto alle rotte attraverso il Sud-Est asiatico o il Mar Cinese Meridionale.”
L’implicazione è chiara: che il gasdotto dall’Asia centrale cinese potrebbe diventare un facile bersaglio per i terroristi. E Robert Ebel, del Centro di studi strategici internazionali di Washington, la formula: la sicurezza potrebbe essere impossibile se gli oleodotti diventassero dei bersagli, poiché attraversano vaste zone scarsamente popolate, nell’Asia centrale e nello Xinjiang. “Non vi è alcun modo per proteggere un oleodotto, per tutta la sua lunghezza. Questo semplicemente non è possibile”, ha continuato Ebel, esperto di sicurezza. “I disordini nello Xinjiang, in particolare, minacciano il gasdotto dell’Asia Centrale”, ha aggiunto. “Sono sicuro che provocherà parecchie preoccupazioni a Pechino”, ha detto.

…causa di grande scalpore a Washington

Gli esperti americani hanno dipinto uno scenario da incubo per il gasdotto cinese. In un articolo, pubblicato nel mese di ottobre dello scorso anno, per ll’Istituto di Analisi per l’Asia centrale e Caucaso, della John Hopkins University, Stephen Blank, U. S. War College, ha detto che è lo Xinjiang è una “pentola a pressione” che Pechino non può quasi più controllare.
Si poteva sentire un certo nervosismo crescente a Washington, per il gasdotto cinese. Il Committee on Foreign Relations del Senato USA, ha organizzato un’audizione straordinaria, a luglio, sulla portata geopolitica nell’Asia Centrale. Portando la sua testimonianza durante l’udienza, Richard Morningstar, inviato speciale degli Stati Uniti per l’energia, ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno bisogno di sviluppare strategie per competere con la Cina, in Asia centrale, nel settore dell’energia.
Forse era la prima volta che un alto funzionario statunitense ha apertamente presentato la Cina come un rivale degli Stati Uniti in Asia centrale sulla politica energetica. Gli esperti statunitensi hanno generalmente focalizzato l’attenzione sul dominio russo al riguardo – la scena energetica nella regione – e hanno lavorato per ridurre la presenza della Russia nello spazio post-sovietico, cercando il sostegno ai progetti che avrebbero bypassato il territorio transcaspico russo. In realtà, alcuni esperti statunitensi della questa regione, hanno anche affermato che la Cina è un potenziale alleato degli Stati Uniti nell’isolare la Russia.
Il 2009 è stato sicuramente un punto di svolta nel dibattito statunitense sulla politica della Cina in Asia centrale. A poco a poco, con il gasdotto turkmeno della Cina si approssima alla conclusione, i timori degli Stati Uniti hanno cominciato ad emergere.
“La Cina ha una influenza e un’importanza crescente in Asia centrale”, ha affermato Morningstar. “E ‘difficile per noi [gli USA] competere con la Cina in alcuni di questi paesi. E’ facile per il Turkmenistan concludere un accordo con la Cina quando si tratta di dire:’ Ehi! Ti daremo un grosso assegno, così potremo costruire un oleodotto’. Un accordo di questo tipo non è difficile da accettare, e noi [gli USA] non possiamo competere in questo modo.”
Morningstar ha fatto due proposte. La prima, “sviluppare una strategia per affrontare questa [politica cinese] e incoraggiare le imprese degli Stati Uniti a negoziare in modo creativo con il Turkmenistan”. La seconda, “Washington dovrebbe anche pensare a ciò che sarebbe utile, per le società statunitensi, nel collaborare con la Cina in tale paese.”
Le possibilità di cooperazione Cina-USA sulle risorse energetiche dell’Asia centrale, sono molto limitate. In termini geopolitici, vi è un conflitto di interessi tra i due paesi. Uno degli obiettivi principali della Cina è quello di sbloccare le fonti di energia che non dipendono daulle rotte che attraversano lo Stretto di Malacca, che gli Stati Uniti controllano, e che potrebbe divenire un collo di bottiglia, nella possibilità di un confronto tra Stati Uniti e Cina.
Inoltre, Morningstar stesso, punta al cuore del problema. Mentre è positivo, per l’economia cinese, sempre più consumatrice di energia, ottenere “energia pulita” come il gas naturale, “il gas che va in Cina è in concorrenza con il gas che potrebbe andare all’occidente.”

Pechino alza la posta in gioco…

Tuttavia, gli Stati Uniti si rendono conto che lo sviluppo di una contro-strategia nei confronti della Cina, è più facile a dirsi che a farsi. La presenza cinese sulla scena energetica in Asia centrale, non è un evento casuale. La diplomazia minuziosa che si è sviluppata nel corso degli anni non è più valida. Bisogna risalire al 1997, quando il Kazakistan e la Cina decisero di costruire un oleodotto di 3.000 km, che può poi raddoppiare la sua capacità a 20 milioni di tonnellate all’anno.
Nel 2005, la CNPC ha pagato circa 4 miliardi di dollari per una quota del 33% della PetroKazakhstan. L’anno seguente, la Cina ha acquistato le attività del petrolio kazako, per un valore di circa 2 miliardi di dollari, nei giacimenti di petrolio e di gas di Karazhanbas (che ha riserve accertate di oltre 340 milioni di barili), ha deciso di acquistare 30 Mmc di gas in Turkmenistan (poi aumentato a 40Mmc), e ha impegnato 210 milioni di dollari per l’esplorazione di petrolio e gas in Uzbekistan, nel corso dei prossimi cinque anni.
Nel 2008, il Kazakistan e la Cina hanno deciso di sviluppare congiuntamente le riserve di petrolio e gas nella cornice continentale del Mar Caspio, mentre la società cinese Guangdong Nuclear Power Co e l’impresa nucleare dello stato kazako, Kazatomprom, hanno deciso di aumentare sensibilmente la produzione di uranio nelle loro joint venture.
Nel mese di aprile 2009, la Cina ha stipulato l’accordo per l’energia più grande di tutti i tempi, accettando di pagare al Kazakistan 10 miliardi di dollari, in un inedito “petrolio contro prestito”, e ha anche firmato un accordo con la compagnia statale KazMunaiGas, per acquistare congiuntamente la compagnia petrolifera MangistauMunaiGas, per 3,3 miliardi di dollari.
Nel 2009, la Cina ha anche deciso di emettere un prestito di 3 miliardi di dollari, per sviluppare il più grande campo di gas in Asia Centrale, il Sud Iolotan, le cui riserve sono stimate tra 4.000 e 14.000 miliardi di metri cubi di gas, secondo la britannica Gaffney, Cline & Associates – uno dei cinque campi di gas più grandi del mondo.
Quando gli Stati Uniti si sono svegliati, si sono resi conto che la Cina ha una strategia energetica ben definita per l’Asia centrale, ed è già funzionante. I calcoli occidentali si sono sballati in due direzioni. In primo luogo, stimavano che la loro analisi fondamentale, che gli stati dell’Asia centrale sarebbero stati riluttanti a concludere accordi con il loro gigantesco vicino, e che avrebbe preferito la Russia e l’Occidente.
Poi, hanno dato ciecamente per scontato che la Russia, in tutti i casi, avrebbero percepito come una minaccia ai propri interessi strategici l’avanzata della Cina, e che quindi si sarebbero opposti a Pechino, mettendosi in scacco matto ad un certo punto o un altro, servendo, indirettamente, gli interessi occidentali.
Per costernazione degli occidentali, non solo gli Stati dell’Asia centrale si sono rallegrati per le aperture della Cina, ma cercano in ogni modo di attrarre l’attenzione della Cina e di trarre il maggior vantaggio dai negoziati che sono in grado d’imporre, in materia di prezzi e di contratti con le compagnie occidentali.
Ancora una volta, l’impegno della Cina in Asia centrale è stato completo e non è stato limitato solo al petrolio e al gas. I paesi dell’Asia centrale hanno cercato proprio tali contributi da parte dei paesi esteri, mentre Nazarbayev alzava i toni ad Astana. Parlando ai media cinesi, ad Ashgabat, alla vigilia dell’arrivo di Hu per la messa in servizio del gasdotto, il 14 dicembre, il presidente turkmeno, Gurbanguly Berdymukhamedov, ha evidenziato più volte come il rapporto del suo paese con la Cina, abbia avuto diversi aspetti.
“Ormai coprono tutti i settori chiave – politica, economia, commercio, cultura, scienza e istruzione”, ha detto Berdymukhamedov. “E così ci sono stati, ovviamente, molti argomenti ad essere stati discussi, durante il nostro incontro con il presidente cinese. La cosa principale, è che tutti questi argomenti hanno avuto un risultato positivo, su uno sfondo estremamente favorevole, come base per i negoziati, la cui base di partenza, per le due parti, promuove la comprensione reciproca come anche l’uguaglianza, la fiducia, il rispetto e l’unità di vedute su questioni fondamentali della politica mondiale e delle relazioni bilaterali.”
Gli esperti occidentali utilizzano, spesso, un tono sdegnoso, per dire che gli asiatici centrali preferiscono i cinesi, perché questi ultimi non affrontano questioni delicate come la democrazia e i diritti umani. Mais c’est une lecture bien trop simpliste. Ma la lettura è troppo semplicistico. I paesi dell’Asia centrale vedono il discorso occidentale sulla democrazia e i diritti umani, come un doppio linguaggio da parte di paesi che appoggiano senza scrupoli i regimi autoritari, quando fa comodo ai loro interessi commerciali.
I paesi dell’Asia centrale traggono soddisfazione dal fatto che, Washington, finalmente la smetterà di calpestare la sensibilità e le filosofie di questa regione. Il modo con cui l’Uzbekistan ha dato una lezione memorabile all’Unione europea e agli Stati Uniti, per quanto riguarda il rispetto reciproco e i rapporti equi, è stato ampiamente notato nelle capitali della regione.
La cosa principale, è che la Cina ha modificato le condizioni di ingaggio occidentale in Asia centrale. I paesi occidentali hanno la necessità di negoziare duramente, faccia a faccia, con i loro omologhi in Asia centrale. Poi, mentre sono costretti ad abbandonare l’approccio selettivo, che una volta era una loro esclusiva – prendere i minerali pregiati della regione e rifiutare d’impegnarsi nei settori agricolo e manifatturiero, soprattutto – le regole di base per l’impegno, che Nazarbayev ha dettato al forum degli investitori di Astana, da un assaggio di ciò che avverrà. Il passaggio della Cina, in Turkmenistan, stabilisce nuovi standard per l’Occidente. Gli scambi cino-turkmeni sono aumentati di 40 volte dal 2000: 35 aziende con capitale cinese lavorano in Turkmenistan. Le imprese cinesi sono attive nei settori dell’economia turkmena, oltre che nel petrolio e gas, nelle telecomunicazioni, trasporti, agricoltura, industrie tessile, chimica e alimentare, nella salute e nelle costruzioni.
Dal punto di vista di Ashgabat, l’interesse cinese per un impegno prolungato nella politica economia del Turkmenistan, è in contrasto con gli istinti predatori delle società occidentali, che si concentrano sul settore minerario con zelo maniacale. È certo che la Cina, in questo processo, finirà per prendersi, egualmente, una larga fetta del settore energetico turkmeno.

…ma rassicura Mosca

Il secondo aspetto degno di nota, è che con il debutto del gasdotto cinese nell’Asia centrale, il controllo post-sovietico della Russia sulle esportazioni di gas dall’Asia centrale, si è concluso. I commentatori statunitensi hanno cercato di propagare l’idea che il vantaggio cinese è avvenuto a spese della Russia. Ma questo non è per nulla un gioco a somma zero. Insolitamente, Pechino ha discusso, in modo inequivocabile, la delicata questione che consiste nel sapere se, la Cina è bloccata in una concorrenza con la Russia sull’energia dell’Asia centrale.
“La Cina continua a diversificare le sue importazioni di energia, mentre i paesi dell’Asia centrale continuano a diversificare le loro esportazioni”, ha detto Zhang Xiyuan, ministro degli Affari Esteri cinese, riassumendo la situazione alla stampa, nel corso della visita di Hu ad Ashgabad. “Questo tipo di collaborazione continuerà in modo naturale, e ha spazio per crescere.”
In altre parole, la cooperazione tra la Cina e l’Asia centrale, riposa sulla base di una convergenza di interessi reciproci. I commenti cinesi, hanno sottolineato che la diversificazione “delle esportazioni, come opzione strategica, si è resa necessaria per i paesi dell’Asia centrale, dopo la crisi finanziaria, mentre la domanda nei paesi europei di gas naturale nella regione, è diminuita.”
Pan Guang, direttore del Center for International Studies di Shanghai e esperto di primo piano, ha detto che “l’immenso potere di acquisto [della Cina] in valuta estera, e la sua vantaggiosa posizione geografica, è molto interessante per i paesi esportatori del gas dell’Asia centrale. Secondo gli analisti cinesi, la cooperazione cinese in materia di energia, incoraggerà anche lo sviluppo delle industrie che non sono connesse con l’energia nella regione, come la chimica, l’agricoltura, le infrastrutture dei trasporti e le industrie leggere. Gli interessi per la sicurezza della Russia, sarà anch’essi rispettati, mentre la disoccupazione e l’instabilità saranno ridotti, hanno detto.”
Pertanto, tenendo conto di questi fattori, il “Quotidiano del Popolo” ha concluso che la pipeline cinese è un’opportunità per la Russia.
“Alcune persone, in Russia, sono preoccupate e le agenzie di stampa hanno esagerato questo aspetto, per attirare l’attenzione del pubblico, dicendo che la Cina diventerà il principale concorrente strategico della Russia nel settore energetico, in Asia centrale”, ha detto il giornale. “In realtà, questo non è il caso.”
“Gli esperti ritengono che questo gasdotto trasporterà il gas naturale prodotto sia in Turkmenistan che in Russia … il gasdotto Russia-Cina trasporta prevalentemente petrolio e gas naturale nella regione orientale della Siberia.. E’ difficile trasportare gas naturale sia nella regione occidentale della Siberia che nella parte europea della Russia, quindi, il gasdotto Asia centrale-Cina, potrà agire come “chiave” per risolvere tale questione.
“Inoltre, la cooperazione sul gas naturale tra la Cina e l’Asia centrale è aperta e non è esclusiva, e non occupa il mercato russo o entra in concorrenza con la Russia per le risorse” ha detto il ‘Quotidiano del Popolo’.
L’argomento cinese è essenzialmente questo: mentre il gasdotto Turkmenistan-Uzbekistan-Kazakistan riduce le opzioni energetiche per l’Europa, non lede gli interessi russi. Questo argomento è del tutto fondato. Con la messa in servizio del gasdotto turkmeno, non vi è dubbio che la diplomazia energetica degli Stati Uniti e dell’Europa in Asia centrale, ha ricevuto un colpo fatale.
Attraverso un unico megaprogetto, Pechino ha ottenuto quello che Mosca ha cercato di acquisire in più di un decennio, con un approccio frammentario. La possibilità dell’Unione europea di avere le forniture turamene, per il suo proposto gasdotto “Nabucco” (che collega il Mar Caspio all’Europa meridionale), sostenuto dagli Stati Uniti, sembra essere seriamente compromesso. Mosca può tirare un sospiro di sollievo, mentre il progetto Nabucco prevedeva di escludere la Russia dal mercato europeo, prendendo direttamente il gas del Mar Caspio.
Pertanto, se c’è un gioco a somma zero, è questo: la vittoria della Cina è sconfitta dell’Europa, che a sua volta può essere la vittoria della Russia in quanto, è certo ormai, che il gas russo rimarrà, nel prossimo futuro, la principale fonte di energia per l’Europa. Inutile dire che la dipendenza continua dell’Europa nei confronti dell’energia russa, è un colpo vitale per l’azione di Mosca nello stringere rapporti di cooperazione con i principali paesi europei. Infatti, la Russia può ora far avanzare verso l’Europa, gli ambiziosi gasdotti North Stream e South Stream, senza guardarsi costantemente alle spalle, per valutare la concorrenza della rivale pipeline transcaspica, sostenuta dagli Stati Uniti, il Nabucco.
Ancora una volta, gli Stati Uniti e l’Europa non hanno potuto evitare l’avvertimento cinese, che Pechino intende fare un’offerta seria, primo o poi, per il gas russo prodotto nella regione occidentale della Siberia, come nella parte europea della Russia (attualmente le principali fonti di approvvigionamento per l’Europa). Infatti, la Cina s’è proiettata come consumatore concorrente del gas russo.
In sintesi, il gasdotto cinese rafforza notevolmente la posizione della Russia. Questo, probabilmente, spiega la soddisfazione discreta nella voce del primo ministro russo Vladimir Putin, chiestogli delle implicazioni del gasdotto Turkmenistan-Cina.
“La messa in servizio del gasdotto Turkmenistan-Cina non influenzerà i nostri piani per l’espansione della nostra propria rete di gasdotti, che alla fine potrebbe anche raggiungere la Cina”, ha detto Putin. “Mi riferisco al crescente consumo di risorse energetiche fossili in Cina. Manteniamo stretti e regolari contatti con i nostri omologhi cinesi su questo tema. Sappiamo quanto la domanda è in crescita e, anche, monitoriamo attentamente la situazione. Il collegamento gasifero col Turkmenistan non metterà a repentaglio i nostri progetti.”
Inoltre, la “perdita” del gas turkmeno per il Nabucco, significa che il progetto stesso dipende ora, in modo capitale, dal gas iraniano. In altre parole, l’Iran figura ben visibile in qualsiasi serio piano per l’Europa (fortemente sostenuta dagli Stati Uniti), per diversificare le sue importazioni di gas, e ridurre la sua dipendenza dalle forniture energetiche russe.

Gli Stati Uniti attirano l’Asia centrale nell’AfPak …

Per essere sicuri, il 2009 sarà ricordato dagli storici, come l’anno decisivo per la sicurezza in Asia centrale. Per la prima volta nel periodo post-sovietico, un progetto autenticamente regionale ha preso forma in Asia centrale. Questa è una nuova esperienza, per una regione lacerata da tante tensioni, fonti di irritazione e di incomprensione interregionale – sia che si tratti della distribuzione dell’acqua, degli islamisti, dell’ambiente o della “Grande Partita [a scacchi].” Ciò è stato sottolineato dalla presenza dei Presidenti del Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan, alla cerimonia di inaugurazione del gasdotto turkmeno.
Non è sfuggirà all’élite dell’Asia centrale, che la Cina ha reso possibile un elevato livello di cooperazione regionale. Hu, nel suo discorso alla cerimonia, ha detto che il gasdotto turkmeno è un modello di cooperazione regionale. La Cina raccoglie il favore di circa quindici anni di diplomazia attenta e paziente. Sarà ora un compito titanico, per l’Occidente, alimentare la sinofobia tra i centroasiatici.
Allo stesso tempo, la Cina ha una responsabilità enorme in questa regione, come mai prima d’ora. Con questo gasdotto, in Cina “scommette” sulla sicurezza in Asia centrale. Il suo impegno va ormai oltre la lotta contro le tre forze che consistono nel “terrorismo, separatismo ed estremismo”, che era il modo con cui la Cina ha concentrato la sua diplomazia, dagli incredibili successo, alla metà degli anni ’90.
Nel prossimo futuro, il prossimo anno vedrà gli Stati Uniti intensificare i loro sforzi per contrastare l’influenza cinese in Asia centrale. L’allarme risuona a Washington. Durante le udienze della sottocommissione del Senato per le Relazioni Estere, il 15 dicembre, George Krol, Vice Assistente del Segretario di Stato incaricato degli affari dell’Asia centrale e del Sud America, ha dichiarato: “Questa amministrazione non ritiene che l’Asia centrale sia un deserto dimenticato, periferico agli interessi degli Stati Uniti. Questa regione è il fulcro degli interessi fondamentali per la sicurezza, l’economia e la politica degli Stati Uniti. Esige attenzione e rispetto e i nostri sforzi per applicarli, e l’amministrazione Obama [è impegnata] in questo solo approccio.” Mai prima di ora, un funzionario Usa ha detto delle intenzioni degli statunitensi, nei confronti dell’Asia centrale post-sovietica, con parole così forti. In realtà, c’è un avvertimento implicito verso Pechino, che gli Stati Uniti stanno controllando attentamente le loro incursioni nella regione e non le lasceranno passare senza sfidarle.
Secondo le indicazioni presenti, il tentativo degli Stati Uniti è quello di ampliare la portata della loro strategia in AfPak, per attirarvi la regione dell’Asia centrale. In termini empirici, vi è già un buon motivo per comprendere la strategia nella regione AfPak. Questa buona ragione è offerta dal Corridoio Settentrionale per l’approvvigionamento delle truppe NATO in Afghanistan e l’invio, nella regione, dei materiali per la ricostruzione dell’Afghanistan, cosa che fa dei governi regionali dei significativi collaboratori dello sforzo bellico.
La maggiore presenza delle truppe NATO in Afghanistan, non può che portare ad un ruolo maggiore dei paesi dell’Asia centrale, un ruolo che dovrebbe portare a un rapporto di lavoro più stretto. Vi è anche motivo di credere, che la guerra in Afghanistan si sia già diffusa in Asia centrale. Lo sfondo esatto rimane aperto a interpretazioni, ma il fatto è che ci sia una rinnovata attività d’agitazione in Asia centrale (e nello Xinjiang).
Il sottosegretario Krol, l’ha formulato, in modo diplomatico, sottolineando che la priorità politica degli Stati Uniti, è “ampliare la cooperazione con gli Stati dell’Asia centrale, per assistere gli sforzi della coalizione al fine di battere gli estremisti in Afghanistan e in Pakistan, e raggiungere la stabilità e la prosperità della regione”. Ciò va di pari passo con lo sforzo di “favorire lo sviluppo e la diversificazione delle fonti energetiche e delle rotte di approvvigionamento della regione.”
“Le minacce potenziali potrebbero provenire dall’Asia centrale, al di là della possibilità che un ‘errore di stato’ costringerebbe gli Stati Uniti ad ascoltare la regione”, ha detto Krol. Egli ha, inoltre, richiamato le paure archetipiche dei terroristi che prendano il controllo di armi di distruzione di massa, un argomento che si è rivelato utile per giustificare l’intervento USA in Iraq e in Afghanistan.
“Anche se questi paesi [dell’Asia centrale] hanno rinunciato al loro arsenali nucleari, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, oggi la regione è ancora coinvolta nelle attività connesse con la proliferazione delle armi di distruzione di massa, cioè, l’estrazione mineraria di uranio, la produzione di plutonio e la fabbricazione e la sperimentazione di armi chimiche e biologiche”, ha detto Krol.
Per mostrare la determinazione degli Stati Uniti a posizionarsi in un ruolo di leadership, in Asia centrale, l’amministrazione Obama ha annunciato la formazione di una nuova struttura per l’annuale dialogo bilaterale, ad alto livello, con i singoli paesi della regione.

…quando sono a corto di opzioni

Gli interessi degli Stati Uniti sarebbero stati meglio serviti, se Russia e Cina fossero in disaccordo sull’Asia centrale. Ma non sembra che le cose vadano in questo modo.
Secondo Stephen Blank, dell’U. S. War College, Mosca vede favorevolmente un investimento della Cina in Asia centrale. “Con l’apertura dell’EOR [Estremo Oriente Russo] agli investimenti cinesi e benedicendo simili investimenti in Asia centrale, Mosca inverte la sua politica nei confronti dell’Estremo Oriente e dell’Asia Centrale”, ha scritto Blank lo scorso agosto. “In effetti, il presente accordo ed altri accordi analoghi, aprono la porta a una espansione di grandi dimensioni – con il sostegno di Mosca – del profilo strategico della Cina, in queste due regioni. La creazione di un nuovo ordine regionale, nel EOR e in Asia centrale, comincia a prendere forma, e tutte le indicazioni suggeriscono che la Cina diventerà il leader della sicurezza nella regione, soprattutto garantendo che il suo portafoglio degli investimenti è certo e sicuro.”
Il passaggio dalla tradizionale politica del Cremino, per quanto riguarda l’EOR, era in gran parte necessario per via dell’inversione della economia russa, in seguito alla crisi economica mondiale e il brusco calo dei proventi del petrolio. Mosca ha perseguito una politica volta a sviluppare l’EOR e la Siberia orientale quasi esclusivamente con i proventi delle esportazioni dell’energia verso l’Europa. Ma con il rallentamento della domanda energetica nel mercato europeo, e i proventi del petrolio in forte calo, il Cremlino non poteva continuare a perseguire una tale politica ostinata. La Russia è stata costretta a ripensare le cose.
Questo è stato evidente del maggio scorso, quando il presidente russo Dmitrij Medvedev ha ammesso che lo sviluppo dell’EOR dovrebbe essere coordinato con la strategia regionale concordata con Pechino, per rinnovare la base industriale in rovina del nordest della Cina. Non sorprende che il cambiamento politico russo significhi, anche, sbarazzarsi di qualsiasi tentativo d’impedire la penetrazione dell’economia cinese in Asia centrale.

L’ambasciatore MK Bhadrakumar è stato un diplomatico di carriera indiano per più di 29 anni. Tra i suoi incarichi: Unione Sovietica, Corea del Sud, Sri Lanka, Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio


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