La sconfitta dell’imperialismo statunitense da parte delle forze comuniste in Vietnam, Laos e Cambogia nel 1975 non portò alcuna stabilità politica nell’ex Indocina francese. I comunisti vietnamiti e i khmer rossi, in precedenza alleati nello sforzo bellico contro gli Stati Uniti e i regimi fantocci dei rispettivi paesi, combatterono un conflitto cruento, le cui cause devono essere ricercate nel passato coloniale che segnò profondamente le vicende storiche indocinesi. L’amministrazione coloniale francese, consolidando il proprio controllo politico sull’Indocina a metà del XIX secolo, stabilì i confini fra il Vietnam, la Cambogia e il Laos.

Le province occidentali di Battambang, Sisophon e Siem Reap, che facevano parte in passato dell’Impero Khmer ed erano state occupate dalla Thailandia, furono restituite alla Cambogia. Alcune province cambogiane orientali, in cui è tuttora presente l’etnia khmer, vennero assegnate come entità coloniali amministrative al Vietnam.
La Cambogia subì dunque un’amputazione di territorio a favore del Vietnam, che avvenne senza il consenso del monarca regnante. Si trattava della regione del delta del Mekong comprendente Saigon (oggi Città di Ho Chi Minh) e chiamata dai cambogiani Kampuchea Krom, ossia Cambogia meridionale. Nel 1939 Jules Brevié, Governatore generale francese dell’Indocina, tracciò i confini terrestri tra il Protettorato francese della Cambogia e questa entità coloniale, che prese il nome di Cocincina, senza tuttavia demarcare un preciso confine marittimo. L’integrazione della Cocincina nel territorio del Vietnam fu legalizzata formalmente dalla Francia nel Trattato di Along Bay del 1948, mantenendo la Linea Brevié come confine territoriale fra i due paesi. Il colonialismo francese aggravò l’ostilità fra i due popoli, imponendo ai vietnamiti un ruolo di primo piano nell’amministrazione cambogiana, compreso il compito di reprimere le rivolte, mentre in Vietnam, i francesi si servivano spesso di fucilieri khmer per soffocare le ribellioni locali. Il nazionalismo cambogiano che, assieme al comunismo, era la componente ideologica fondamentale dei khmer rossi, era fortemente ostile al Vietnam, percepito come stato occupante i territori orientali della Cambogia storica.

I comunisti vietnamiti, invece, combatterono contro il colonialismo francese e il regime filostatunitense di Saigon per unificare il proprio paese, mantenendo il confine con la Cambogia stabilito ad Along Bay. Il Vietnam comunista intendeva inoltre costituire una Federazione Indocinese che ponesse il Laos e la Cambogia sotto la propria influenza politica. Conquistata la capitale Phnom Penh il 17 aprile del 1975, i khmer rossi imposero alla Cambogia una sorta di socialismo agrario simile alle comuni popolari cinesi del Grande balzo in avanti del 1958-62. I khmer rossi abolirono persino la moneta e deportarono l’intera popolazione cittadina nelle campagne per costringerla a redimersi dal contagio ideologico occidentale e capitalistico. Il 30 aprile 1975 i nordvietnamiti conquistarono Saigon, determinando il collasso del regime sudvietnamita ed avviando il processo di unificazione territoriale del proprio paese.

Nel 1975 i rapporti fra il Vietnam e la Cambogia si deteriorarono rapidamente. Violenti combattimenti fra unità navali khmer rosse e vietnamite coinvolsero il Golfo del Siam in maggio. Nel frattempo, i khmer rossi concentrarono numerose truppe lungo il confine terrestre con il Vietnam meridionale. Sebbene i colloqui fra i due stati nel giugno 1975 avessero posto termine ai combattimenti navali, i khmer rossi non rinunciarono alle proprie rivendicazioni territoriali, considerando la conquista della Cocincina un obiettivo militare prioritario. Nel giugno dello stesso anno la dirigenza khmer sottoscrisse un trattato di amicizia con il Vietnam, che permise il rimpatrio di migliaia di profughi i quali, rientrati in Cambogia, furono sospettati di essere spie del Vietnam e in buona parte uccisi. I khmer rossi perseguitarono ed espulsero la minoranza vietnamita residente in Cambogia da secoli, per scongiurare qualunque tentativo da parte del Vietnam di avanzare pretese territoriali adottando come pretesto la tutela di questa importante minoranza etnica residente nelle aree orientali del paese.

Nel marzo 1977 i khmer rossi effettuarono numerose incursioni in territorio vietnamita attaccando le province meridionali di Kien Giang e An Giang, uccidendo centinaia di civili e distruggendo vari villaggi. Il Vietnam, forte del sostegno sovietico, rispose alle incursioni respingendo gli occupanti e bombardando con l’aviazione il confine cambogiano. I khmer rossi, con il supporto cinese, tentarono di fomentare, senza successo, un’insurrezione secessionista in Cocincina, organizzando un movimento guerrigliero fra la locale minoranza khmer.

Fra il 1977 e il 1978 si aggravò il conflitto fra i due stati provocando decine di migliaia di morti. A quel punto, il Vietnam decise di creare un esercito di liberazione reclutando migliaia di profughi cambogiani da contrapporre efficacemente al regime di Pol Pot e, dal giugno 1978, condusse trenta incursioni aeree giornaliere in territorio cambogiano. I khmer rossi, gravemente indeboliti, non riuscirono a contrastare il più numeroso e meglio organizzato esercito vietnamita che, tentando di porre un termine a questo conflitto, invase la Cambogia e occupò Phnom Penh, determinando il crollo del regime di Pol Pot il 7 gennaio 1979.

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